Oncologie a rischio default, i rimborsi non coprono i costi delle cure

Oncologia | Redazione DottNet | 07/11/2011 11:32

Contrazione delle risorse per le prestazioni sanitarie, nuove procedure e nuovi farmaci piu' sofisticati ma anche ad altissimo costo: gli oncologi e le associazioni dei malati sono sempre piu' consapevoli della scure dei tagli e oltre a lanciare un allarme chiedono di trovare soluzioni prima che sia troppo tardi. ''Oggi l'80% delle oncologie mediche italiane ha i conti in rosso - spiega il presidente degli oncologi Carmelo Iacono al congresso di Bologna. ''I DRG, cioe' le unità di misura che calcolano l'entità dei rimborsi per le cure erogate, coprono appena il 50% delle spese, che continuano a crescere.

Le cause? I malati sono in aumento e vivono più a lungo, le terapie diventano più impegnative e costose. E non mancano gli sprechi, con prestazioni talvolta inappropriate, esami ripetuti e spesso poco utili, non in linea con le prove scientifiche''. Di fronte a questa situazione per mantenere prestazioni di qualita' serve ripensare la rete delle strutture oncologiche regionali, un processo gia' accettato da Luca Coletto, coordinatore degli assessori alla sanita' delle Regioni che aprira' a gennaio un tavolo: ''un sistema di rete - spiega - offre la possibilità di integrare tutte le professionalità, gli strumenti e le competenze coinvolti nella gestione del problema oncologico, di condurre il paziente attraverso le diverse fasi di malattia senza soluzione di continuità, e soprattutto di assicurare un'omogeneità territoriale delle cure e la diffusione capillare di elevati standard di qualità. La ricaduta in termini di efficacia ed efficienza è immediata'. Ma c'e' un altro problema che preoccupa gli oncologi: ''in Italia il problema ancora non si e' ancor manifestato - mette le mani avanti Venturini - ma visto cio' che sta accadendo negli Stati Uniti e' facile che il fenomeno arrivi presto anche da noi: i farmaci antitumorali che hanno perso il brevetto (generici) di basso costo, vecchi di 30 anni ma ancora efficaci come cisplatino, ciclofosfamide e doxorubicina, non li produce piu' nessuno; le aziende per loro non hanno nessun interesse. E allora prepariamoci ad attivare per tempo il ministero perche' ad esempio il servzio farmaceutico militare possa metterli in produzione. ''E quando ci sono i tagli delle risorse - commenta il presidente della Federazione delle associazioni dei malati (Favo) Francesco de Lorenzo - il rischio di discriminazione nelle cure e nell'assistenza e' sempre dietro l'angolo per cui massima attenzione ad evitare accanimenti terapeutici e inappropriatezza; anche cosi' si risparmia senza negare l'essenziale''.

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