Pensioni, il Governo escludendo i patrimoni degli enti privati mette a rischio i giovani medici. Il 19 sciopereranno i sanitari di Cgil, Cisl e Uil

Silvio Campione | 12/12/2011 21:35

"Sarebbe grave e incomprensibile se il Governo non dovesse accettare la richiesta degli enti previdenziali privati di poter contare anche sui propri ingenti patrimoni per garantire l'equilibrio cinquantennale dei sistemi pensionistici che gestiscono senza costi per lo Stato". Lo afferma una nota l'intersindacale medica. "Una chiusura su questo punto, che causerebbe grandi danni economici alle giovani generazioni di medici e odontoiatri - afferma l'intersindacale medica - sarebbe tanto più sorprendente considerando le motivazioni e le costruttive proposte avanzate dall'Adepp (l'associazione degli enti previdenziali privati), la positiva e trasversale accoglienza ricevuta in Parlamento e il fatto che si tratta di richieste a saldo zero".

Facciamo allora un passo indietro e vediamo di capire perché le confederazioni mediche si sono scagliate contro la decisione del Governo. In pratica gli enti pensionistici dei professionisti, tra cui anche quello dei medici, l’Enpam,  entro il 31 marzo dovranno assicurare l' equilibrio tra entrate contributive e uscite per prestazioni pensionistiche per i prossimi 50 anni. Finora invece le casse di previdenza dovevano assicurare la sostenibilità del loro sistema fino ai prossimi 30 anni. “Non bisogna dimenticare che fino al 2007 la sostenibilità da garantire era di 15 anni. Insomma nel giro di 4 anni ci viene richiesto un salto di 35 anni. Qualcosa di mai visto in nessun sistema previdenziale europeo”, spiega Andrea Camporese, presidente dell' Adepp, l' associazione che raggruppa 20 enti previdenziali, nonché dell’Inpgi, la Cassa dei giornalisti: “È per questo che abbiamo già chiesto al ministro Fornero di rivedere insieme a noi forma e sostanza del decreto varato domenica”. La prima richiesta formulata dalle casse del mondo professionale è quella di inserire nel calcolo di sostenibilità anche il patrimonio di ciascun ente. Perché come molti sanno  la ricchezza di ciascuna cassa è formata da beni mobili e immobili; i responsabili della Casse stanno lavorando per mettere in sicurezza il  sistema per i prossimi 30 anni, mentre l’Esecutivo in tre mesi ne chiede altri 20 senza tuttavia calcolare il  patrimonio degli Enti. Che, detto per inciso, pagano doppiamente le tasse: sulle pensioni e sul rendimento del patrimonio. Qualcuno sospetta che il fine ultimo sia quello di far confluire le casse all' interno dell' Inps per poter mettere le mani sul tesoro accantonato dai professionisti.  «Certo qualche dubbio viene - ammette Giovanni Pietro Malagnino, vice presidente dell' Enpam, l' ente di previdenza di medici e odontoiatri - abbiamo calcolato che tra 50 anni le casse private avranno un patrimonio di circa 500 miliardi. Possibile che si stia ipotizzando una socializzazione degli utili e una privatizzazione delle perdite? Molto meglio pensare che ci verrà concessa una proroga a quella scadenza del 31 marzo e che si possano includere nel calcolo di sostenibilità anche i beni patrimoniali». Ciò che non appare ancora chiaro è che cosa accadrà se tutto rimarrà com' è e se le casse non riusciranno ad adeguarsi entro marzo. “Il decreto prevede l' applicazione del sistema di calcolo contributivo per tutti - spiega Camporese - il punto è che l' applicazione del contributivo, da sola, non potrà cambiare la sostenibilità degli enti. E se l' equilibrio non dovesse essere raggiunto nemmeno con il contributivo? E poi, siamo proprio sicuri che un calcolo proiettato in avanti di mezzo secolo sia equo anche per le generazioni future? Se non dovessimo trovare la giusta misura, dovremmo tagliare del 50% le pensioni che già eroghiamo o caricare i giovani di un pesante prelievo previdenziale”. Uno scenario pesantissimo che aggraverebbe la condizione di chi già ha praticato uno strappo importante.

Sciopero del personale medico pubblico

I medici dipendenti pubblici e della medicina generale parteciperanno allo sciopero del lavoro pubblico indetto da Cgil, Cisl e Uil per l'intera giornata lavorativa di lunedì 19 dicembre. “Perché La manovra è fortemente iniqua per i medici”.  “I ’soliti noti’, tra cui come sempre medici e veterinari pubblici – si legge in una nota congiunta - non sono disposti a pagare da soli il peso del risanamento e quindi sciopereranno unitariamente per cambiare la manovra e ottenere maggiore equità”. Secondo Massimo Cozza (Fp-Cgil Medici), Biagio Papotto (Cisl-Medici) e Armando Masucci (Uil-Fpl Medici) “la manovra approvata dal Consiglio dei Ministri è infatti fortemente iniqua per medici, veterinari dipendenti e medici convenzionati, pensionati e precari, e inoltre sconta l'inaccettabile assenza di confronto con le parti sociali”.
Al centro della mobilitazione unitaria, la richiesta di modificare il testo durante l'iter parlamentare per ottenere: una riforma della previdenza che non sia scaricata sulle spalle dei medici e dei pensionati, che danneggia oltre 10mila precari; misure che colpiscano per la prima volta evasione e grandi patrimoni; una riforma fiscale che alleggerisca la tassazione sui redditi da lavoro dipendente e da pensione; una riqualificazione della spesa pubblica che consenta di trovare le risorse per la crescita senza penalizzare ulteriormente il welfare locale e la sanità; il rinnovo dei contratti e delle convenzioni; la modifica dell’obbligo dell’assicurazione a carico dei medici ma non delle strutture; la modifica dell'obbligo delle sanzioni disciplinari ordinistiche per la formazione a fronte del taglio del 50% dei fondi.

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