Ematologi, con i nuovi farmaci biologici aumentano le aspettative di vita per gli ammalati di leucemia mieloide

Silvio Campione | 19/10/2011 09:37

Dieci anni di importanti cambiamenti in campo oncoematologico sono stati al centro dei dibattiti scientifici durante il congresso nazionale della Sie (Società italiana di ematologia) in programma a Napoli. Dalla mancanza di ogni speranza si è arrivati, grazie all’utilizzo dei farmaci biologici, al raddoppio delle aspettative di vita. Per la cura della leucemia mieloide cronica, malattia neoplastica del sangue, le nuove prospettive di guarigione arrivano dall’utilizzo di due inibitori di seconda generazione.

 ‘’Le molecole nilotinib e dasanitib sono farmaci in compresse assumibili anche a casa dal paziente per via orale, prodotti con ridotti effetti collaterali – spiega il professore Fabrizio Pane - presidente del Congresso nazionale della Società italiana di Ematologia (SIE) in programma nella Mostra d’Oltremare – con questi farmaci la probabilità di aspettativa di vita in media dei pazienti è proiettata a più di venti anni. Un risultato importante è stato ottenuto con le terapie biologiche per la leucemia linfatica acuta del bambino: queste molecole portano alla scomparsa della patologia addirittura nell’80 per cento dei casi”. Nel corso della conferenza stampa il vice Presidente della SIE il Professor Giovanni Pizzolo di Verona, ha chiarito che l’utilizzo dei farmaci biologici rappresenta al tempo stesso “un’opportunità, una novità, ma anche un costo per il servizio Sanitario nazionale, visto che i farmaci biologici vengono forniti ai cittadini direttamente dalle Farmacie ospedaliere, sotto il diretto controllo dei medici curanti. La premessa è di curare i nostri pazienti nella maniera migliore con farmaci a tossicità selettiva”. La leucemia mieloide cronica comparsa per la prima volta nel 1960 quando fu identificata nelle cellule dei pazienti l’anomala presenza di un piccolo cromosoma (poi nominato Philadelfia) in onore alla città statunitense dove furono condotti gli studi, questa fu la prima prova della presenza in cellule umane di una ben caratterizzata anomalia dei cromosomi. Tredici anni dopo si capì che il piccolo cromosoma anomalo presente nelle cellule dei pazienti derivava da una traslocazione, cioè dallo scambio reciproco di un pezzo di cromosoma tra i cromosomi 9 e 22. Fino agli anni ’90 questa malattia che colpiva l’1,4 pazienti per mille cittadini si rivelava mortale. L’aspettativa di vita era di circa sei anni con l’uso delle nuove molecole biologiche, il nilotinib e dasanitib, entrambi a disposizione dei malati sotto forma di compresse dà nei pazienti aspettative di vita non differenti da quelli dei coetanei. La terapia biologica però, deve continuare ininterrottamente con controlli periodici dei livelli ematici e sotto la costante osservazione degli specialisti. Il Congresso nazionale della Società italiana di Ematologia celebra soprattutto le terapie biologiche per combattere i tumori del sangue come linfomi e leucemie, patologie che negli ultimi 25 anni hanno registrato una incidenza raddoppiata arrivando alla cifra di circa 200 mila morti l’anno nei paesi dell’Occidente. “Attualmente sono in commercio nel mondo – spiega il Professor Fabrizio Pane, direttore del Dipartimento di Ematologia del Policlinico federiciano – 150 farmaci biologici. E oltre 400 nuove molecole sono in fase di sviluppo clinico, soprattutto grazie a essi la percentuale di sopravvivenza ha raggiunto valori superiore all’80 per cento per la leucemia linfatica acuta del bambina e per forme di leucemia acuta dell’adulto; ha raggiunto percentuali di sopravvivenza del 60 per cento per i linfomi non Hodgkin, specialmente nelle forme aggressive. Anche in patologie neoplastiche, difficilmente guaribili, come mieloma multiplo, la qualità di vita è decisamente migliorata e il tempo di sopravvivenza è quasi raddoppiato in pochi anni”. Nel corso del Congresso, al quale partecipano oltre duemila specialisti, è stato rivolto un appello ai massimi vertici della Società italiana di Ematologia affinché prendano contatti con il ministero della Salute e, attraverso il ministro Ferruccio Fazio, inviti gli assessorati alla sanità delle singole Regioni, a dotarsi di un registro dei pazienti oncoematologici. L’iniziativa aiuterebbe gli esperti in ematologia ad avere un quadro costantemente preciso ed aggiornato sulla diffusione sul territorio delle malattie ematiche. I progressi finora raggiunto in Campania in campo oncoematologico sono dovuti anche all’apporto del team di ricerca napoletano che guida ben 41 sperimentazioni. In questi anni abbiamo perso circa 40 posti letto – conclude il Prof. Fabrizio Pane – le nostre strutture sono occupate per oltre l’85 per cento e considerando che quando si dimette un paziente ci sono dei tempi tecnici per la pulizia e disinfezione degli ambienti, spesso siamo costretti ad aggiungere dei posti in stanze già occupate. E l’Ematologia nel Policlinico federiciano, come avviene in quasi tutte le altre regioni d’Europa è costretta ad obbligare i pazienti con malattie gravi a liste d’attesa ancora molto lunghe”.