Diabete, il vaccino è sempre più vicino

Redazione DottNet | 30/10/2011 14:39

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Se le cellule dendritiche, che si sono 'meritate' quest'anno il premio Nobel, porteranno allo sviluppo di nuovi vaccini, come quello contro il diabete, il merito e' anche di una ricercatrice italiana, Valentina Di Caro, che grazie alla Fondazione Ri.Med si divide fra Palermo e Pittsburgh. Gli ultimi sviluppi dei suoi studi sul diabete di tipo 1 sono stati presentati durante il simposio annuale organizzato dalla Fondazione.

 "Il diabete di tipo I e' causato dal sistema immunitario che attacca le cellule del pancreas che producono insulina - spiega l'esperta - e le cellule dendritiche sono responsabili dell'inizio della risposta immunitaria. Noi stiamo realizzando delle cellule ingegnerizzate capaci di interferire nel processo, bloccando la malattia. Negli studi preclinici questo approccio e' stato in grado di curare il diabete, mentre il trial di fase I condotto negli Usa ha dimostrato che il vaccino non e' nocivo. Ora sta per partire quello di fase 2, con pazienti diabetici".  La fondazione Ri.Med, nata per iniziativa di Governo italiano, Regione Sicilia, Cnr e Universita' di Pittsburgh, e i ricercatori impegnati nelle otto linee di ricerca si dividono tra Italia e Usa. Uno di questi e' Antonio D'Amore, ingegnere che studia come 'riparare' i tessuti: "Il nostro approccio e' nuovo - spiega D'Amore - combiniamo materiali avanzati con linee cellulari prelevate dal paziente, per formare delle matrici su cui cresce il tessuto che forma la 'toppa' per il danno, e una volta fatta la riparazione vengono riassorbite. Questo sistema e' interessante per le valvole cardiache pediatriche: nel bambino e' impossibile usare una valvola artificiale, perche' non cresce con il paziente come invece farebbe la nostra. In questo momento siamo alla sperimentazione delle valvole sui maiali, mentre per tessuti piu' semplici siamo molto piu' avanti".
Al simposio si e' parlato degli ambiti piu' disparati della medicina, dai trapianti alle terapie per i tumori: "Storicamente siamo a una rivoluzione nella scienza - spiega D'Amore - in cui tutte le discipline, dalla medicina alla fisica, convergono per dare risultati straordinari, e il lavoro della Fondazione e' proprio un esempio di queste discipline che si intrecciano".