Everolimus in associazione ad Octreotide efficaci nel trattamento di tumori neuroendocrini avanzati. Pubblicati i risultati dello studio RADIANT-2

Endocrinologia | fabio ciccone | 05/12/2011 11:51

Uno studio clinico, denominato RADIANT-2, pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet sostiene che
Everolimus in associazione ad un analogo della somatostatina rallenti  la progressione della malattia in pazienti affetti da tumori neuroendocrini in fase avanzata. Gli analoghi della somatostatina come octreotide sono generalmente adoperati in clinica per alleviare sintomi ormonali come vampate di calore e diarrea, associati a tumori neuroendocrini.
Everolimus è invece un inibitore orale e selettivo di mTOR, una serin-treonin chinasi coinvolta nello sviluppo dei tumori neuroendocrini.  Diversi studi, hanno già valutato la sua efficacia  tnel trattamento delle neoplasie neuroendocrine. Tuttavia il suo impiego nei tumori neuroendocrini di origine diversa, come i polmoni o il piccolo intestino, oppure in combinazione con un analogo della somatostatina non era mai stato valutato prima di questo studio.

Pertanto 429 pazienti con tumori neuroendocrini in stadio avanzato sono stati arruolati in uno studio in doppio cieco con everolimus oppure placebo, in entrambi i casi più octreotide.Ci sono stati 103 eventi associati alla progressione del tumore nel gruppo trattato con la combinazione everolimus più octreotide e 120 nel gruppo trattato con la sola octreotide in 28 mesi di follow-up.
Nel gruppo everolimus più octreotide, si è osservata una riduzione significativa dei marker circolanti dei tumori carcinoide, la cromogranina A e l’acido 5-idrossindolacetico.  Gli eventi avversi correlati al trattamento più frequenti sono stati stomatiti, rash, diarrea e fatigue. Fatigue, diarrea e stomatiti, insieme con trombocitopenia, iperglicemia e infezioni sono stati anche gli effetti avversi più comuni  di grado 3 o 4. La polmonite, evento avversi noto associato al trattamento con everolimus si è sviluppato nell’8% dei pazienti trattati con l’inibitore in combinazione con octreotide, ma in nessuno dei pazienti trattati con la sola octreotide.
Complessivamente, 18 pazienti nel gruppo trattato con la combinazione dei due farmaci e 11 nel gruppo trattato solo con octreotide sono morti entro un mese dall’ultimo trattamento. Sei dei decessi in ciascun gruppo sono stati attribuiti al tumore o alla sua progressione.
 

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