Niente fondi per gli ospedali italiani: Fazio perde la battaglia. Le reazioni

Redazione DottNet | 16/10/2011 11:19

Niente fondi per ristrutturare gli ospedali italiani. Il ministro della Salute Ferruccio Fazio ha subito una prima sconfitta sul programma annunciato poche ore prima della riunione del consiglio dei ministri. ''Sto facendo una battaglia importante, e mi auguro di vincerla, nell'ambito del decreto Sviluppo, per introdurre fondi per l'edilizia sanitaria, che io credo siano fondamentali'', aveva detto in Tv durante una trasmissione Rai commentando la situazione di alcune strutture ospedaliere come il Policlinico Umberto I. Ma dalle tabelle per la legge sulla stabilita', appena poche ore dopo, nel primo pomeriggio, un miliardo di euro per questa voce non compare piu'.

Fazio legge gli atti, protesta ma come tutti gli altri colleghi di Governo vota favorevolmente pur non perdendo l'occasione per chiedere che i fondi vengano ripristinati. "Il ministro Fazio dovrebbe vergognarsi. E' gravissimo che abbia dato il suo assenso al taglio dei fondi per l'edilizia sanitaria. Questo esecutivo elimina fondamentali risorse destinate a settori nevralgici come quello della salute, facendo pagare ai cittadini il costo della crisi", afferma il responsabile Sanità dell'Italia dei Valori, Antonio Palagiano, che si scaglia contro la ''casta'' che ''lascia intatti i costi della politica, rimanendo attaccata alla poltrona, ma toglie il sangue agli italiani''. "La strategia di questi nuovi tagli e' precisa, vogliono distruggere la sanità pubblica. Sono allibito: il ministro della Salute ha ammesso proprio stamattina quanto la sanità italiana sia sotto finanziata e ha dichiarato di voler lottare per ottenere i fondi per l'edilizia sanitaria. Le sue battaglie con questo voto favorevole rimangono soltanto sulla carta", ha rincarato Ignazio Marino, senatore del PD. "Dopo aver negato l'esistenza di una crisi economica per anni - afferma Marino - ora il Governo si accanisce contro un settore cruciale per la salute dei cittadini''. A parlare sullo stato degli ospedali sono i dati. A preoccupare e' la loro vetusta eta' (il 60% ha più di 40 anni), le loro dimensioni, che sono fonte di diseconomie (il 50% ha meno dei 120 posti letto, considerati il limite anche per legge) e la mancanza di sicurezza. E in Italia sono oltre un centinaio i cantieri aperti per ristrutturazione, ampliamento o costruzione ex-novo di strutture ospedaliere, in un panorama che vede un parco da svecchiare. Per il ministro infatti ''avendo le possibilita', gli ospedali andrebbero tutti ricostruiti ex novo''. La vicenda dell'edilizia sanitaria e' vecchia. I normali tempi di costruzione poi sono troppo lunghi per far nascere un nosocomio che ha bisogno di continui aggiornamenti tecnologici e strutturali. Una ricerca di Bocconi e Fondazione Cerba del 2010 evidenzia come lo stato di salute del sistema ospedaliero italiano appaia oggi da "prognosi riservata". Le dotazioni tecnologiche sono poi disomogenee e insufficienti e le performance (efficacia, efficienza e produttività) migliorabili. Infine, vi sono forti diseguaglianze tra nord e sud, per centri di eccellenza, Irccs, attrezzature, tasso di ricoveri, costi, sprechi (più di 100 ospedali risultano incompiuti, l'80% al sud). ''Il taglio di un miliardo per l'edilizia sanitaria e' gravissimo. Ci costringe a lavorare in ospedali sempre piu' vecchi, dispendiosi e disfunzionali''. Questo il commento di Massimo Cozza, segretario della Cgil medici. '' L'eta' media di costruzione e' di oltre 70 anni - ricorda Cozza - e diverse strutture sono ancora a padiglioni (come il Policlinico Umberto I che e' del 1899) o risalgono alla vecchia tipologia del monoblocco. Oggi la moderna medicina richiede invece un uso appropriato dei posti letto per acuti secondo il modello dell'ospedale per intensita' di cura''. ''Sono i servizi che ruotano intorno al paziente, che e' al centro dell'attenzione, anche attraverso l'umanizzazione degli spazi. Ma per far questo servono investimenti nell'edilizia sanitaria. Esattamente l'opposto che sta facendo questo Governo tagliando le risorse. In sostanza si vuole ritornare indietro di cento anni nel tempo, al vecchio ospedale caritatevole destinato solo ai piu' poveri. Per chi se lo puo' permettere c'e' il privato moderno. E per gli altri sempre meno tutela della salute. Ma le risorse per l'edilizia sanitaria sono indispensabili anche per la riconversione degli ospedali cosidetti ''piccoli e pericolosi'' in strutture territoriali aperte nelle 24 ore in grado di dare risposte di primo livello ai cittadini senza costringerli a recarsi in modo improprio al pronto soccorso dell'ospedale. E come si puo' potenziare il territorio e riorganizzare le cure primarie senza risorse nuove? Eppure - conclude Cozza - in Italia in sanita' spendiamo meno della media dei paesi Ocse. Concordo con quanto ha affermato ieri mattina il ministro Fazio, ma prima del Consiglio dei Ministri: ''l'edilizia sanitaria e' assolutamente fondamentale''. ''Siamo sconcertati dal provvedimento deciso ieri dal Cdm sul taglio di 1 miliardo all'edilizia sanitaria : mentre il Paese attendeva provvedimenti per la crescita si e' avuta una crescita di poltrone e forse ci sara' sviluppo di incidenti sul lavoro'', dice il segretario del sindacato dei medici ospedalieri Anaao Costantino Troise. ''Tagliare i fondi per l'ammodernamento delle strutture sanitarie significa mettere a rischio piu' di 8 mln di cittadini che si ricoverano, 30 mln di persone che accedono al pronto soccorso e 800 mila operatori sanitari che lavorano negli ospedali''. ''Molti ospedali italiani - ricorda Troise - sono ex conventi del 1300, piu' del 50% hanno 40-50 anni e non ammodernare tali strutture significa dire che la sicurezza e' un lusso che non ci possiamo permettere. Allora non resta che sperare che non crollino soffitti su ricoverati, che gli ascensori non si blocchino con malati. Eppure il ministro Fazio era consapevole di queste necessita' e lo aveva dichiarato. Siamo sconcertati''. ''Continuando di questo passo piu' che da ristrutturare gli ospedali italiani saranno da rottamare'', incalza il presidente della Federazione delle aziende ospedaliere (Fiaso) Giovanni Monchiero che ricorda: ‘'l'ultima legge organica sull'edilizia ospedaliera e' del 1988. La rete del Paese e' vetusta, molte strutture non garantiscono nemmeno la sicurezza. E' grave - prosegue il presidente Fiaso - continuare a tagliare gli investimenti per garantire efficienza ed efficacia dei nostri nosocomi''. ''Si parla di provvedimenti per la crescita - conclude Monchiero - ma ci si dimentica quanto sostiene la Corte dei Conti e cioe' che i conti in sanita' reggono perche' da tempo non c'e' piu' un euro di investimenti e questo sicuramente non aiuta la crescita dell'economia delle Regioni e del Paese''.

I Correlati

I Correlati

Widget: 91798 (categoria) non supportato