Malasanità, molte le segnalazioni ma pochi i casi in cui c’è l’errore del medico. In due anni 470 gli episodi esaminati dalla Commissione. E gli internisti chiedono farmaci per gli anziani. I casi più eclatanti. Che cosa ne pensate?

Redazione DottNet | 24/10/2011 18:27

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Di segnalazioni di casi di malasanita' ed errori ce ne sono tante, ma quelle che poi arrivano in giudizio e si concludono con un effettivo riconoscimento dell'errore del medico sono molto meno, circa un terzo. A spiegarlo e' Caterina Apostoliti, magistrato della V sezione civile del tribunale di Milano, che spesso si trova a decidere le cause per la responsabilita' medica. ''Di tutte le cause che vengono avviate per responsabilita' medica, solo in un terzo - precisa - c'e' l'errore e la negligenza professionale del medico.

 In un altro terzo dei casi le cause sono infondate, senza alcun riscontro scientifico, e nel resto dei casi dipendono dalla rottura dell'alleanza terapeutica, magari da una mancata copertura psicologica del paziente, di un abbandono del paziente da parte della struttura sanitaria'', spesso caratterizzato da una cattiva comunicazione. Anche in Lombardia, dove c'e' molta attenzione su questo tema, i dati parlano chiaro, come testimonia la segreteria regionale del Tribunale dei diritti del malato. "Nei primi 10 mesi del 2011 - rileva Paola Pellicciai del Tdm - abbiamo ricevuto quasi 700 segnalazioni, di cui 530 su presunti errori medici. Di questi, 71 sono stati inviati al nostro medico legale, che effettua una sorta di screening prima di indirizzarle al tribunale. Negli ultimi 5 anni il nostro medico legale ha ritenuto sostenibile un caso ogni 15, quindi circa 2-3 arrivano al giudizio legale. Cifre che piu' o meno riteniamo in linea con il trend delle regioni settentrionali e di Toscana ed Emilia-Romagna". Secondo il Tdm c'e' un problema "di qualita' percepita, un difetto di comunicazione". Secondo i dati non c'e' un giorno degli ultimi due anni e mezzo che non conti un caso di malasanita': non e' un modo di dire ma quanto raccontano le ultime cifre della commissione d'inchiesta sugli Errori sanitari presieduta da Leoluca Orlando. In due anni e mezzo di attivita', cioe' 29 mesi, sono stati 470 i casi di malasanita' segnalati, di cui 329 conclusisi con la morte del paziente. Vale a dire quasi due casi tra errori e altre criticita' al giorno, e 2,6 morti ogni giorno.

La mappa delle regioni

Un bilancio in nero, dove a primeggiare sono tre regioni, Calabria, Sicilia e Lazio, che insieme totalizzano oltre la meta' dei casi. Complessivamente da fine aprile 2009 al 30 settembre 2011 i presunti errori sanitari sono stati 326 (di cui 223 terminati con il decesso del paziente) e 144 le altre criticita' (di cui 106 con morti). Piu' della meta', cioe' 239, spettano a Lazio (51 casi e 35 morti), Calabria (97 e 78) e Sicilia (91 e 66), la cui media complessiva e' di 3,6 casi al giorno. Seguono Puglia (32 e 21) e Campania (31 e 25). Non mancano pero' esempi positivi. Come la Sardegna, per cui non e' stato segnalato alcun errore sanitario, il Molise con un solo caso, e il Trentino Alto Adige, sempre un caso ma conclusosi con la morte del paziente. Se a queste cifre si aggiungono anche le altre criticita' arrivate all'esame della commissione, la maglia per la regione piu' virtuosa spetta allora al Trentino con un solo caso, seguito da Sardegna e Molise (2), Friuli Venezia Giulia, Basilicata e Marche (3) e Umbria (4). Le cosiddette regioni virtuose si collocano circa a meta' della classifica, con la Toscana a 29 casi di malasanita' (18 decessi), Lombardia a 28 (11 morti), Emilia Romagna 24 (16 morti) e Veneto 23 (13 morti). Secondo Orlando il bilancio che si puo' tracciare di questi 2,5 anni di attivita' della commissione e' ''molto positivo'' Merito dell'organo parlamentare, distintosi ''per autonomia d'azione e da condizionamenti partitici", e' l'aver fatto nascere e crescere ''la consapevolezza che la tutela della salute e' un diritto per i cittadini e un dovere per gli operatori sanitari, da noi invitati a rivendicare l'esigenza di essere posti nelle condizioni di operare sempre meglio". Troppo spesso casi di malpractices "potrebbero essere evitati - rileva Orlando - se gli operatori denunciassero spontaneamente anomalie e disfunzioni. E' indispensabile superare il clima di preoccupazioni e paure tra i professionisti della sanita' ed evitare esempi controproducenti di difesa corporativa, per un corretto funzionamento del sistema". Per il Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva, pur apprezzando il lavoro della Commissione, bisognerebbe ''istituire un Osservatorio nazionale che diventi fonte unica e riconosciuta da tutti su un tema cosi' importante". Sulla scorta dei dati diffusi oggi dalla Commissione Orlando, Ignazio Marino, presidente della commissione d'inchiesta del Senato sul Ssn, ha annunciato l'arrivo di un emendamento al ddl di riforma Fazio, in discussione a Palazzo Madama, che contempli rischio clinico e permetta agli operatori sanitari di poter tenere i cosiddetti 'meeting confessionali' per discutere internamente di errori e rischi separatamente da eventuali azioni della magistratura.

La protesta della Regione Sicilia

''Spieghi il presidente Orlando da quali fonti ha attinto i dati per stilare la sua classifica della malasanita' e con quale metodologia ha verificato i presunti casi. Spieghi se ha semplicemente tenuto conto delle denunce dei cittadini, che hanno trovato spazio sui giornali, o se ha seguito il protocollo nazionale sugli 'eventi sentinella'''. Lo dice l'assessore regionale per la Salute della Regione siciliana, Massimo Russo, commentando le dichiarazioni del presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari, Leoluca Orlando, secondo cui Calabria, Sicilia e Lazio farebbero registrare il maggior numero di casi di presunta malasanita'. ''Spieghi ancora quali casi da lui citati hanno poi trovato riscontro nell'azione della magistratura - continua - per l'esistenza di rilievi penali, quali conseguenze hanno avuto sul piano amministrativo e disciplinare. Spieghi, infine, cosa ha fatto in concreto la sua commissione per accertare la fondatezza dei presunti casi di malasanita' e renda noto quali iniziative di sua competenza sono state poste in essere per contrastare cause e responsabilita' di eventuali errori sanitari nelle strutture pubbliche e private''. Per l'assessore Russo ''ancora una volta il presidente Orlando da' un'informazione istituzionalmente non corretta che rischia di alzare polveroni mediatici, ledendo il principio della lealta' istituzionale''. ''Su questo modo di agire gia' la Conferenza Stato Regioni - precisa - era intervenuta con fermezza contestando la metodologia seguita dalla Commissione d'inchiesta e sottolineando il pericolo di 'allarme sociale' provocato da simili esternazioni''. ''Nessuno discute la passione con cui il presidente Orlando lavora per contribuire al miglioramento del sistema sanitario nazionale - conclude l'assessore Russo - ma bisogna comprendere che certe affermazioni, spesso non supportate da riscontri, hanno l'unico risultato di incrinare sempre piu' il rapporto di fiducia tra i cittadini e i medici''.

La richiesta degli internisti

Gli internisti, dal canto loro, chiedono farmaci per gli anziani perché  sono pazienti complessi bisognosi di una politerapia: sono infatti piu' dell'80% quelli che assumono contemporaneamente 5 o persino piu' farmaci. E' quanto emerge dallo studio "Reposi", condotto dal 2008 su piu' di 3.000 pazienti anziani di 70 reparti di Medicina Interna e Geriatria di tutta Italia e presentato al 112° congresso nazionale Simi (Società italiana di medicina interna), nel corso del quale e' stata sottolineata l'importanza di "creare farmaci ad hoc per gli anziani che possano curare piu' patologie". "Le prescrizioni sono spesso incompatibili e quindi foriere di effetti collaterali gravi - spiega Francesco Violi, presidente Simi - per questo le politerapie sono notoriamente una causa frequente di mortalita' negli ospedali". Un problema che diventera' sempre piu' imponente con il progressivo invecchiamento della popolazione. "Molte prescrizioni per i farmaci multipli - aggiunge Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore di Milano - risultano ingiustificate nell'anziano e gli effetti collaterali delle terapie non appropriate sono la 5ª causa piu' frequente di mortalita' ospedaliera".

I casi più eclatanti

Bambini morti dopo il parto, donne decedute nel dare alla luce i loro figli, ambulanze arrivate troppo tardi, persone che si sono sottoposte a Tac o altri esami e poi sono morte. In generale pero' sono gli episodi legati al parto, spesso cesareo, e alla nascita le cause piu' frequenti alla base degli episodi di presunti errori o malasanita' commessi da medici e strutture ospedaliere in Italia, secondo la casistica raccolta dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari. C'e' il caso dell'ospedale di Rho (Mi), su cui anche la Procura di Milano ha aperto nel marzo 2011 un'inchiesta, per diagnosi errate, interventi sbagliati, o fatti senza gli esami necessari, che hanno necessitato operazioni riparatorie, morti sospette, garze dimenticate e tumori ignorati. Poi c'e' il caso di una donna di 56 anni morta di infarto dopo 8 ore di attesa al pronto soccorso dell'ospedale Santa Scolastica di Cassino o quello di una donna di 52 anni morta subito dopo aver fatto una tac all'ospedale Goretti di Latina. Eclatanti sono stati anche i due casi di lite, verificatisi ad agosto 2010, uno tra ginecologi al Policlinico di Messina, e l'altro tra ostetriche al Policlinico Casilino di Roma, in cui nel primo caso hanno subito danni madre e figlio, e nel secondo il neonato e' morto. Molto clamore ha suscitato la vicenda di Giuseppe Marletta, 43 anni, entrato in coma dopo che all'ospedale Garibaldi di Catania gli erano stati asportati due punti di sutura metallici dopo l'estrazione della radice di un dente. L'uomo, che si e' risvegliato, e' ricoverato in un centro di riabilitazione, tracheomizzato, alimentato con un sondino e affetto da piaghe da decubito. Tra i casi piu' 'famosi', l'ultimo in ordine di tempo e' stato quello di Lamberto Sposini, il giornalista Rai colpito da un'emorragia cerebrale mentre si trovava in studio, per cui l'ambulanza sarebbe giunta ben quaranta minuti dopo la chiamata.