Federfarma, con le liberalizzazioni uccideranno il settore. Assemblea il 7, rischio serrata. Pronte ad aprire 3500 parafarmacie

Farmacia | Redazione DottNet | 05/12/2011 20:07

Un business da oltre 3 miliardi di euro l'anno. A tanto ammonta il giro d'affari dei cosiddetti farmaci di fascia C, ovvero i medicinali acquistabili con ricetta medica ma non rimborsati dal Ssn, che in queste ore tiene in forte apprensione i titolari delle 18mila farmacie sparse lungo il territorio, preoccupati di perdere un importante quota di mercato a danno delle parafarmacie e della grande distribuzione.
 

 ''Questa non e' una misura per la crescita, ma un provvedimento per uccidere le farmacie'', commenta amareggiata la presidente di Federfarma, Anna Rosa Racca, che chiede a gran voce ''un incontro con il Premier Monti''.
La bozza della Manovra che dovrebbe essere portata in Consiglio dei ministri, infatti, prevede proprio la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, la cui vendita ''sara' possibile nell'ambito di un apposito reparto delimitato, rispetto all'area commerciale, da strutturare in grado di garantire l'inaccessibilita' dei farmaci da parte del pubblico e del personale non addetto, negli orari sia di apertura che di chiusura al pubblico''.
Al momento nulla e' ancora certo (ad esempio si parla di lasciare in farmacia i farmaci di fascia C considerati 'dopanti'), ma l'agitazione della categoria e' palpabile. Non a caso Federfarma ha chiesto un incontro con il Governo, ricordando che in nessun Paese i farmaci con ricetta medica vengono distribuiti in esercizi meramente commerciali. E il suo presidente ha avvertito che la vendita dei medicinali di fascia C fuori dalle farmacie avrebbe ''il solo effetto di creare gravi difficolta' economiche ai nostri esercizi e di ridurre il livello di sicurezza e di tutela della salute''.
In caso il Governo dovesse spingere sulle liberalizzazioni a rischiare maggiormente, anche la chiusura, sarebbero in particolare le farmacie rurali, che potrebbero non reggere il peso della concorrenza di competitor piu' grandi. ''Ma sarebbe tutto il sistema a rischiare il collasso'', ci tiene a specificare Racca. Che ribadisce: "L'uscita dei farmaci di fascia C dalle farmacie e' inaccettabile". "I farmacisti italiani si riuniranno in assemblea a Roma il prossimo 7 dicembre, per verificare i contenuti del provvedimento anticrisi - precisa Racca - e qualora fosse confermata la libera vendita dei farmaci con ricetta medica nei corner dei supermercati, bazar, parafarmacie, pizzerie, e mercati rionali, si dichiarano pronti a porre in atto le proteste piu' forti, non escludendo la serrata, per spiegare a tutti di quale servizio si vuole privare i cittadini". Per il presidente di Federfarma, inoltre, "l'assistenza farmaceutica non c'entra nulla con lo sviluppo economico. Nessuno l'ha mai neppure teorizzato, tranne in Italia dove con il patrocinio di forti soggetti economici e di qualche politico interessato la ricetta medica esce dalla farmacia: primo caso al mondo". In tal senso l'associazione dei titolari di farmacia chiede un incontro con il Presidente del Consiglio, Mario Monti, e con il ministro della Salute, Renato Balduzzi, per esporre le proposte dei farmacisti italiani e per coordinare insieme una riforma del sistema delle farmacie. Eppure, c'e' chi bolla come ''inverosimile'' la reazione dei titolari di farmacie. Come Massimo Brunetti segretario nazionale Anpi, l'associazione delle parafarmacie italiane, secondo il quale il provvedimento ipotizzato dal Governo Monti nel giro di pochi mesi favorirebbe l'apertura di ulteriori 3.500 esercizi, garantendo oltre 8.000 nuovi posti di lavoro, investimenti immediati di oltre 600 milioni di euro e risparmi per i cittadini di oltre 200 milioni di euro l'anno.
Diverso invece il discorso sulla revisione della pianta organica delle farmacie, previsto sempre dalla manovra. In questo caso la scelta di abbassare il quorum abitante/per farmacia a 4 mila uniformandolo su tutto il territorio (oggi nei comuni con meno di 12.500 abitanti il quorum e' a 5 mila) cosi' da permettere l'apertura di nuovi esercizi, non troverebbe particolari ostacoli ne' da parte di Federfarma ne' da parte dell'Ordine dei Farmacisti. 

Pronte 3500 parafarmacie

Si apre alla concorrenza il mercato dei farmaci, grazie alla liberalizzazione dei medicinali di fascia C, quelli con prescrizione medica ma non rimborsati dal Servizio Sanitario nazionale, che d'ora in avanti potranno essere venduti anche fuori dalle farmacie, nelle parafarmacie e nei corner della grande distribuzione. Anche se la vendita, novita' dell'ultima ora, sara' permessa solo nei comuni al di sopra dei 15 mila abitanti, cosi' da tutelare le realta' piu' piccole. "Se il provvedimento sara' confermato nel suo insieme rappresentera' un grande passo in avanti, considerato che si tratta di una riforma che, come abbiamo piu' volte ricordato, non costa un solo euro allo Stato ma al contrario puo' solo dare benefici al Paese", spiega Massimo Brunetti segretario nazionale Anpi, l'associazione delle parafarmacie italiane, secondo il quale le norme sulla liberalizzazione approvate dal Governo Monti "nel giro di pochi mesi dovrebbero favorire l'apertura di ulteriori 3.500 nuovi esercizi", che andrebbero ad insediarsi soprattutto nei grandi centri urbani. Il giro d'affari dei farmaci di fascia C nel 2010 e' stato superiore ai 3 miliardi di euro, e si stima che poco meno del 10% della quota di mercato detenuta fino ad oggi dalle farmacie potrebbe passare di mano. "Oggi la quota di mercato delle parafarmacie e della grande distribuzione organizzata e' intorno al 8,5%-9% del mercato - spiega Brunetti -ma con l'introduzione della Manovra potremmo arrivare fino al 15% del mercato complessivo, con enormi vantaggi economici anche per i cittadini". Secondo Brunetti, infatti, a regime la liberalizzazione garantirebbe circa 8.000 nuovi posti di lavoro, investimenti immediati per oltre 600 milioni di euro e risparmi per i cittadini di oltre 200 milioni di euro l'anno". Attualmente nelle parafarmacie i farmaci piu' venduti sono quelli da banco, gli Otc (circa 30%), conseguenza della cosiddetta 'lenzuolata Bersani', seguiti dai prodotti dermo-cosmesi (25%), dai prodotti omeopatici e naturali (25%) e infine dai parafarmaci.

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