Pioglitazone promettente nella prevenzione del cancro al cavo orale

Redazione DottNet | 25/10/2011 15:21

Il farmaco pioglitazone potrebbe trovare un impiego ulteriore oltre a quello tradizionale come antidiabetico. In uno studio randomizzato di fase II appena presentato a San Diego, all’89° congresso dell’International Association of Dental Research, infatti, il farmaco è stato in grado di eliminare parzialmente o completamente due terzi delle lesioni leucoplasiche, lesioni precancerose del cavo orale che talora possono evolvere in neoplasie maligne. “Pioglitazone funziona piuttosto bene, meglio di qualunque altro trattamento testato finora” ha detto in un’intervista il primo autore Nelson Rhodus, professore di otorinolaringoiatria dell’Università del Minnesota di Minneapolis. Le lesioni leucoplasiche, causate in genere da un’irritazione e favorite dal consumo di alcol e dal fumo, si formano per lo più sulla lingua o talvolta sull’interno delle guance. Circa il 17% di esse si trasforma in un carcinoma invasivo e finora nessun trattamento ha dimostrato di poter prevenire in modo affidabile tale evoluzione.

L’interesse per il pioglitazone in questo ambito è stato destato dal fatto che il farmaco preserva la differenziazione cellulare, aumenta l’apoptosi delle cellule tumorali e previene l’angiogenesi tumorale. In un precedente studio, inoltre, si era osservata una riduzione dei tumori della testa, del collo e del polmone in una popolazione di uomini diabetici al di sopra dei 40 anni che assumevano tiazolidinedioni (classe alla quale appartiene anche pioglitazone). Gli autori dello studio presentato a San Diego hanno quindi deciso di arruolare 44 pazienti che presentavano lesioni caratterizzate dal punto di vista istopatologico come displasia epiteliale di grado moderato o severo e ne hanno trattati 22 con pioglitazone 45 mg/die per 12 settimane, utilizzando gli altri come gruppo di controllo. In tutti i partecipanti sono state misurate le lesioni e sono state eseguite biopsie della mucosa coinvolta, per valutare la risposta isologica. In 15 dei 22 pazienti del gruppo trattato col farmaco si è ottenuta una risposta clinica e/o istologica, mentre non si è osservata alcuna variazione nei controlli. In particolare, nel gruppo pioglitazone si è avuta una scomparsa totale delle lesioni in 3 pazienti e una scomparsa parziale in 12, l’epitelio è tornato completamente alla normalità in un paziente e la displasia o l’iperplasia sono regredite da avanzata a iniziale o da iniziale a normale in 6 pazienti. L’unico evento avverso, registrato nell’11% dei soggetti trattati col tiazolidinedione, è stato l’edema. In questo nuovo studio, il pioglitazone ha dato risultati nettamente migliori rispetto all’impiego dei retinoidi, testato qualche tempo fa, ma poi diminuito a causa degli effetti collaterali di questi farmaci. Dal momento che il pioglitazone è un ipoglicemizzante, i ricercatori hanno anche controllato la glicemia dei partecipanti, senza però rilevare alcun effetto in questo senso, apparentemente perché il farmaco modifica i livelli di glucosio solo nei diabetici. Quale sarà l’impatto di questo lavoro? È presto per dirlo. I dati, sottolineano gli autori, sono preliminari e in più lo studio aveva un campione limitato e non era controllato con placebo. Tuttavia, secondo John S. Greenspan, dell’Università della California di San Francisco, le evidenze ottenute meritano un approfondimento. “Se l’efficacia e la sicurezza di pioglitazone nella gestione della leucoplachia del cavo orale dovessero essere confermate da trial multicentrici di ampie dimensioni, questo potrebbe diventare un nuovo importante approccio per il controllo di queste lesioni” ha detto l’esperto”. Per valutare se il pioglitazone sia in grado o meno di mantenere le promesse, i ricercatori hanno già dato il via a uno studio di fase III.

Bibliografia: Nelson Rhodus et al.Università del Minnesota di Minneapolis

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