Tumore alla prostata e cardiopatia, terapia ormonale riduce sopravvivenza

Redazione DottNet | 28/09/2011 16:06

L’aggiunta della terapia ormonale alla radioterapia riduce la sopravvivenza dei pazienti con tumore alla prostata con storia di problemi cardiaci. E’ quanto affermato in uno studio pubblicato sull’ International Journal of Radiation Oncology, Biology and Physics, la rivista ufficiale dell’American Society for Radiation Oncology (ASTRO). Secondo lo studio, nel periodo di tempo compreso tra il 1991 e il 2006, 14.594 pazienti con tumore alla prostata sono stati trattati con la brachiterapia. Di questi soggetti, 1.378 (9,4%) presentavano una storia di infarto del miocardio o di insufficienza cardiaca congestizia, una condizione patologica in cui si riscontra un eccesso di liquido presente nei polmoni e/o in altri organi parti dell'organismo a causa dell'inadeguatezza della funzione di pompa del cuore.

Di questi pazienti, il 22,6% è stato trattato anche con la radioterapia a fasci esterni e il 42,9% è stato sottoposto per 4 mesi alla terapia di deprivazione androgenica per ridurre i livelli di testosterone che facilitano la crescita del tumore alla prostata. In tutti i pazienti con storia di problemi cardiaci, l’aggiunta della terapia ormonale ha ridotto la sopravvivenza a 5 anni. In particolare, il 31,8% dei pazienti con preesistenti problemi cardiaci,  che avevano ricevuto anche la terapia ormonale è deceduto entro 5 anni, rispetto al 19,5% di quelli che non erano stati sottoposti a tale trattamento. Secondo gli esperti, nonostante l’aggiunta della terapia ormonale alla radioterapia aumenti la sopravvivenza generale dei pazienti con tumore alla prostata, i soggetti con storia di problemi cardiaci quali scompenso e pregresso infarto del miocardio, che rappresentano circa il 9% di questi pazienti, non dovrebbero sottoporsi a tale trattamento. La brachiterapia è una forma di radioterapia che consente di trattare il carcinoma prostatico localizzato con una dose di radiazioni estremamente elevata, senza danneggiare le strutture adiacenti alla ghiandola. E' una procedura minimamente invasiva, che si completa in una unica seduta operatoria di circa 90 minuti, e consente di ottenere percentuali di cura estremamente elevate, sovrapponibili a quelle dell'intervento chirurgico e superiori a quelle conseguite con la radioterapia convenzionale a fasci esterni.

Bibliografia: Paul L. Nguyen, Ming-Hui Chen, Joshua A. Beckman Influence of Androgen Deprivation Therapy on All-Cause Mortality in Men with High-Risk Prostate Cancer and a History of Congestive Heart Failure or Myocardial Infarction International Journal of Radiation Oncology*Biology*Physics, Article in Press, doi:10.1016/j.ijrobp.2011.04.067

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