Tumori, una nuova terapia con farmaci fotoattivati offre nuove speranze

Oncologia | Redazione DottNet | 09/11/2011 09:30

Una nuova luce illumina la strada della lotta ai tumori: infatti e' stata sviluppata una terapia farmacologica che si appiccica solo alle cellule malate e, una volta posizionata sul tumore, viene attivata da un fascio di luce sparato dall'esterno. Il vantaggio di questa cura 'fotodinamica', rispetto alla radioterapia e alla chemio, e' che il farmaco agisce in modo molto selettivo perche' si accende solo contro le cellule malate, lasciando indisturbate quelle sane.

A presentare questa nuova prospettiva terapeutica uno studio pubblicato sulla rivista Nature Medicine dall'equipe di Hisataka Kobayashi del National Cancer Institute di Bethesda (Usa).Sono vari gli approcci alla cura del cancro, molti dei quali - sebbene oggi si tenda sempre piu' a cure mirate e personalizzate - restano aggressivi e poco selettivi, col rischio di danneggiare anche i tessuti sani circostanti il tumore. L'idea di sviluppare una terapia mirata e intelligente, che si attiva solo quando e' nella sede giusta non e' nuova e sono molti gli esperimenti in cui si tenta di raggiungere una simile cura, ad esempio attraverso nanobombe che scaricano il loro cargo farmacologico nel cuore del tumore. La cura presentata in questo studio Usa e' fotodinamica in quanto viene appunto attivata in loco dalla luce infrarossa. Il farmaco, 'IR700', viene legato a un antibiotico che riconosce e lega in modo selettivo solo le cellule tumorali. Gli esperti hanno inoculato una massa tumorale nel dorso di topolini e poi hanno somministrato loro la terapia sperimentale. Poi gli sperimentatori hanno 'sparato' la luce infrarossa sugli animali e il farmaco ha cominciato a funzionare. Il volume del tumore negli animali cosi' trattati si e' considerevolmente ridotto.''E' sicuramente un principio interessante - afferma Ruggero De Maria, direttore scientifico dell'Istituto Regina Elena di Roma - cio' nondimeno i ricercatori che hanno condotto lo studio hanno usato un sistema sperimentale piuttosto distante dalla realta' clinica. Inoltre, questo approccio terapeutico resterebbe comunque limitato al momento ad alcuni tipi di tumore perche' gli anticorpi in grado di riconoscere selettivamente le cellule tumorali e legarsi ad esse sono pochi'' - aggiunge l'esperto.''Lo studio rappresenta comunque un passo in avanti nell'utilizzo di farmaci fotoattivati nella terapia mirata dei tumori'' - conclude De Maria.

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