Fazio, i medici di famiglia non passeranno ai distretti. Fimmg: accordo per la medicina di base firmato in Lombardia. Intervista con Testa dello Snami

Redazione DottNet | 05/10/2011 17:04

"I medici di famiglia non passeranno alla dipendenza dei distretti, si tratta di una scelta convinta del ministero e mia personale". Questa la rassicurazione che il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha rivolto a Torino in occasione del 40° Congresso della Federazione italiana medici pediatri (Fimp). La cosiddetta riforma Fazio, tesa al globale riordino delle cure primarie, minacciava infatti, a parere dei medici di famiglia, di asservire la figura del medico libero-professionista a un servizio reso alle dipendenze delle Asl.

"Via libera all'esistenza di equipe mono e multi-professionali - aggiunge Fazio - e sara' quindi salvaguardata e valorizzata la centralita' del medico di base in genere, e anche del pediatra". L'ultima versione del testo della riforma ammette infatti anche l'esistenza di equipe mono-professionali, mentre la bozza originaria presentata dal ministero prevedeva che nelle Unita' complesse di cure primarie lavorassero esclusivamente team multi-professionali. Si favorisce pertanto l'aggregazione di professionalita' omogenee nell'ambito di poli di cura accentrati e sottoposti a una maggiore vigilanza delle Asl, ma non si vieta la sopravvivenza del tradizionale ambulatorio di un solo medico, al quale tanti pazienti si rivolgono tutt'oggi per le prime cure.

Firmato dalla Fimmg l'accordo per i medici di base della Lombardia

E' stata siglata questa mattina la versione definitiva dell'accordo regionale per la medicina generale in Lombardia tra la Regione e la Fimmg (Federazione italiana medici medicina generale) Lombardia. A renderlo noto e' il segretario regionale del sindacato, Fiorenzo Corti. Le altre sigle sindacali di settore, cioe' Cgil, Cisl, Snami, Smi e Intesa sindacale ancora non hanno siglato l'accordo.
''Questo risultato e' il frutto di mesi di lavoro che hanno visto il coinvolgimento di tutti i segretari provinciali della nostra federazione - commenta Corti -. Non potevamo permetterci ulteriori ritardi sia per offrire ai cittadini lombardi una migliore qualita' assistenziale, sia per compensare i medici del forte impegno profuso per elevare i propri standard organizzativi. Ci auguriamo che il documento venga sottoscritto anche da altre sigle sindacali''.  L'accordo, organizzato in 7 punti, prevede per quanto riguarda la ricetta elettronica, una quota annuale di 1,25 euro ad assistito per il medico che effetti l'80% delle prescrizioni tramite il sistema Crs-Siss, mentre sul fronte delle associazioni di gruppo e rete invece riconosce gli oneri connessi all'utilizzo del personale di studio e di quello infermieristico. Viene inoltre fissato come rapporto ottimale un medico ogni 1300 abitanti o frazione superiore a 650, detratta la popolazione di eta' compresa fra gli 0 e i 14 anni, e quella in carico alle Rsa. I medici lombardi avevano protestato per i tagli per tre milioni in meno di euro l' anno a causa dall' azzeramento degli incentivi per l' associazionismo semplice, utilizzato in Lombardia dal 20% dei 7.500 medici di base che finora godevano di un contributo aggiuntivo. Denuncia Roberto Carlo Rossi dello Snami: “Saranno penalizzati i malati che ci avranno a disposizione per meno ore”. Replicano i vertici dell' assessorato alla Sanità: “Noi vogliamo investire sui grandi studi associati che vedono lavorare sotto lo stesso tetto più dottori. Su questo fronte complessivamente investiamo dieci milioni di euro. Il resto non ci interessa”. La questione nasce dal nuovo «Accordo regionale per la disciplina dei rapporti tra Regione Lombardia e i medici di medicina generale per gli anni 2011-2012», non firmato dai sindacati di categoria Snami e Smi, ovvero dalla maggioranza dei dottori della Lombardia. Si legge nel documento: “Dal primo gennaio 2012 alla forma di associazionismo semplice non viene più riconosciuto alcun contributo al fine di riequilibrare la allocazione di risorse, rispondere in modo etico e deontologico alla domanda di salute e garantire un pieno utilizzo delle risorse del sistema a tutela di equità, eguaglianza e compatibilità del sistema socio-sanitario”. L' indennità annullata è di 2,60 euro l' anno a paziente. E i medici scrivono al governatore Roberto Formigoni: “Per il contenimento della spesa sono stati aboliti incentivi precedentemente riconosciuti e finalizzati a consentire un miglioramento del servizio offerto ai pazienti - si legge -. Ne deriverà uno scioglimento delle associazioni tra medici, il licenziamento di segretari e infermieri, la riduzione degli orari di apertura degli studi”. I dottori sono sul piede di guerra dallo scorso agosto quando sono scattate le polemiche per il taglio di sette voci dallo stipendio. Alla fine delle trattative, oltre all' azzeramento dei contributi per l' associazionismo semplice, sono state ridotte le indennità per il collegamento al sistema informatico socio-sanitario (da 3 a 1,25 euro) e quelle per l' incremento dell' orario di apertura degli studi medici. E la busta paga si ridurrà, secondo i sindacati, fino a settemila euro l' anno,

Il fenomeno delle aggregazioni funzionali

Pare che cominci  a diffondersi in Italia il fenomeno delle aggregazioni funzionali della medicina generale. E’ quanto emerge da un questionario realizzato dal Centro studi della Fimmg sul 70% delle sezioni provinciali della Federazione. Dallo studio risulta che le aggregazioni funzionali, o altre simili modalità organizzative (Af), appaiono diffuse nel 90% del territorio al Centro Italia, nel 46%  al Nord e solamente nel 20% al Sud. Laddove sono presenti coinvolgono percentuali elevate di medici di medicina generale: in molti casi fino alla loro totalità. In alcune occasioni si avvalgono di personale di supporto, hanno mezzi informatici e frequentemente i medici sono in rete tra loro. Qualora sia prevista l’implementazione di Pdta le patologie più frequentemente considerate sono il diabete, la Bpco, l’ipertensione arteriosa e lo scompenso cardiaco. Molto meno frequenti le Unità complesse di cure primarie (Uccp) o altri modelli a queste riconducibili. Vengono segnalate queste esperienze solo in 1/4 delle Sezioni provinciali della Fimmg. Come per le Af, le Uccp sono più diffuse al Centro (37%) e meno del Sud (8%). E anche laddove esistono coinvolgono meno medici di medicina generale (- del 10% nel 62% dei casi).  L’indagine evidenzia che sia le Af che le Uccp offrono la possibilità di migliorare i livelli assistenziali orientando maggiormente l’attenzione verso l’organizzazione, l’accessibilità e la medicina di iniziativa. Nella maggioranza dei casi si tratta di progetti specificamente finanziati. Dalle risposte ottenute emerge inoltre una crescente sensibilizzazione verso la figura del coordinatore responsabile, per il quale si ritiene necessario attuare interventi di formazione specifica “Si tratta della prima indagine sistematica della diffusione di queste evolute modalità di integrazione professionale – afferma Paolo Misericordia, responsabile del Centro Studi nazionale della Fimmg – che dimostra come, in molte aree del Paese, queste costituiscono realtà consolidate, con notevoli potenzialità organizzative ed assistenziali, fortemente orientate al governo clinico della cronicità e funzionali ad una efficace pro-attività degli interventi”.

Intervista con Testa dello Snami

Pubblichiamo l’intervista con Angelo Testa, presidente dello Snami, che replica a Giacomo Milillo (fimmg) sulla necessità di una nuova medicina generale e sulle aggregazioni tra i camici bianchi.

 

Dottor Testa la Medicina Generale va rifondata, come ha annunciato il suo collega Milillo?

 

Si rifonda un qualcosa di distrutto. A noi dello Snami non sembra che la Medicina Generale sia ridotta in macerie. Noi pensiamo che siano doverosi degli aggiustamenti e dei miglioramenti. Ma piccoli, razionali, graduali e condivisi. Non si rifonda un sistema sano e che funziona. E' come se mi volesse convincere che vada rifondata la famiglia.

 

Quindi nessuna rivoluzione?

 

Innanzitutto siamo contro cambiamenti decisi a tavolino e ancor di più se sono solo presunti e virtuali.  Siamo per la salvaguardia della convenzione e delle cure primarie nel territorio e i primi nemici di chi di fatto sta minando seriamente il nostro lavoro, limitando il benessere del Medico e  quello del paziente. Lo scenario è che c'è una parte pubblica che ha una fretta immotivata e  il contro altare dei "signorini del sindacato", come li chiamiamo noi.

 

Che cosa intende?

 

Coloro i quali fanno i sindacalisti di professione e non più i Medici di famiglia da tempo. Distanti mille miglia dai problemi reali di tutti i giorni e della professione vera. Noi dello Snami facciamo di professione solo i Medici.

 

Ma che vantaggio si avrà dalle aggregazioni?

 

Nessuno. Per questo le osteggiamo. Che note positive potranno avere i malati dall'avere il proprio medico lontano da casa. E quale miglioramento per i Medici, aggregati d'imperio, con un "capetto" che pretenderebbe di controllare il loro lavoro?

 

Comunque qualcuno gioisce per aver scampato la dipendenza.

 

Specchietto per le allodole. Nessuno voleva darci la dipendenza anche perchè costerebbe di più di ciò che ci pagano oggi. E ci pagano poco ! Lo scampato pericolo viene sbandierato da chi ignora che i Colleghi hanno capito che  è stato solamente un elemento di distrazione.

 

Cosa pensa dei Confidi, una sorta di credito agevolato per i Professionisti che dovrebbero investire finanze nella propria attività?

 

Penso con tristezza ad una provocazione e all'ennesima boutade di chi per nulla rispetta la categoria. Chi è distante dalla professione sul campo ignora che i medici di famiglia sono in reale e notevole sofferenza economica , al limite della sopportazione.

 

Cosa farà lo Snami?

 

Stiamo programmando degli incontri con tutte le parti politiche per far capire che nulla di quanto vogliono porre in essere  è un passo in avanti ma un peggioramento dell'assistenza sanitaria per il paziente. Altrettanta informazione avranno i Medici, al di là della loro sindacalizzazione.

 

Le proposte?

 

Partendo dalle criticità che esistono e dal fatto che il sistema è sicuramente migliorabile dimostreremo che nel 99% i problemi non dipendono da noi .Tra le nostre soluzioni c'è il rafforzamento del sistema di rete che di fatto già esiste tra i medici di famiglia. La vera difficoltà  è che se da una parte il nostro comparto è  già informatizzato dall'altra parte, ospedali e strutture sanitarie tacciono.

 

E' fiducioso sul futuro della Medicina Generale?

 

Non posso pensare che non ci sarà una sollevazione di massa di fronte al peggioramento , che non si possano mettere all'angolo pochi "signorini del sindacato" e che la politica non voglia ragionare. Sono soprattutto consapevole della forza del mio sindacato ,che se deve farlo, sa sta fuori dal sistema e non tace, senza  peli sulla lingua e  senza atteggiamenti "da zerbino" verso nessuno.