Cgil, campagna in difesa dei medici e della sanità pubblica: entro il 2015 17mila camici bianchi in meno. Censis, indagine sull’oncologia: gl’italiani apprezzano gli specialisti, ma troppa disparità tra Sud e Nord

Redazione DottNet | 08/11/2011 21:53

cgil oncologia ospedale sanità-pubblica sindacato tumore

Dodici miliardi in meno per la sanità dal 2010 al 2014, 1 miliardo in meno per l'edilizia sanitaria, 10 euro di superticket e 17mila medici in meno entro il 2015: questi alcuni dei tagli e delle norme subite dai medici italiani e dal Sistema Sanitario Nazionale. Lo ricorda la Fp-Cgil Medici e Dirigenti, che lancia una campagna web contro i tagli, in difesa della sanità pubblica e della professionalità dei medici attraverso tre brevi spot su youtube. E non è tutto, ricorda la Fp-Cgil medici, le risorse per la formazione sono al 50% col dimezzamento degli 8mila medici precari, 20 mila euro in meno per il blocco del contratto e della retribuzione, contributo di solidarietà forzoso oltre i 90mila euro solo per i medici pubblici, Tfr dopo due anni e poi diluito in tre.

Ma non solo. Il sindacato ricorda anche che fra i tagli e le norme subite dai medici italiani e dal Sistema Sanitario Nazionale non manca la “rottamazione per chi ha 40 anni di contributi, trasferimenti obbligatori, possibilità di perdita dell’incarico e del livello stipendiale anche se con valutazione positiva, stipendi più bassi rispetto ai colleghi francesi, tedeschi e inglesi”. Eppure in un contesto così complesso l’oncologia tutto sommato va bene. I pazienti oncologici giudicano, infatti, adeguata l'assistenza erogata dal Servizio Sanitario Nazionale, ma bocciano la rete dei servizi sociali e chiedono terapie sempre piu' personalizzate e dai minori effetti collaterali. E' un'assistenza a due facce, quella che emerge da ''Ad alta voce'', la prima indagine nazionale sui pazienti colpiti da tumore realizzata dal Censis, con il sostegno di Roche, e in collaborazione con la Favo (Federazione italiana delle associazioni di volontariato). Nello specifico il 77% dei pazienti giudica ottimi (25,7%) o buoni (51,6%) i servizi sanitari con cui sono entrati in contatto dal momento della diagnosi, dichiarando di apprezzare in particolare (80%) la capacita' professionale degli operatori sanitari (medici e infermieri) e la qualita' dei servizi di day hospital e ambulatoriali (78,2%). Due terzi dei pazienti (65,6%) sono pero' convinti che esistano disparita' territoriali nella qualita' di alcuni servizi erogati e nell'accesso alle cure piu' efficaci e innovative, come conferma il fatto che per gestire una o piu' fasi della malattia (diagnosi, intervento, terapie) il 21% dei pazienti si rivolge a strutture di regioni diverse da quelle di residenza. L'indagine Censis rivela, inoltre, che solo il 45% dei pazienti ritiene buoni o ottimi i servizi sociali, mentre il 13,6% esprime un giudizio d'insufficienza; addirittura, il 21% degli intervistati afferma di non poter valutare i servizi sociali per l'estraneita' a questa rete, che nella cronicizzazione della patologia dovrebbe invece essere centrale. Molto negativo, infine, il giudizio sull'assistenza domiciliare, giudicata insufficiente dal 42% degli intervistati. "Le disparita' territoriali tra Nord e Sud nell'accesso alle cure innovative restano un problema irrisolto dopo oltre dieci anni di manovre in sanita'". Lo afferma il senatore del Pd, Ignazio Marino, commentando la ricerca presentata  dal Censis e aggiungendo che "le prestazioni previste dai livelli essenziali di assistenza andrebbero verificate per non costringere i pazienti alla migrazione sanitaria, che spinge ogni anno circa un milione di persone dal Sud al Nord". Secondo Marino, inoltre, "le divisioni territoriali non si fermano qui: i prontuari farmaceutici di ciascuna regione italiana rispondono ancora al principio di limitazione della spesa e non a quello di efficacia e qualita' delle cure". Un sistema, questo, che secondo l'esponente del Pd "ha creato dei paradossi inaccettabili, poiche' una singola regione potrebbe decidere di non servirsi di farmaci che invece risultano prescrivibili in tutto il resto d'Europa". Per Marino, dunque, "e' necessario individuare i farmaci davvero innovativi, in quanto diversi studi scientifici attestano che solo il 28% dei farmaci prodotti e' davvero tale, introdurre la figura del farmacologo clinico che verifichi l'appropriatezza delle cure negli ospedali e diffondere nei nosocomi i sistemi elettronici per una dose singola del farmaco che permettono di garantire la qualita delle cure, controllando al contempo le spese".