Ipertensione, scoperta una chiave per le cure. In Italia 15 milioni gli ammalati

Redazione DottNet | 02/11/2011 20:05

Un punto a favore della scienza nella lotta contro l'ipertensione, patologia che affligge un quarto della popolazione adulta nel mondo occidentale e che rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Un team di ricercatori dell'Universita' di Sidney ha infatti 'svelato' uno dei meccanismi chiave alla base dell'insorgenza della malattia, aprendo cosi' la strada a future, possibili nuove cure. La ricerca - guidata da Brian Morris, docente di scienze mediche molecolari dell'ateneo, e pubblicata sulla rivista 'Hypertension' - è la prima del suo genere ad usare reni umani, donati da 42 pazienti malati di cancro a cui erano stati asportati per ragioni mediche.

 Finora nessuno aveva potuto studiare reni umani di pazienti ipertensivi, mentre l'equipe di Morris ha potuto utilizzare le ultime tecnologie genomiche per sondare i reni e scoprire la dinamica dell'espressione dell'intero genoma nell'ipertensione umana. Cosi', i ricercatori hanno fatto luce sul ruolo di una proteina, l'enzima renina prodotto appunto dai reni, che fa 'scattare' la patologia. Mentre era infatti già noto che la renina svolge un ruolo significativo nella pressione alta, non era finora chiaro come questo avvenisse. Ora, gli scienziato hanno scoperto che l'azione di due micro-RNA, un materiale genetico finora sconosciuto, ha un effetto destabilizzante nella produzione di renina, e hanno osservato che nei reni ipertensivi il gene della renina è sei volte più attivo, mentre i micro-RNA lo sono sei volte di meno.Si tratta di una ricerca ''importante - sottolinea l'internista e nefrologo Dario Manfellotto, direttore del Centro di fisiopatologia clinica dell'Ospedale Fatebenefratelli di Roma - perche' e' il primo lavoro che studia il ruolo dei micro-RNA nella produzione di renina. Se infatti il ruolo di questo enzima e' noto e gia' esistono farmaci mirati alla riduzione della renina, la novita' dello studio australiano sta nel fatto di aver ora svelato il meccanismo genetico alla base della sintesi della renina, e si e' visto che la renina e' prodotta maggiormente quando i micro-RNA sono in quantita' minore''. Per il futuro dunque, afferma Manfellotto, ''si apre la strada a nuovi farmaci mirati a modulare i micro-RNA per controllare la renina e, quindi, l'ipertensione''. Ovvero, farmaci mirati a bloccare alla fonte l'espressione della renina.Tuttavia, avverte l'esperto, per arrivare a queste nuove terapie, e dunque ad effetti concreti per i pazienti, ''la strada e' ancora lunga e ci vorranno degli anni''. Inoltre, conclude lo specialista, ''va considerato che l'ipertensione e' una malattia multifattoriale e che dipende da molti geni, e per questo vanno valutati molteplici aspetti''. InItalia gli ipertesi sono almeno 15 milioni, con una ricaduta in termini di mortalita' di circa 240.000 decessi l'anno, pari al 40% di tutte le morti per cause cardiovascolari. L'ipertensione e', infatti, uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari. Ma l'ipertensione arteriosa - ovvero la pressione alta determinata da un aumento della pressione arteriosa sia massima che minima - rappresenta una malattia in crescita a livello planetario: nel mondo si calcola che ne siano portatori un miliardo e mezzo di individui e che tale patologia sia responsabile del 47% di tutte le forme di cardiopatia ischemica e del 54% degli ictus cerebrali, con 7 milioni e mezzo di morti premature e 92 milioni di anni di vita attiva perduti.  Il fatto, sottolineano gli esperti, e' che meno di un quarto dei pazienti ipertesi e' ben controllato e cio' porta molte persone a sviluppare malattie cardiovascolari, per le quali il costo stimato nell'Unione Europea e' di 169 miliardi di euro all'anno, di cui il 62% per le spese sanitarie.Altro problema, secondo un recente sondaggio Doxa Pharma, e' quello della disinformazione: un italiano su tre non sa concretamente cosa sia l'ipertensione, Il 67% non ha mai ricevuto informazioni sul tema e l'82% non ha mai cercato o chiesto personalmente informazioni in merito. L'ipertensione e', dunque, uno dei principali fattori di rischio per infarto e ictus. Questa malattia ha un'origine genetica, molti sono infatti i geni collegati alla pressione alta. Fra le cause, oltre a quelle genetiche, avvertono gli specialisti, vi sono pero' anche lo stress, l'obesita' (un obeso su due soffre di ipertensione) e l'uso sempre piu' diffuso di farmaci, droga e alcool. Un ruolo importante per prevenite l'ipertensione ha, inoltre, l'alimentazione: sotto accusa, in particolare, e' il sale. Il suo consumo, affermano i cardiologi, va ridotto se si vuole mantenere un cuore sano, prevenire ipertensione, infarti, ictus e allungare la durata della vita.

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