Medicina generale, la rivoluzione parte dal Veneto e dalla Toscana per approdare in Lombardia. La Cgil boccia i Creg “lasceranno sul terreno molte vittime”. E lo Snami attacca le aggregazioni professionali

Silvio Campione | 19/10/2011 19:40

I medici di medicina generale sempre più coinvolti sul territorio. Arriva dal Veneto l’ultima iniziativa che riorganizza la medicina con l’obiettivo, una volta a regime, di garantire al cittadino un'assistenza sul territorio (medici di base, guardie mediche, distretti) organizzata in rete e operativa 24 ore su 24. Il fulcro della nuova organizzazione sono le ''medicine di gruppo integrate'', forme associative di medici di medicina generale che garantiranno la disponibilità per i cittadini 24 ore su 24 7 giorni su 7, ovviamente operando in rete ed in sinergia con le guardie mediche.

''E' un'operazione - sottolinea l’assessore alla Sanità  Coletto - che risponde appieno ad uno dei cardini fondamentali del nuovo piano socio sanitario regionale: rafforzare la medicina sul territorio, spostare dall'ospedale al territorio tutti i servizi non prettamente ospedalieri, alleggerire la pressione dei codici bianchi impropri sui pronto soccorso, portare insomma la sanità più vicina al cittadino, che possa così trovare vicino a casa tutti quei servizi a lui necessari”.  L'operazione sarà finanziata con 20 milioni 705 mila euro, dei quali quasi 6 milioni 902 mila già per il 2012; 13 milioni 803 mila per il 2013, per arrivare così ad aver investito l'intero stanziamento già nel 2014, quando l'intera riorganizzazione entrerà completamente a regime. Una specifica commissione tecnica verificherà in corso d'opera la concreta realizzazione di quanto previsto, alla luce della quale scatteranno i finanziamenti previsti. Lo sviluppo, l'operatività e la messa in rete delle medicine di gruppo saranno supportati da Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft), con compiti di coordinamento tra gli studi medici in esse presenti. Le Aft saranno istituite dalle Ullss sulla base di criteri che prevedono una popolazione assistita non superiore a 30.000 abitanti e comunque un numero di medici di norma non inferiore a 15/20, organizzati in team. Si prevede l'attivazione di 3 Aft per ciascuno dei 53 distretti attualmente presenti, per un totale di 159. Coletto ha posto l'accento anche sulla spiccata impronta socio-sanitaria della nuova organizzazione: '' le medicine di gruppo integrate infatti - sottolinea l'assessore - saranno supportate anche dalla presenza di figure professionali importanti come gli infermieri e gli assistenti sociali''. Anche la Toscana si sta impegnando sul territorio con la cooperazione dei medici di base, ma questa volta si tratta di medicina d’iniziativa: sono in arrivo, infatti, dalla Regione Toscana 3,3 milioni di euro per estendere l'esperienza della medicina d'iniziativa, appunto, dopo la fase pilota del progetto avviata in tutte le Asl il primo giugno 2010 e le ulteriori sperimentazioni attivate dall'ottobre dello stesso anno. La medicina d'iniziativa va incontro alle persone prima dell'insorgere delle malattie, o appena queste si sono manifestate, facendo azione di prevenzione e di contenimento, secondo il modello del Chronic care model, un'alleanza tra pazienti e operatori sanitari per una gestione corretta, e il più possibile autonoma, di patologie croniche. Le risorse stanziate dalla Regione saranno assegnate alle aziende in base a specifici progetti.   I progetti coinvolgono i medici di medicina generale, che sono quelli che meglio conoscono i pazienti, i loro stili di vita, il loro profilo sanitario, e team multiprofessionali che lavorano a stretto contatto con i medici di famiglia. Per la formazione, che sarà gestita dalla Asl 11 di Empoli, sono previsti ulteriori 90.000 euro. Progetti specifici nell'ambito della sanità di iniziativa riguardano il diabete mellito, lo scompenso cardiaco, la Bpco (broncopenumopatia cronica ostruttiva) e l'ictus: patologie per le quali è stato messo a punto anche un aggiornamento degli indicatori per la valutazione dell'attività dei team multiprofessionali che operano nell'ambito del progetto. Ed è al via il Creg per la Lombardia, come abbiamo annunciato nelle scorse settimane. E a partire per prima è la Bergamasca, pronta dal primo novembre, a offrire questo nuovo sistema per seguire i malati cronici, per cadenzare esami medici e terapie e ottimizzare ricoveri e visite specialistiche. La sperimentazione si chiama «Creg» e l'acronimo sta per Chronich related group, ovvero è un adattamento dei drg, cioè delle formule di rimborso alle prestazioni ospedaliere e sanitarie, alle specificità delle malattie croniche.  Al di là delle formule tecniche, il progetto pilota per 5 Asl (con Bergamo, quelle di Como, Lecco, Milano città, Milano 2 e Melegnano) è la creazione di un unico «provider», cioè erogatore di servizi (prescrizioni di visite, esami, medicinali nonché controlli periodici) per i portatori di specifiche malattie croniche ( tra le altre scompenso cardiaco, diabete, ipertensione, patologie neuromuscolari): i singoli malati siglano un «patto di cura» con il provider e quindi con l'Asl e vengono inseriti in un unico sistema di controllo, ottenendo una vita più facile in termini di scadenze di controllo da rispettare, medicine da assumere, follow up dopo ricoveri ospedalieri.  A Bergamo l'Asl ha bandito una gara per il provider, aprendo una «corsia preferenziale» per i medici di base sul territorio proprio per evitare ulteriori passaggi burocratici ai pazienti. La gara pubblica è stata vinta da una cooperativa di medici (in totale 253, dei quali 213 bergamaschi e 40 dell'Asl di Melegnano): la cooperativa si chiama Iml, Iniziativa medica lombarda.  Saranno almeno 40 mila i malati cronici bergamaschi che sottoscriveranno il «patto di cura» per i Creg contro i quali scende però in campo la Cgil:  “Sono note – spiegano  Nicola Preiti, coordinatore nazionale FP CGIL Medici medicina generale e Antonio Sabato, coordinatore regionale FP CGIL Medici medicina generale Lombardia - la mancanza di cultura verso l’assistenza territoriale della Regione Lombardia e la sua propensione verso la privatizzazione del sistema sanitario pubblico. Ma non era ancora stato infranto l’argine delle cure primarie che con i CReG di fatto si privatizzano, esternalizzando la gestione dei pazienti cronici. Si canalizzano le prestazioni verso lidi prescelti. Si compromettono il ruolo e la funzione principale del medico di famiglia: quella di curare i pazienti cronici, che così viene relegata alla gestione economica delle patologie croniche”. Ma per i sindacalisti le prospettive non sono rosee: “Il coinvolgimento dei medici di famiglia in questo ruolo non durerà. Nessuno si illuda. È già scritto che questa funzione di provider potrà essere svolta, oltre che da aggregazioni di medici, anche da Onlus, Fondazioni, Cooperative, società e aziende di servizio, aziende ospedaliere, strutture ambulatoriali accreditate. A breve è infatti previsto il nuovo bando”. Secondo la Fp Cgil Medici “a Milano, secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, 20 milioni di budget virtuale vanno a 55 medici della cooperativa CMMC in partnership con la Telbios SpA, una partecipata della Fondazione San Raffaele. Di fatto i medici vedrebbero i soldi solo transitare verso le società di servizi. Il tutto naturalmente a spese della 'USL-Pantalone' che viene estromessa dalla gestione delle cure primarie mantenendo sostanzialmente solo il ruolo di ‘bancomat’”. “I CReG che Formigoni sta frettolosamente introducendo in Lombardia – conclude la nota - diradati i fumi della propaganda, lasciano sul terreno molte vittime: cittadini, medici di famiglia, soldi pubblici, libera scelta, servizio sanitario nazionale. È una sperimentazione molto discutibile e la metteremo in discussione ad ogni livello, anche perché si colloca in netto contrasto con la legge 502/92 e con la convenzione nazionale vigente”. Contro le aggregazioni tra medici c’è da registrare l’intervento dello Snami: “Come nel caso della ricetta elettronica - osserva Angelo Testa  - facciamo fatica a mettere d’accordo parole e fatti. Nei giorni scorsi il ministro Fazio aveva preconizzato una riforma delle Cure primarie che passa per l’aggregazione dei medici di famiglia in strutture multiprofessionali. Ora il governo fa sapere che per la manutenzione e ristrutturazione degli ospedali non c’èun euro. Viene spontaneo chiedersi dove Fazio pensa di mettere le aggregazioni, in quali sedi e con quali soldi. Piùin generale, da Fazio a Brunetta al governo nel suo insieme, vorremmo che prima di lanciare proclami si facessero i conti con la realtà”.

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