Federanziani chiede al Governo di chiudere l’Aifa: resta inascoltata

Farmaci | Redazione DottNet | 12/12/2011 19:26

"Se occorre far quadrare i conti ad ogni costo, anche mettendo in secondo piano la tutela della salute dei cittadini, una soluzione ragionevole potrebbe essere quella di chiudere l'Agenzia Italiana del Farmaco, azione che comporterebbe un risparmio di circa 76 milioni di euro l'anno".Lo dichiara, rivolgendosi al premier Monti, il presidente di FederAnziani Roberto Messina in merito alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C prevista dalla Manovra.

"Non si comprende infatti - sottolinea - quale sia oramai il ruolo dell'Aifa, quando lo Stato decide di procedere per conto proprio in tema di farmaci, anteponendo le ragioni del mercato e della grande distribuzione a quelle della sicurezza e della privacy". Gli effetti del decreto Monti, secondo la federazione della terza età "saranno devastanti proprio in termini di tutela dei dati sensibili e sicurezza dei cittadini, soprattutto degli anziani, che si troveranno a perdere il loro punto di riferimento sul territorio, ovvero le farmacie, e ad essere bersagliati da strategie di marketing su un tema sensibile e delicato quale quello della salute". Secondo Messina, il solo vantaggio "sara' per i 'commercianti dei farmaci', i quali, riuniti in grandi 'organismi' o meglio in grandi gruppi della distribuzione, non farebbero altro che fare lo specchietto per le allodole. Ecco perché la politica dovrebbe ascoltare quella parte dello Stato, ovvero l'Aifa, preposto alla governance del comparto, che è il nostro fiore all'occhiello di fronte a tutta l'Europa per l'eccellente lavoro che svolge. Non ascoltarla è come dire che l'Aifa è inutile, che non serve. Allora tanto vale risparmiare quei 76 milioni di euro ogni anno". Il rischio, secondo Messina, e' che i farmacisti siano "trasformati in commessi alle dipendenze di multinazionali, e i cittadini/malati ridotti a semplici consumatori". Per il presidente di Federanziani meglio sarebbe rendere possibile il raddoppio o la quadruplicazione del numero delle farmacie, o assorbire le parafarmacie che abbiano come titolare un laureato in farmacia, per mantenere il comparto sotto logiche farmacologiche e non di mercato.

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