Antibiotici, ogni anno 25mila morti per le infezioni provocate da batteri resistenti ai farmaci. L'iniziativa dell'azienda Ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo

Infettivologia | Redazione DottNet | 21/11/2011 10:18

Ogni anno in Europa si contano circa 25.000 decessi causati da infezioni provocate da batteri resistenti ai farmaci, con un costo, in spese sanitarie e perdite di produttività, che si stima superiore a 1,5 miliardi di lire. Un quadro preoccupante illustrato oggi a Bruxelles dal commissario europeo alla salute Jhon Dalli che, insieme alla collega per la ricerca e l'innovazione Maire Geoghegan Quinn, hanno lanciato un appello affinche' si metta fine a quello che e' considerato un vero e proprio ''abuso'' degli antibiotici da parte delle persone, ma anche sugli animali. Antibiotici che finiscono nella catena alimentare

''L'uso degli antibiotici negli animali - ha sottolineato con forza Dalli - colpisce gli esseri umani attraverso il cibo che consumano di quegli animali. In questo modo si accelera la mutazione di batteri intelligenti che a loro volta lottano contro l'antibiotico''. Al riguardo Dalli ha annunciato che si sta studiando la possibilita' di vietare l'utilizzo negli animali di antibiotici utilizzati per le persone.Per correre ai ripari infatti Bruxelles ha oggi lanciato un piano quinquennale che prevede dodici azioni specifiche per contribuire, in primo luogo, a modificare la 'cultura' del ricorso agli antibiotici che ancora esiste presso medici, pazienti e negli ospedali, soprattutto nei Paesi del Sud dell'Europa, in particolare Grecia, Italia e Spagna. In materia di salute animale, si punta quindi ad elaborare una nuova legislazione che metta l'accento sulla prevenzione rafforzando il sistema di sorveglianza della resistenza agli antibiotici e il consumo di antimicrobici in medicina veterinaria.Cosi', alla vigilia della Giornata europea degli antibiotici, Dalli mette in guardia: ''Dobbiamo agire rapidamente e con decisione se vogliamo che i farmaci antimicrobici restino un trattamento efficace contro le infezioni batteriche nell'uomo e negli animali''.Geoghegan Quinn, ricordando che nell'Ue 600 milioni di euro sono destinati alla ricerca per nuovi farmaci antimicrobici, ha aggiunto che ''investire nella ricerca e nell'innovazione significa assicurare ai pazienti le migliori cure possibili'' grazie anche ad una maggiore cooperazione con l'industria''. L’Azienda Ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo ha attivato da qualche tempo una più attenta e rigorosa politica degli antibiotici, allo scopo di ridurre in maniera sempre maggiore il rischio di infezione dei pazienti esposti. La sopravvivenza dei pazienti, grazie alla complessità delle cure prestate, li espone a infezioni, a ricoveri prolungati che possono favorire l’insorgenza di complicanze infettive. L’uso spesso non corretto degli antibiotici ha creato dei veri ceppi batterici mutati che risultano resistenti a qualsiasi antibiotico presente sul mercato e mettendo in serio pericolo la vita dei pazienti infettati. Il numero di antibiotici messi in commercio negli ultimi 10 anni è molto esiguo rispetto alla decade precedente e da circa 20 anni non è stata messa in commercio alcuna molecola che superi le resistenze create da alcuni microrganismi e non sembrano esserci molecole nuove in arrivo. Si inserisce in questo contesto un corso di formazione rivolto ai professionisti dell’Ospedale, per fornire loro un aggiornamento ed un vademecum per utilizzare al meglio gli antibiotici,  organizzato dalle strutture di Microbiologia, diretta dal dr  Andrea Rocchetti, e Malattie Infettive il cui responsabile è il dr. Eugenio Mantia. Spiega Rocchetti: “È molto importante aiutare il clinico ad individuare la soluzione migliore nella ricerca della patologia: lo strumento utilizzato è l’antibiogramma, un test di laboratorio che può misurare l’efficacia sul paziente dell’antibiotico. Il tutto per agevolare il paziente nel suo percorso terapeutico. Il ruolo della Microbiologia è proprio quello di isolare il microrganismo, capire la reale causa della malattia attraverso la coltura e fornire ai colleghi la migliore soluzione possibile”. 

 

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