Fornero: adesso toccheremo gli stipendi. Cimo, ancora una volta penalizzati i medici. Cozza (cgil): vanificati i sacrifici di chi ha riscattato la laurea. Lo schema delle nuove pensioni

Giovanni Vezza | 07/12/2011 14:31

E dopo le pensioni toccherà agli stipendi: “Per completare la riforma delle pensioni bisognerà mettere mano anche alla curva retributiva che oggi vede i salari crescere durante tutto l'arco della vita lavorativa e che, sull'altro lato, spinge invece le aziende a cercare di liberarsi dei lavoratori più anziani considerati meno produttivi”, ha spiegato  il ministro del Welfare, Elsa Fornero, nel corso di un'audizione alla commissione Lavoro di Montecitorio. "Per rendere sostenibile la riforma delle pensioni [permettendo di spingere in avanti l'età del pensionamento n.d.r.] bisognerà considerare il problema delle curve retributive: in Italia le retribuzioni salgono costantemente per tutto l'arco della vita ma non così la produttività dei lavoratori. Le imprese trovano che i lavoratori anziani costano troppo e tentano di scaricarli", ha detto il ministro. L'impostazione degli interventi messi a punto dal governo in materia previdenziale prevedono che i lavoratori rimangano il più possibile al lavoro per garantirsi una pensione adeguata. La Fornero ha voluto sottolineare che l'adeguamento del sistema previdenziale "è stata la cosa più facile da fare, ma che il compito più complesso è quello di riuscire a mettere insieme un sistema del lavoro che tenga nel suo complesso [pensioni, retribuzioni ammortizzatori e mercato del lavoro] in una società che cambia". In allegato il testo del ministero del Welfare (clicchi qui per consultarlo)

Cimo

''Ancora una volta si colpiscono i medici delle classi di età più avanzate e quindi soggetti a maggior disagio lavorativo allontanando di qualche anno la possibilità di andare in pensione. A questo si aggiunge una patrimoniale nascosta dietro il notevole aumento delle tasse sulla casa che rappresenta per molti medici la principale forma di risparmio familiare, risparmio ottenuto con lunghi anni di sacrifici''. Così Riccardo Cassi, Presidente Nazionale Cimo-Asmd commenta la manovra, augurandosi ''che alcune norme possano essere rimodulate''. Cassi spera, inoltre, che ''finita questa stagione di emergenza si possa cominciare ad affrontare i problemi del lavoro del medico per la cui soluzione Cimo si sta battendo da tempo''. Sul piatto: riforme della colpa, carriere premianti, riapertura della stagione contrattuale con norme specifiche sulla professione e deburacratizzazione. ''Altrimenti - afferma - tutti i sacrifici imposti in questi due anni ai medici del SSN saranno inutili''. E conclude: ''Abbiamo già dato e non ci siamo mai tirati indietro di fronte ai sacrifici disposti per salvare il Paese, ma adesso esigiamo Riforme che recuperino il ruolo centrale del medico a partire dalla fine del precariato e dei blocchi alle assunzioni''.

Cgil medici

La manovra obbliga i medici ad andare in pensione più tardi – da un minimo di 66 anni ad un massimo di 70 - allontanando la stabilizzazione di circo 10mila precari in costante crescita, senza destinare nessuna risorsa risparmiata per le loro tutele”. Lo rileva Massimo Cozza, segretario nazionale della FP Cgil Medici in una nota.
“I medici infatti – continua - avranno pensioni più leggere per l'applicazione del contributivo per tutti dal 2012. Abolita la pensione di anzianità con 40 anni di contributi, gli uomini che raggiungono i 42 anni e 1 mese di contributi ( + 2 mesi nel 2013 e +3 mesi dal 2014), 41 e un mese per le donne (con le medesime aggiunte
per il 2013 e il 2014), potranno andare in pensione anticipata ma con un taglio del 2% della quota retributiva per ogni anno inferiore ai 62”.
“C'è inoltre da aggiungere – prosegue Cozza - che dal 2013 l'aggiornamento per la speranza di vita sarà di altri tre mesi in più e così via con periodicità biennale in base ai dati Istat”.  “Una ulteriore beffa per chi aveva riscattato a caro prezzo anni di laurea e di specializzazione per raggiungere i 18 anni di contributi nel 1995 con il fine, in parte vanificato, di avere la pensione calcolata interamente con il sistema retributivo”.
“E' un capolavoro d'iniquità - conclude il sindacalista - con il quale si allungano i tempi e si diminuisce l'importo delle pensioni, e contemporaneamente si blocca nei fatti ulteriormente l'ingresso dei giovani e dei precari e i risparmi non sono utilizzati per rafforzare i loro diritti ma solo per fare cassa”. 

Il nuovo schema pensionistico

Estensione del metodo contributivo a tutti i lavoratori, aumento anticipato dell'età di vecchiaia per le donne del settore privato, abolizione delle finestre mobili (e assorbimento di questi periodi nell'età effettiva di pensionamento), stretta sull'anzianità e aumento delle aliquote per i lavoratori autonomi: sono le principali misure previste per la riforma della previdenza prevista dalla manovra correttiva. Finestra mobile assorbita nell'età effettiva. Scompare il meccanismo della "decorrenza" di 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi" previsto dalla manovra 2010 a partire dal 2011 che allungava di fatto i tempi per l'accesso al pensionamento. Il periodo sarà assorbito nei requisiti che per la vecchiaia degli uomini dipendenti saranno dall'anno prossimo pari a 66 anni (65 anni attuali più 12 mesi di finestra). I lavoratori autonomi andranno in pensione dal 2012 a 66 anni e sei mesi. Le lavoratrici autonome a 63 anni e sei mesi.

 

"Il metodo contributivo non è perfetto ma è il più equo in termini di generazioni e più sostenibile in termini finanziari". E' la spiegazione che il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero ha fornito alla commissione Lavoro della Camera illustrando i provvedimenti presi dal governo sulle pensioni. "Nessuno dovrebbe prendere più di quanto ha versato -ha detto Fornero- se uno versa 100 e prende 150, quel 50 non è piovuto dal cielo ma qualcun altro lo deve pagare".  fornero ha illustrato ai membri della Commissione i contenuti dell'intervento sulla previdenza: "L'Istat ci dice che l'età media di chi va in pensione oggi è di 58 anni e due mesi, ma c'è anche chi va in pensione a 57 anni. Per questo vogliamo allungare la vita lavorativa e abbiamo inciso sulle pensioni di anzianità portando a 40 più uno gli anni necessari per le donne e a 42 gli anni necessari per gli uomini e non ci sono più le quote". Per le donne, in sintesi "c'è un aumento a 62 anni dell'età di pensione e la convergenza con l'età degli uomini, 66 anni, entro il 2018", mentre per gli uomini ci sono "criteri contributivi più severi e un'età pensionabile che va dai 66 ai 70 anni".  "Ispirandoci però al criterio della flessibilità -ha aggiunto Fornero- abbiamo previsto la possibilità di uscite anticipate: fermi restando gli anni di contribuzione, c'è una fascia flessibile che va dai 62 ai 70 anni. Uscendo prima si deve pagare una penalizzazione , mentre restando al lavoro si incrementa l'importo dell'assegno". Per Fornero il provvedimento ha anche l'effetto di "riduzione e abolizione dei privilegi di alcuni trattamenti". C'è poi "il passaggio al contributivo anche per i lavoratori autonomi con un incremento di contribuzione che non è una tassa ma che servirà a trasmettere ogni euro versato nella pensione".  Rimane il fatto che si tratta di una riforma delle pensioni "che punta tutto s u un mercato del lavoro che funziona bene, e che dà lavoro a giovani, donne e anche adulti", ha detto il ministro. Punta anche "sulle curve retributive, perché nel nostro sistema c'è una certa rigidità nel sistema retributivo, con automatismi salariali che scattano anche in presenza di un naturale calo di produttività". "I lavoratori anziani costano di più ma non è licenziandoli che si risparmia: si tratta di trovare una diversa collocazione per questi lavoratori che possono contribuire molto all'azienda". Infine, ha ricordato Fornero "ci vogliono ammortizzatori sociali, ma questo richiede risorse e per avere risorse è necessaria la crescita".

 

Donne in pensione di vecchiaia a 62 anni. Si accelera sull'aumento dell'età di vecchiaia delle donne dipendenti del settore privato. Dal 2012 andranno in pensione a 62 anni, mentre entro il 2018 saranno a quota 66 come gli uomini e le donne del settore pubblico (a 66 anni già dal 2012). Lo scalino tra 2011 e 2012 sarà quindi di fatto di un anno, dato che quest'anno le donne dipendenti del settore privato uscivano a 60 anni più 12 mesi di finestra mobile (quindi a 61).

Stretta  sull'anzianità. Si potrà andare in pensione in anticipo rispetto all'età di vecchiaia solo se sarà stata maturata un'anzianità contributiva di 42 anni e un mese per chi li matura nel 2012, 42 anni e due mesi per chi li matura nel 2013 e 42 anni e 3 mesi per chi li matura nel 2014.

Per chi esce in pensione anticipata prima dei 63 anni di età dal 2012 avrà una penalizzazione sulla quota liquidata con il retributivo del 3% per ogni anno di anticipo nell'accesso al pensionamento prima dei 63 anni di età.

Aumentano le aliquote per gli autonomi. Il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha parlato di un aumento delle aliquote contributive degli autonomi (adesso al 20-21% per i commercianti e gli artigiani a fronte del 33% dei dipendenti): potrebbero crescere di due punti percentuali.

Fascia flessibile per pensionamento. Per le donne prevista una fascia flessibile per il pensionamento tra i 63 e i 70 anni mentre per gli uomini sarà tra i 66 e i 70. Ci saranno vantaggi per chi esce più tardi e penalizzazioni per chi esce dal lavoro prima.

Stop alla rivalutazione delle pensioni. Le pensioni in essere saranno congelate per il 2012 rispetto all'inflazione. Saranno escluse dal blocco solo quelle fino a 935 euro al mese, che avranno la rivalutazione piena.

Contributo di solidarietà. "Abbiamo chiesto un contributo di solidarietà alle pensioni più ricche e avvantaggiate", ha detto il ministro Fornero nella conferenza stampa dopo il varo della manovra

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