Farmaci fascia C, liberalizzazioni escluse nei centri al di sotto dei 12.500 abitanti: il Governo apre uno spiraglio alla vertenza

Redazione DottNet | 14/12/2011 00:35

Si apre un piccolo spiraglio sulle vertenza farmacisti: la Commissione Bilancio sta approvando un emendamento all'art. 32 del decreto anti-crisi che cambierebbe i termini della liberalizzazione della fascia C con ricetta. L'accordo prevede infatti un abbassamento a 12.500 abitanti della soglia sotto la quale non scatteranno le liberalizzazioni (il decreto prevedeva 15.000 abitanti) e poi viene previsto che fuori dalla farmacia saranno vendibili solo farmaci senza ricetta.

Per individuarli viene demandato all'Aifa il compito di stilare una lista apposita di medicinali dell'attuale fascia C che potranno essere venduti in esercizi con requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi stabiliti da un decreto del ministero della Salute da emanare entro 60 giorni.  Nella lista dell'Aifa, che dovrà essere emanata entro 120 giorni sentito il Ministero della Salute e che sarà periodicamente aggiornabile, saranno inseriti i farmaci in fascia C, oggi con obbligo di ricetta, per i quali sarà consentita la vendita senza ricetta medica. Esclusi a priori dalla lista i medicinali con ricetta non ripetibile, gli stupefacenti e psicotropi, i farmaci del sistema endocrino (contraccettivi e ormoni) e quelli somministrati per via parenterale (iniettabili).  Spetterà quindi solo alle farmacie la competenza della vendita dei farmaci con ricetta medica ripetibile e non, della fascia C a carico del cittadino. Resta comunque la volonta' del governo di andare avanti nella ''limitata liberalizzazione'' del settore. Intanto pero' le farmacie restano sul piede di guerra arrivando a minacciare addirittura una serrata, probabilmente gia' lunedi' prossimo, se l'esecutivo non cambiera' totalmente posizione. Il ministro, comunque, non rinuncia a un tentativo di mediazione, annunciando la possibilita' di introdurre il correttivo alla misura, che gia' esclude che sui banconi delle parafarmacie si possano trovare farmaci psicotropi o stupefacenti e quelli con ricetta non ripetibile: ''Si puo' eventualmente procedere'', ha spiegato Balduzzi, ribadendo che incontrera' ''appena possibile'' i rappresentanti delle farmacie, ''a sospendere o escludere determinati farmaci ove si verifichi che la loro somministrazione fuori dalle farmacie sia pregiudizievole per la salute dei cittadini''. Per il titolare della Salute questa potrebbe essere la via ''per andare incontro ad alcune delle preoccupazioni espresse'' anche se, ha ribadito, non c'e' motivo di temere per la salute dei cittadini visto che il suo impegno e' stato proprio quello di fare in modo che la norma rispetti ''i principi di fondo della farmacovigilanza della filiera del farmaco nel nostro Paese, con la presenza del farmacista e tutti i necessari controlli''. Proprio alla luce delle dichiarazioni di Balduzzi, oggi si riuniranno i vertici di Federfarma, per valutare la situazione e decidere se andare avanti con l'annunciata ''chiusura'' contro un governo che ''si accanisce contro le farmacie sbandierando la sola liberalizzazione della vendita di medicinali come panacea per lo sviluppo e la crescita del Paese''. La misura secondo i farmacisti, che sono da una parte preoccupati per la salute dei cittadini, dall'altra spaventati per le possibili ricadute economiche ed occupazionali, e' fuori dalle norme Ue. Anzi, ribadiscono, ''in nessun Paese al mondo'' medicinali che richiedono la prescrizione medica sono venduti fuori dalle farmacie. 

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