La piattaforma welfare diventa sempre più aziendale: con gli integrativi nei rinnovi contrattuali si frenano i tagli alla spesa pubblica

Redazione DottNet | 17/11/2011 19:25

In tempi di crisi, l'Italia sembra riscoprire la mutualita' operaia, uno dei filoni di piu' antica tradizione della storia del nostro welfare. ''E' l'aumento dell'offerta integrativa nei rinnovi contrattuali 2009-2011 a venire in soccorso alle nuove poverta' che anche tra i lavoratori monoreddito si registrano. In Europa le spese sanitaria, non piu' coperte dopo i tagli alla spesa pubblica, vengono oggi affrontate per il 3,3% tramite fondi negoziali; in Italia l'offerta integrativa rappresenta il 2,3%, e delinea un welfare sempre piu' aziendale, spesso poi affrontate di tasca propria dalle famiglie, e meno incidente sul bilancio del Paese''.

 E' quanto sottolineato dal ricercatore in economia sanitaria, gia' coordinatore del Tavolo tecnico sui fondi sanitari presso il ministero della Salute Grazia Labate, oggi al convegno annuale Anaste, l'Associazione nazionale Strutture terza eta'. La crisi, ha detto Labate, ''acuisce le diseguaglianze sociali, produce inquita', e ha vanificato i progressi economici dell'Unione europea negli ultimi 20 anni. L'Italia sta invecchiando rapidamente, dal 2007 la velocita' di crescita del numero degli over 65 e' raddoppiata: 2 milioni di persone l'anno, invece di un milione''. Nei prossimi 30 anni si stima che l'Italia sia tra le societa' piu' anziane d'Europa. Il Paese, ha precisato il direttore sanitario Policlinico Tor Vergata e sub commissario alla Sanita' Regione Molise Isabella Mastrobuono, e' caratterizzato da una percentuale di anziani che ha ormai superato il 20%, oltre 12 milioni di persone di cui 1.098.000 con 'non autosufficienza grave' secondo i dati Istat 2007. Il finanziamento per la sanita' pubblica e' oggi pari a 106 miliardi di euro (salvo le quote vincolate) e aumentera' solo dello 0,5% nel 2012 e dell'1,4% nel 2013, con una riduzione della spesa di circa 8 miliardi di euro, a tutto danno di anziani, disabili e delle loro famiglie, sempre piu' spesso spinte in situazioni di poverta' dalla crisi economica in atto. ''A fronte di una spesa sociale pari al 9,5% del Pil, l'Italia - precisa ancora Labate su dati della Ragioneria di Stato - si colloca tra i Paesi Ue che hanno registrato una significativa crescita della spesa privata che e' cresciuta - ha sottolineato ancora la ricercatrice - dall'1,5% del 1985 al 23,5% del 2007, fino al 29% del 2010. E il livello massimo di contribuzione sulla spesa privata da parte delle famiglie si registra In Friuli (27,2%) e in Emilia Romagna (26,2%)''. La spesa annua a famiglia - ha precisato il vice direttore del Censis Carla Collicelli - e' pari a 958 euro per servizi non coperti dal Ssn (dai farmaci a prezzo pieno alla diagnostica non rimborsabile). Spesa che sale a una media di 1418 euro per quei nuclei familiari che devono affrontare spese odontoiatriche''. Una spesa che diventa "catastrofica" per il 4,1% delle famiglie, secondo lo studio di Grazia Labate. Alla crisi, nel contesto europeo, nessuno dei grandi Paesi (Germania, Francia, Inghilterra, Svezia, Danimarca, Spagna) ha ridotto le risorse previste nei loro piani triennali. Quasi tutte hanno aumentato da 5 a 10 euro le forme di copayment dei cittadini in tutte le prestazioni, e hanno creato tasse di scopo (contro il fumo, o contro le bibite, o contro il cibo ricco di grassi) per prevenire malattie metaboliche e broncopatie croniche. Il quadro italiano vede l'82,4% della spesa sostenuta direttamente dai cittadini, il 13,9 e' coperto da Fondi di natura negoziale a mutualita' volontarie, e il 3,7% da assicurazioni per profit. Risulta dunque esigua l'affermazione degli strumenti di intermediazione in campo sanitario''. La costituzione del 'Fondo Unico per la non autosufficienza' e' quanto chiesto ''per affrontare l'emergenza socio sanitaria'' dal presidente Anaste e Federsalute Alberto De Santis.

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