Francia, allarme protesi al seno. Ma in Italia ne sono state impiantate poche

Oncologia | Redazione DottNet | 13/12/2011 10:10

Morire di cancro per colpa di una protesi al seno piena di silicone e' possibile. Ed in Francia un nuovo caso di una donna deceduta dopo aver portato per anni la protesi difettosa fa crescere l'allarme sanitario. Un'inchiesta per omicidio colposo e' stata aperta dalla procura di Marsiglia. La donna era residente nel Gers, nel sud della Francia, ed e' stata la madre a denunciare ora il suo decesso. Allo stesso tempo, a Parigi, l'Agenzia di sicurezza sanitaria Afssaps, ha annunciato un caso di cancro di un'altra donna, anche lei operata al seno ed ora in cura. Entrambe portavano le protesi fabbricate dal 2001 dalla Poly implant prothese di La Seyne-sur-Mer, nel sud della Francia.

La frode e' venuta a galla nel marzo del 2010, quando l'Afssaps ha scoperto che le protesi in questione tendevano a scoppiare il doppio delle volte rispetto ad altre. E' emerso dunque che la Pip utilizzava un silicone ad uso industriale, e non medico, di quelli per sigillare le fessure dei rubinetti e delle docce. Il prodotto e' stato quindi ritirato dal mercato. Ma nel frattempo si pensa che almeno 30 mila donne siano state operate, in Francia e all'estero. L'80% delle protesi fabbricate dalla Pip venivano esportate. Questi ultimi due casi seguono quello denunciato appena un paio di settimane fa a Marsiglia, dove Edwige Ligoneche, di 53 anni, e' morta per le complicazioni di un linfoma al seno che si e' infiammato a contatto con la protesi mammaria. Il legame tra il cancro ed il silicone, che si era sparso nel corpo dopo che la protesi si era bucata, e' stato accertato dai professori dell'Istituto Paoli Calmettes di Marsiglia, specializzato nella lotta contro il cancro. E' stato il primo decesso registrato a piu' di un anno dallo scandalo che ha messo in allarme la Francia. Per ora pero' solo 2.172 denunce sono state registrate, ma la preoccupazione cresce tra le donne. In centinaia saranno mercoledi' 14 a manifestare davanti al ministero della Sanita', a Parigi, per chiedere alle autorita' di interessarsi del loro caso. Delle loro vite a rischio. L'Associazione delle vittime delle Pip vuole chiedere al ministro della Sanita', Xavier Bertrand, il rimborso di tutte le operazioni per ritirare le protesi. Per ora, solo le donne che hanno fatto ricorso alla chirurgia per ricostruire il seno dopo l'asportazione di un tumore hanno diritto al rimborso. Non quelle, e sono numerose, che lo hanno fatto per motivi estetici. Le operazioni, fa notare l'associazione, costano ta i 1.500 ed i 2.000 euro. Intanto l'Afssaps ha rilanciato l'appello a tutte le donne che si sono operate in passato di farsi ritirare al piu' presto le protesi. Ha anche pubblicato sul suo sito internet un messaggio rivolto ai chirurghi perche' moltiplichino i controlli preventivi sulle loro pazienti, anche se non si manifestano particolari complicazioni. Le protesi al seno Pip in Italia hanno avuto una ''diffusione marginale''. Lo assicura il presidente dell'Associazione italiana di chirurgia plastica ed estetica (Aicpes) Giovanni Botti, precisando che tali protesi non sono comunque piu' importate nel nostro paese da circa due anni. Gia' lo scorso anno, anche il ministro della Salute italiano aveva diffuso un allerta in merito alle protesi Pip. Oggi pero', a seguito del caso della donna deceduta per cancro, l'Agenzia francese di sicurezza sanitaria (Afssaps) ha rinnovato l'appello alle donne operate di farsi rimuovere al piu' presto le protesi. In Italia, precisa Botti, ''le Pip non hanno avuto una grande diffusione, ma al momento non si hanno indicazioni a richiamare le pazienti che hanno avuto un impianto''. Piu' in generale, l'esperto comunque rassicura in merito alla qualita' dei prodotti utilizzati nel nostro Paese: ''Le protesi per il seno utilizzate dai nostri centri - afferma - sono prodotte da grandi ditte ed hanno tutte le garanzie di qualita' e sicurezza. E' dunque molto improbabile che nel nostro Paese siano in uso protesi di bassa qualita'''. Quanto ai casi di cancro al seno di alcune donne francesi alle quali da anni erano state impiantate le protesi Pip, Botti invita alla cautela: ''Va detto che il cancro al seno e' il tumore piu' diffuso tra le donne ed una su 20 e' destinata ad ammalarsi nel corso della vita. E' dunque da dimostrare che l'incidenza del cancro al seno sia maggiore tra le donne con tale tipo di protesi, prova che al momento non c'e'. La vicenda e' tutta da provare''. Rassicura sulla qualita' delle protesi in uso in Italia anche il segretario della Societa' italiana di medicina estetica (Sime), Emanuele Bartoletti: ''Si tratta di protesi certificate e fabbricate con silicone sicuro''. Il punto, aggiunge l'esperto, ''e' che non si puo' risparmiare sulla qualita' dei prodotti, mentre soprattutto in questo periodo di crisi capita di osservare una notevole riduzione dei costi nel settore della chirurgia estetica. Si tratta di riduzioni - precisa - che spesso sono solo a carico dei materiali prescelti''. Per questo, e' l'invito di Bartoletti condiviso anche da Botta, ''bisogna diffidare dei costi troppo bassi e delle 'offerte' sempre piu' spesso diffuse nel settore''.

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