Generici, per lo Snami troppi casi di confusione tra gli anziani. E intanto c’è chi “falsifica” i principi attivi

Redazione DottNet | 18/10/2011 20:54

I farmaci generici tornano a infiammare la scena medica. A lanciare un primo 'allarme è il presidente del sindacato autonomo Angelo Testa che afferma: “In Farmacia il cittadino, così come previsto dalla legge, viene informato del fatto che può avere il "marchio" e aggiungere di tasca la differenza o prendere l'equivalente e non aggiungere niente. Con le terapie croniche nell'arco dell'anno capita quindi che lo stesso paziente ritiri una identica molecola ogni mese e non necessariamente riceva l' equivalente prodotto sempre dalla stessa azienda. Purtroppo - continua il leader dello Snami - ogni volta si rischia di ricevere una scatola di colore diverso”. “Il risultato finale è che molti pazienti (soprattutto gli anziani e/o persone meno istruite) si confondono. Ci viene segnalato di casi di coppie di anziani, entrambi sotto terapia antiipertensiva, che assumevano uno la terapia dell'altro perché nel tempo le avevano invertite per colore della confezione e grandezza della pastiglia. In altri casi ai pazienti succede di assumere due o tre volte la stessa terapia ignorando che di trattava dello stesso farmaco anche se in confezione completamente differente. Il tutto porta a gravi danni per la salute ed un cattivo controllo delle patologie, in maggior misura, quelle croniche. Come ci stiamo battendo contro lo smantellamento dell'assistenza sanitaria nel territorio - conclude Angelo Testa - così il nostro sindacato, in un'ottica di partecipazione alle problematiche dei pazienti, soprattutto con maggior attenzione ai più fragili ed indifesi, chiede alla parte pubblica di porre rimedio a questa e ad altre distorsioni del sistema. Non ultima, come accade nella Asl di Livorno ed in molte Asl di tutta Italia, il costringere i pazienti al ritiro di alcuni farmaci nelle farmacie ospedaliere. Ci sarà pure un risparmio, ma il disagio dei cittadini chi lo paga?”.

Ma c’è anche dell’altro, come emerso al convegno Aschimfarma. Dopo i farmaci «taroccati», falsi in tutto e per tutto, esplode ora anche il caso delle pillole «d’autore» contaminate. Riguarda almeno una confezione su dieci, secondo la denuncia dei produttori italiani dei principi attivi, le molecole che fanno di una pillola un farmaco. Medicinali prodotti dalla grande industria, regolarmente autorizzati dalle autorità competenti, conterrebbero principi attivi «contaminati», presi a basso costo da Paesi soprattutto asiatici, dove il massimo del controllo previsto sono le autocertificazioni di chi li smercia. «Il mercato europeo è invaso per circa il 70 per cento da principi attivi che provengono da nazioni come Cina ed India, dove gli impianti sono lontani dal controllo delle autorità europee. Non è azzardato ritenere che oltre il 10 per cento dei farmaci in vendita sia composto da sostanze contaminate o comunque non pure», avverte Gian Mario Baccalini, Presidente di Aschimfarma (Federchimica), l’associazione nazionale dei produttori di principi attivi. «Di norma - spiega - un principio attivo deve essere puro al 95 per cento, ma circolano confezioni con sostanze pure solo al 70 per cento, che hanno un rischio tossicologico elevato». Quello dei principi attivi farmaceutici è un settore industriale dove l’Italia va ancora forte, ma la corsa al ribasso dei prezzi dei medicinali «fuori brevetto» ha finito per aprire le porte a un mercato che non offre nessuna garanzia di sicurezza. «Non a caso il fenomeno dei principi attivi contaminati è più diffuso tra i farmaci generici», spiega Baccalini. Ma il pericolo è esteso a tutti i medicinali fuori brevetto, compresi quelli «griffati». Prodotti che si contendono il mercato di pillole e sciroppi a colpi di ribasso dei prezzi e che sconsigliano anche le grandi multinazionali a investire per controllare i siti produttivi d’oriente. Verifiche che invece vengono condotte sulle molecole dei farmaci ancora coperti da brevetto, che hanno prezzi e quindi remuneratività ben più elevati. Numeri sull’entità del fenomeno finora nessuno ne aveva dati, ma il problema era già esploso nel 2008, quando un anticoagulante contaminato, l’eparina «cinese», provocò 149 morti solo negli Stati Uniti. Più recentemente, grandi quantitativi di gentamicina, principio attivo di un noto antibiotico, sono stati ritirati in Germania. In Italia, i nuclei antisofisticazione dei carabinieri, hanno sequestrato partite di mesalazina, un diffuso antinfiammatorio intestinale, anche in questo caso adulterate. Il problema è che quello dei principi farmaceutici è diventato un business dalle uova d’oro. «Un euro di cocaina rende 16 euro, investire 60 euro in principi attivi ne frutta 150 mila», spiega il comandante dei Nas, Cosimo Piccinno. Per arginare il fenomeno i Nas chiedono di poter costituire un corpo speciale dedicato a contrastare il fenomeno delle pillole contaminate. In attesa che il 28 ottobre, a Bruxelles, i 47 Stati membri del Consiglio d’Europa approvino il Piano «Medicrime», per punire penalmente chi produce molecole farmaceutiche artefatte. Sanzioni penali che non sono previste al di fuori dei nostri confini. La vera arma vincente - sostiene Aschimfarma - sarebbe rendere obbligatori i controlli nei Paesi dove di fatto non esistono, finanziandoli con una tassa ad hoc sulle industrie farmaceutiche, come si fa negli Stati Uniti, e introducendo il mutuo riconoscimento con i certificati americani. Proposta «condivisibile» per il vicepresidente di Farmindustria, Emilio Stefanelli, che però avverte: «Qualsiasi novità che abbia ricadute sulla libera circolazione delle merci deve essere accettata dall’Europa, altrimenti rischiamo un richiamo». Rischi sicuramente inferiori a quelli che i farmaci contaminati comportano per la salute. Ed è impossibile identificare le sostanze provenienti da siti produttivi non controllati: non c'è la tracciabilità del principio attivo. Un'informazione decisiva, anche perché, ha ricordato Baccalini: ''la più diffusa contraffazione del principio attivo - che prescinde, il più delle volte, da un'azione intenzionale di frode - è quella relativa alla qualità cosiddetta ''substandard'', ossia alla realizzazione di un prodotto che non ha le caratteristiche per manifestare l'efficacia terapeutica attesa. Tali prodotti possono essere anche dannosi per la salute, a causa delle impurità contenute, che possono causare effetti collaterali o reazioni avverse. Perciò nessun principio attivo dovrebbe poter essere utilizzato nella Comunità se non proveniente da un impianto produttivo che ha subito l'ispezione da un'Autorità regolatoria di uno Stato europeo''