Servizio sanitario nazionale, la sua sostenibilità dipende dal territorio. Market access sinergico per superare le difficoltà dell’industria farmaceutica. Napoli, negli ospedali è emergenza continua

Redazione DottNet | 26/10/2011 08:30

Spesa ospedaliera eccessiva e un territorio che deve ancora crescere: nuovi modelli di convergenza e sinergia tra i diversi attori del sistema per superare le incertezze che determinano criticità nelle imprese del settore. Se ne è parlato a Roma al secondo Summit della Sanità promosso da Quintiles, in collaborazione con il Sole 24 ore Sanità e Pwc Consulting. Ignazio Marino, presidente della Commissione d’inchiesta sul Ssn, ha puntato l’indice su alcune criticità del sistema che dovrebbero essere risolte per garantire la sostenibilità che tutti cercano. La prima è quella di «sanzionare economicamente gli ospedali che ricoverano con anticipo i pazienti per gli interventi programmati.

 I pazienti – ha spiegato il parlamentare - rimangono in ospedale per giorni, senza motivo, con alti costi (circa 1.000 euro al giorno). Il tempo trascorso inutilmente in ospedale prima di un intervento ha un range regionale da un minimo di 0,7 giorni (Friuli Venezia Giulia e Marche) a un massimo di più di due giorni (Lazio e Molise). In alcuni casi si arriva a sei giorni, in singole strutture del Sud». Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, ha precisato che a fronte di questa impropria spesa ospedaliera, con un solo giorno in meno di ricovero «si potrebbe garantire l’assistenza farmaceutica per anni agli italiani, visto che il Ssn – ha specificato il presidente degli industriali del farmaco – spende in media 182 euro di farmaci all’anno per ogni cittadino». Per  Marino è necessario chiudere gli ospedali con meno di cento posti letto, in particolare quelli privi di servizio anestesia-rianimazione attivo nelle 24 ore, in quanto «non sono sicuri, soprattutto per le emergenze, e sono dispendiosi. Occorre sostituirli – ha proposto - con reti di soccorso stradale o elisoccorso». Ancora, sempre in ambito ospedaliero, per Marino è necessario «eliminare reparti inutili e ridondanti, spesso creati per affidare un incarico a un nuovo primario più che per reali esigenze organizzative» e «intervenire su servizi che non trovano giustificazione terapeutica reale, per esempio, rimborsando i parti cesarei con la stessa cifra dei parti vaginali per far diminuire in alcune Regioni il ricorso al cesareo». Infine, per Marino bisogna «incentivare la medicina di gruppo per i medici di medicina generale, con ambulatori tecnologicamente attrezzati, aperti dodici ore al giorno, sei giorni su sette». Al convegno, che ha avuto per tema Il sistema sanitario e le nuove frontiere del market access, si è discusso anche sulla necessità di snellire i diversi livelli decisionali che stanno di fatto compromettendo numerosi settori dell’assistenza. A iniziare da quello farmaceutico. I relatori hanno sottolineato la necessità di individuare nuovi modelli di convergenza e sinergia tra i diversi attori coinvolti per cercare di superare le incertezze che creano criticità nelle imprese del farmaco. Ma dal fronte ospedalieri le emergenze continuano, come denuncia la Omceo di Napoli. Le gravi criticità che stanno mettendo in ginocchio l’assistenza ai malati del territorio partenopeo, dallo scandalo dei barellati alle corsie sporche e alla carenza di personale, sono al centro della vibrata protesta dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri di Napoli. Osserva in una nota Gabriele Peperoni, presidente dell’ente ordinistico: «Se è premessa ineludibile che l’austerity sanitaria e le sofferenze economiche della Regione Campania non debbano essere volano di strumentalizzazioni capziose da parte di alcuno, devo tuttavia registrare il profondo malessere, ormai ai limiti dell’esasperazione, manifestato dal personale medico e in generale sanitario che è quotidianamente impegnato sul fronte ospedaliero per garantire risposte adeguate all’utenza. Inaccettabile, ad esempio, - insiste Peperoni - il collasso dell’accoglienza in tutti i Pronto Soccorso di Napoli e Provincia. Appare quindi urgente lo sblocco del turn over dei camici bianchi che di fatto ingessa il futuro di tanti precari, impedendo loro di recuperare un ruolo dignitoso all’interno della professione medica, e compromette il decollo di tanti giovani medici, inchiodati ad un’eterna anticamera in attesa di iniziare il proprio percorso professionale. Uno stallo - conclude Peperoni - che pregiudica gravemente il principale obiettivo di tutta la comunità: garantire e migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria per tutti i nostri concittadini».   

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