Determinismo-Indeterminismo e Sistemi (bio)logici

Medicina Generale | francesco montuoro | 17/11/2011 16:05

Nel convincimento che in ogni espressione/funzione dell’Uomo si debba ricercare l’ovvia e necessaria configurazione-strutturazione biologica a sostegno, guardiamo con sospetto a qualsiasi ipotesi esplicativa che non abbia in sé questo intendimento.

In altre parole, quali che siano le leggi o le regole, non può sfuggire la loro più genuina collocazione: esse, cioè, riflettono l’Uomo e non un FENOMENO allo studio.

Dunque, dovrebbe esser chiaro: una qualunque dinamica biologica o non biologica si presenta “aggredibile” alla comprensione in virtù di leggi e postulati che fanno capo, in via più generale, al Determinismo classico (Nagel 1978).

È altresì chiaro che le istanze deterministiche non sembrano più all’altezza di garantire, in numerosi campi di indagine, i risultati che avevano promesso, essendosi dimostrato da qualche decennio che anche semplici e stabili interazioni fra elementi di un qualsiasi sistema possono risultare in dinamiche caotiche (Ives 1991).

Dunque, Determinismo e Indeterminismo (o Caos) si presentano o le possiamo pensare quali posizioni teoretiche agli antipodi.

Tuttavia, da parte nostra crediamo che tale considerazione possa essere affrettata se non addirittura superficiale.

Infatti, pur sembrando Determinismo e Caos due termini in opposizione, essi in realtà non lo sono affatto.

Il primo è l’atteggiamento scaturito dalla più o meno cieca fiducia riposta nella teoria newtoniana della Meccanica Classica; il secondo, attraverso un cammino realizzatosi all’ombra del primo, sembra tener oggi banco in qualsiasi discussione.

È ampiamente ammesso, infatti, che anche sistemi pensati come rigidamente deterministici hanno nelle pieghe, nelle fondamenta della loro struttura fluttuazioni caotiche, un “quantum” di indeterminazione che li rende, per le attese dell’Uomo, largamente imprevedibili (Croquette 1991, Crutchfield 1991, Ruelle 1991).

Perché Determinismo e Caos non sono da pensarsi antinomici?

In primo luogo, se fosse così ciò lo sarebbe solo per l’Uomo, poiché più sopra abbiamo detto che, al di là della fiducia assegnata al formalismo della Meccanica Classica, ogni Sistema si estrinseca con dinamiche che sfuggono a qualsivoglia tentativo di previsione circa l’assetto futuro che esso avrà.

Nella sostanza, ciò traduce che la “imprevedibilità” o “aleatorietà” scaturisce dal fatto che un Sistema allo studio “tradisce” le aspettative dell’Uomo.

L’Uomo, infatti, si è trovato a coltivare, pur senza volerlo, l’illusione (mal riposta) che le trasformazioni di un qualsiasi Sistema (biologico o non biologico che sia non ha qui importanza alcuna) avessero quali leggi le proprie aspettative (da noi e per noi  codificate in guisa di formulazioni statistico-probabilistiche).

Quindi, l’aleatorietà non può e non è intrinseca proprietà di un qualsivoglia Sistema, così come di certo non lo è il Determinismo Classico (Venga 1993, Venga 1995).

In secondo luogo, sia che si aggrappi caparbiamente ad ipotesi deterministiche, sia che si guardi con inguaribile fiducia ai risultati che le teorie del Caos produrranno, non possiamo ignorare che ambedue i punti di vista hanno quale campo di indagine il “FENOMENO”, categoria che a parer nostro, sembra appartenere più alla ratio umana che alla Natura.

Da questo punto di vista, il FENOMENO appare ed è il risultato di una formalizzazione logica: una categoria, dunque, la cui necessità è da rintracciarsi certamente (e forse unicamente) nell’Uomo, ma non sappiamo ancora quanto nella Natura.

Dato ciò, nulla di nuovo prospettano le teorie del Caos rispetto al Determinismo e alla sue formulazioni logico-matematiche, e l’Uomo ancora una volta non può che trovarsi di fronte a se stesso (autoreattività?).

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