Insufficienza cardiaca aumenta rischio fratture nei pazienti anziani

Cardiologia | Redazione DottNet | 06/10/2011 15:25

L’insufficienza cardiaca nei pazienti anziani aumenta di circa il 30% il rischio di fratture osteoporotiche, indipendentemente dai fattori di rischio per l’osteoporosi e dalla densità minerale ossea (Bmd). E’ il risultato di uno studio presentato in occasione del Congresso dell’American Society for Bone and Mineral Reasarch di San Diego. Nello studio, il 10% dei pazienti con insufficienza cardiaca, che avevano effettuato il test della Bmd tra il 1998 e il 2007, ha presentato una frattura in un periodo di tempo di 5 anni, rispetto al 5% dei soggetti con una funzione cardiaca normale. L’HR per le fratture in pazienti con insufficienza cardiaca era di 2,45 (IC 95% 2,11-2,85 P<0,001).

Gli esperti hanno analizzato i dati provenienti da fonti amministrative e un registro clinico sull’osteoporosi. I ricercatori hanno ottenuto informazioni sulle diagnosi di insufficienza cardiaca e sulle fratture non traumatiche vertebrali, dell’anca, del radio e dell’omero. Lo studio ha analizzato i dati di 45.509 soggetti adulti dei quali, 1.841 con insufficienza cardiaca diagnosticata da almeno due anni. La maggior parte dei pazienti con insufficienza cardiaca era di sesso maschile (17% vs 7%) e aveva un età media pari a 74 anni rispetto ai 66 anni dei pazienti con funzione cardiaca normale. I pazienti con insufficienza cardiaca avevano inoltre un T score analizzato a livello dell’anca inferiore (-1,3 vs 0,9 P<0,01) e avevano presentato in precedenza un numero superiore di fratture osteoporotiche (21% vs 13%). Il 40% dei pazienti con insufficienza cardiaca aveva un T score valutato in qualsiasi parte del corpo inferiore a -2,5, rispetto al 29% dei soggetti con funzione cardiaca normale. Il 60% dei pazienti con scompenso cardiaco era stato trattato con diuretici dell’ansa noti per  aumentare il rischio di frattura, rispetto a solo il 4% dei controlli. Durante un follow-up di 5 anni, si sono verificate 2.703 fratture. L’HR per le fratture aggiustato per età e sesso nei pazienti scompensati era di 1,64 (IC 95% 1,45-1,86). Dopo l’aggiustamento per comorbidità, rischio di fratture osteoporotiche e l’effetto dei farmaci, l’HR era di 1,33 (IC 95% 1,11-1,60). Tale valore è rimasto elevato anche dopo aggiustamento per la BMD (HR 1.28, IC 95% 1,06 – 1,53). Questi dati indicano che i pazienti scompensati presentano un rischio superiore del 28% di presentare una frattura in un periodo di 5 anni indipendentemente dai fattori di rischio e dalla BMD, rispetto ai soggetti con funzione cardiaca normale. Una limitazione dello studio è l’assenza di conferme radiografiche e la mancanza di valutazione della severità dello scompenso e della frazione di eiezione.

Bibliografia: Majumdar S, et al "Heart failure is a clinically and densitometrically independent and novel risk factor for major osteoporotic fractures: Population-based cohort study of 45,509 subjects" ASBMR 2011; Abstract 1031.

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