Sclerosi, i primi test Cosmo sarebbero contrari alla tesi Zamboni

Neurologia | Redazione DottNet | 20/10/2011 18:25

Sarebbero contrari alla teoria del medico Paolo Zamboni i primi risultati preliminari dello studio COSMO promosso dall'associazione italiana sclerosi multipla (Aism) proprio per verificare l'ipotesi del medico ferrarese circa la correlazione tra la sclerosi multipla e la insufficienza venosa cronica cerebrospinale (Ccsvi), ovvero una anomalia del flusso di sangue dovuto a restringimenti delle principali vene del sistema nervoso centrale che potrebbe concorrere al danno dei tessuti che caratterizza questa malattia.

 Dall'analisi di circa 700 soggetti, gia' sottoposti ad ecodoppler, su un totale di 2000 (di cui 1200 con sm, 400 con altre patologie neurologiche e 400 soggetti sani) e' infatti emerso, sulla base di dati preliminari, che in meno del 10% dei casi si evidenzia la presenza della Ccsvi. Il dato (COSMO e' il piu' ampio studio epidemiologico multicentrico sulla teoria) e' stato reso noto da Giancarlo Comi, coordinatore dello studio insieme al professor Gianluigi Mancardi di Genova e direttore del dipartimento neurologico dell'Istituto San Raffaele di Milano, a margine del congresso internazionale sulla sclerosi multipla in corso ad Amsterdam. Il fatto che ''siano stati rilevati alcuni casi di CCsvi nel campione dello studio, in questa prima analisi ad interim dei dati - ha spiegato - ci consente di continuare ad esplorare questa ipotesi, ma va detto che non c'e' alcun segnale di allarme poiche' tale associazione resta sotto il 10% dei casi. Dunque la tesi che la CCsvi possa essere la causa o una concausa significativa della sm, sottoposta ad un vaglio oggettivo, si e' completamente sgonfiata''. Da qui l'avvertimento dell'esperto: ''Va detto ai malati che sottoporsi oggi ad interventi di angioplastica per il trattamento della Ccsvi non solo non garantisce la benche' minima speranza di guarigione ma espone, al contrario, ad eventi avversi gravi''. Mette in guardia da interventi di angioplastica fatti a volte ''solo sulla base di un rincorrersi di informazioni su internet, senza supporto scientifico'' anche il presidente della Federazione italiana sclerosi multipla (Fism) Mario Battaglia che, commentando i dati preliminari dello studio Cosmi, invita comunque alla prudenza: ''lo studio continua per arrivare ad esaminare l'intero campione di 2000 soggetti, perche' questo e' il numero minimo per avere la forza statistica che ci permetta di poter dire una parola definitiva sul problema''. Lo studio, dal costo di 1,4 mln di euro e finanziato dalla Fism, sara' completato entro l'anno e coinvolge una quarantina di centri italiani. I risultati definitivi sono previsti per il 2012. Il dibattito resta comunque aperto, con varie associazioni di malati che sono fortemente convinte della validita' della teoria. A sostegno della tesi Zamboni e' infatti l'associazione dei pazienti 'Ccsvi nella sm onlus' che chiede ''per i malati che non possono attendere gli anni necessari alla conclusione degli studi, la possibilita' di effettuare sin da ora il trattamento della ccsvi-sm nell'ambito del sistema sanitario nazionale. La tesi Zamboni ha inoltre aperto un dibattito a livello mondiale, con vari studi in merito presentati anche al congresso in corso ad Amsterdam. La maggioranza delle ricerche presentate al Congresso (delle quali un paio italiane) tende comunque a ridimensionare in modo sostanziale il ruolo della Insufficienza venosa cronica cerebrospinale Ccsvi nella patogenesi della sclerosi multipla e, dunque, la teoria Zamboni.

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