Manovra, passo indietro sui farmaci. Garattini: anche nelle parafarmacie c’è il farmacista. I prodotti che potrebbero essere venduti liberamente

Farmacia | Redazione DottNet | 14/12/2011 21:46

Un passo indietro che non e' proprio uno stop ma poco ci manca. Sulla tanto discussa liberalizzazione dei farmaci di fascia C, accolta con entusiasmo dalle parafarmacie e bocciata invece dalle farmacie tradizionali, ha prevalso alla fine la linea della moderazione, che potrebbe avere effetti ancora non facilmente calcolabili. E rientra cosi' la minaccia di una protesta da parte dei farmacisti di Federfarma che avevano ipotizzato di arrivare fino alla chiusura degli esercizi per contestare l'uscita di questi medicinali che producono da soli un giro di affari di circa 3 miliardi di euro l'anno.

La misura, difesa dal ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, perche' ''era fatta bene'', e' stata modificata nella notte in commissione da un emendamento che ha posto paletti ancora piu' stringenti di quelli che gia' c'erano su controlli, sicurezza e farmacovigilanza: saranno liberalizzati, infatti, se non ci saranno altre correzioni, solo i farmaci di fascia C per i quali sara' stabilito che non e' piu' necessaria la prescrizione medica. A stilare la nuova lista sara' chiamato il ministero della Salute insieme all'Agenzia italiana del farmaco, entro 4 mesi dall'entrata in vigore del decreto. Un passaggio delicato e complesso, perche' si dovra' tenere conto non solo del fattore economico ma anche delle implicazioni medico-scientifiche. In ogni caso il nuovo testo della manovra, che ora deve passare al vaglio dell'Aula, gia' esclude diverse tipologie di farmaci di fascia C (con ricetta ma non rimborsati dal Servizio sanitario nazionale) a partire da quelli con effetti stupefacenti o psicotropi, passando per quelli ''del sistema endocrino'', ad esempio la pillola contraccettiva, e quelli iniettabili. Una scelta arrivata all'ultimo minuto e subito stigmatizzata dal Pd che non ha esitato a parlare appunto di ''stop'' alla liberalizzazione. E che e' stata accolta positivamente invece da Federfarma, che ha deciso di fermare la protesta annunciata, perche', con ogni probabilita', la misura cosi' ripensata alla fine avra' un impatto molto piu' limitato di quello immaginato all'inizio. E una scelta che e' stata contestata a gran voce dalla rappresentanza delle parafarmacie, secondo le quali ''il governo ha abdicato alle pressioni della casta''. Di fatto, per le parafarmacie, ''con questo emendamento della liberalizzazione sui farmaci non si trova traccia''. La misura, comunque, abbassa anche la soglia di abitanti oltre la quale si puo' procedere con la liberalizzazione, passando dai 15mila originari a 12 e 500, fatte salve comunque le zone rurali. Poca cosa per il Pd, che spingeva invece verso una maggiore liberalizzazione, tanto che il segretario, Pier Luigi Bersani, si e' detto addirittura ''stupefatto dalla debolezza del governo'' su questo tema, mentre il suo partito ha gia' presentato, per l'esame dell'Aula, un emendamento per tornare alla norma originaria. Al momento e' difficile pensare che ci sara' spazio per una ulteriore modifica, anche se Passera ha sottolineato che ''su emendamenti e contro emendamenti si esprimera' il governo nel suo insieme''.

 

Intervista con Garattini

 

Se i farmaci di fascia C, ovvero a carico del singolo, saranno venduti fuori dalle farmacie - per effetto della liberalizzazione prevista dalla Manovra economica - la ''sicurezza per i cittadini sarebbe comunque garantita dalla presenza di un farmacista nei luoghi di vendita''. Il farmacologo Silvio Garattini interviene sulla questione e precisa: ''Gia' oggi nelle parafarmacie, dove sono attualmente venduti i farmaci di fascia C che non richiedono ricetta medica, la figura del farmacista e' presente. Se dunque la vendita venisse ampliata ai farmaci di fascia C con ricetta, sarebbe sempre il farmacista a controllare il rispetto delle prescrizioni''. ''Il punto - commenta Garattini - e' dunque la presenza della figura professionale del farmacista: la cosa importante, cioe', non e' in che luogo il farmaco e' venduto, ma che laddove la vendita avviene sia sempre presente la figura del farmacista, che si assicuri che la prescrizione del medico sia attuata in modo corretto''. Ma gia' oggi, ribadisce l'esperto, ''nelle parafarmacie il farmacista e' presente, dunque non vedo come possano crearsi problemi legati alla 'sicurezza' per la vendita futura di farmaci di fascia C con ricetta. A 'controllare', infatti, ci sarebbe sempre una figura professionale qualificata''. Il vero problema che ''si nasconde sotto le tante polemiche, allora - osserva Garattini - non e' in realta' quello della sicurezza per i cittadini. Il problema, infatti, e' solo economico''. In altri termini, chiarisce il farmacologo, ''se i farmaci di fascia C con ricetta 'uscissero' dalle farmacie per essere venduti nelle parafarmacie, le prime perderebbero una parte importante del loro fatturato. E' naturale - commenta - che i farmacisti stiano in questo momento difendendo i loro interessi''. Una polemica, quella legata all'ipotesi di liberalizzazione della vendita dei farmaci, ''comunque dal 'sapore' molto italiano: Negli Stati Uniti, ad esempio - afferma l'esperto - la liberalizzazione gia' esiste, per i farmaci con e senza ricetta. L'Italia dunque, garantendo la presenza del farmacista anche nei punti vendita diversi dalle farmacie, si dimostra molto piu' attenta proprio nei confronti della tutela del paziente''. La liberalizzazione, sottolinea inoltre Garattini, ''avrebbe ovviamente l'effetto di creare nuovi posti di lavoro, aspetto certamente rilevante''. Limitare invece la vendita fuori dalle farmacie per i soli farmaci di fascia C senza ricetta, come sembrerebbe prevedere un emendamento alla Manovra, commenta, ''sarebbe invece un assurdo: cio' e', infatti, esattamente cio' che oggi gia' accade; quindi, in pratica si annullerebbe quello che e' stato annunciato''. Se fosse davvero cosi', conclude Garattini, ''non ci sarebbe alcun cambiamento rispetto alla situazione attuale''

 

Che cosa si venderà fuori dalle farmacie

 

No categorico alla vendita fuori dalle farmacie degli anticoncenzionali, degli antidepressivi (come il tavor) e dei cosiddetti farmaci 'stupefacenti', si' ad altre tipologie di farmaci, come quelli dermatologici per uso esterno o alcuni antinfiammatori. Potrebbe essere questo uno degli scenari plausibili in merito alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C, se l'emendamento votato ieri sera in commissione Bilancio non sara' modificato o ritirato dal Governo. In questo caso spetterebbe infatti all'Agenzia Italia del farmaco individuare, entro 120 giorni, una lista apposita di medicinali dell'attuale fascia C che potranno essere venduti in esercizi come le farmacie o i corner della grande distribuzione. Complessivamente il giro di affari attorno a questi prodotti a carico del cittadino e' pari a tre miliardi di euro l'anno. E l'operazione che si profila dovrebbe essere quella di trasformare alcuni farmaci a carico del cittadini (e quindi in fascia C) oggi vendibili con ricetta medica ripetibile (280 milioni di confezioni vendute ogni anno) in farmaci Sop, ovvero senza obbligo di prescrizione, per poter essere cosi' liberamente venduti anche al di fuori delle farmacie. Al momento e' prematuro ipotizzare una lista, anche se gia' questo pomeriggio circolavano le prime indiscrezioni sulle tipologie di farmaci in procinto di cambiare 'look'(sempre che l'emendamento rimanga tale e quale ha quello approvato ieri): si va dai farmaci dermatologici per uso esterno, ad alcuni antinfiammatori (ma non quelli con ricetta non ripetibile come l'Aulin) fino agli antivirali per uso locale. La norma cosi' come e' stata elaborata, in sostanza, potrebbe rappresentare anche lo spunto per iniziare una cura 'dimagrante' che avvicini l'Italia agli altri Paesi europei, dove e' vero che i farmaci con ricetta medica vengono venduti esclusivamente all'interno delle farmacie, ma dove e' altrettanto vero che la quota di farmaci cosiddetti di automedicazione e' sicuramente maggiore che nel nostro Paese. "La totale liberalizzazione per noi avrebbe significato la desertificazione e sarebbe stata devastante, considerato che spesso rappresentiamo bacini di utenza di poco piu' di 600 persone", spiega Luigi Sauro, titolare di una farmacia in Provincia di Campobasso, sottolineando pero' che il futuro delle farmacie rurali resta "incerto" anche nelle versione di liberalizzazioni 'soft'. "Al momento sembra scongiurata la chiusura di gran parte delle farmacie rurali cosi' come si era profilata nei giorni scorsi", aggiunge Alfredo Orlandi, presidente del Sunifar e titolare di una farmacia rurale in provincia dell'Aquila, secondo il quale con la nuova versione della Manovra "avremo sicuramente un po' piu' di tranquillita' e soprattutto l'avallo dell'Aifa e del ministero della Salute a garanzia della salute del cittadino".

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