Provocazione della Cgil: “vi fareste operare in emergenza da un medico sessantaseienne”? È sciopero contro la manovra Monti che innalza l’età della pensione. Protesta l’Enpam

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 18/12/2011 17:04

Medici italiani sempre piu' anziani: oltre 1 medico su 3 e' infatti over 55 e la manovra del governo Monti ''portera' i medici a lavorare fino ai 66 anni e in diversi casi anche oltre, con turni notturni sempre piu' frequenti a causa del blocco del turn over''. A denunciarlo e' il segretario della Fp-Cgil Medici Massimo Cozza, che annuncia la partecipazione dei medici allo sciopero nazionale del pubblico impiego del 19 dicembre e pone un quesito provocatorio: ''Vi fareste operare in emergenza notturna da un 66enne?''.

 Anche per cambiare queste norme, afferma Cozza, ''e per avere un tavolo di confronto con il governo Monti, ad oggi inesistente, i medici parteciperanno allo sciopero nazionale del pubblico impiego del 19 dicembre indetto da Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa''. Sarà, dunque, una giornata di possibili disagi negli ospedali per l'adesione di medici e infermieri allo sciopero nazionale unitario del Pubblico impiego. A rischio sono infatti visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici non urgenti, mentre saranno garantite le attivita' di Pronto soccorso, 118 e gli interventi urgenti.
La stessa manovra, sottolinea Cozza, ''non affronta il nodo della stabilizzazione dei precari, penalizzando oltre 10mila giovani''. Dunque, medici ''sempre più anziani dovranno continuare a fare gli stessi turni notturni in sala operatoria o in sala parto, nei reparti o nei pronto soccorso'', mentre ''il conto annuale 2010 della Ragioneria Generale dello Stato - sottolinea il leader sindacale - fotografa già adesso un'età media elevata dei medici del Ssn: solo 678 medici oltre i 65 anni con l'attuale regime pensionistico, ma 9.341 tra i 60 e i 64 anni, 38.894 tra i 55 e i 65 anni, più di un medico su tre (34,91%), mentre i medici tra i 30 e i 40 anni sono 14.040 (12,60 %), poco più di uno su dieci''. ''E' equo - prosegue Cozza - costringere un medico a continuare con le guardie notturne dopo i 60 anni e chiudere la porta d'ingresso a migliaia di giovani medici? Siamo in presenza di una tassa intergenerazionale, si chiedono sacrifici ai medici più anziani senza dar nulla alle giovani generazioni, le piu' colpite dalla crisi del sistema. Chiediamo - conclude - un intervento che destini una parte delle risorse risparmiate con la stangata sui soliti noti per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani medici''. La Manovra è ''devastante per la sanità pubblica''. Lo afferma il senatore del Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione d'inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, che si dice ''vicino ai medici'' che hanno annunciato la loro partecipazione allo sciopero del Pubblico impiego. ''E' una stagione difficile e il momento del rigore finanziario non poteva essere rinviato; la maggior parte degli italiani ne sono consapevoli. La manovra però - afferma Marino - manca di equità e inasprisce le condizioni di difficoltà di tutti gli italiani con reddito da lavoro dipendente, di quel ceto medio che ha sempre pagato''. Soprattutto, secondo il senatore Pd, ''la riforma delle pensioni avrà ripercussioni pesanti sul mondo del lavoro che ora tende ad allontanare i lavoratori già intorno ai 55 anni''. Per la sanità in particolare, sostiene Marino, ''le conseguenze della riforma potranno essere devastanti, come denunciano medici, operatori, tecnici e infermieri che lunedì parteciperanno allo sciopero: il personale sanitario, già sottoposto quotidianamente a condizioni di lavoro particolarmente stressanti, sarà costretto anche dopo aver superato di molto i 60 anni a garantire una prestazione professionale efficiente nell'assistenza in corsia, nei turni notturni, in sala operatoria e nella gestione delle urgenze in pronto soccorso''. Il risultato, commenta, ''sarà quello di penalizzare ingiustamente i medici e gli infermieri che hanno compiuto la scelta di restare nel servizio pubblico, paralizzare il futuro professionale di moltissimi giovani preparati che tarderanno a stabilizzarsi e compromettere la risposta terapeutica offerta al cittadino''. E' difficile pensare in queste condizioni, conclude Marino, ''di poter assicurare nei prossimi anni la qualità delle prestazioni mediche nelle strutture pubbliche''.

L’Enpam va all’attacco

La Fondazione Enpam si opporrà con ogni mezzo all’insensato attacco al proprio sistema pensionistico contenuto nella manovra. La norma (articolo 24, comma 24), di difficile applicazione e di dubbia razionalità, è calata dall'alto su una categoria che aveva già  intrapreso in legittima autonomia un percorso di riforme per il riordino del proprio sistema previdenziale. Proprio l'ingente patrimonio costituito a garanzia delle pensioni - recentemente oggetto di un'incisiva riforma della governance grazie all'apporto scientifico del professor Mario Monti - è ora la materia del contendere. Stando all'articolo del Decreto legge, il patrimonio non può essere contabilizzato, neppure per periodi e importi limitati, per definire l'equilibrio richiesto alle gestioni, ora spostato su un orizzonte temporale di 50 anni. "E' come se a un buon padre di famiglia che avesse oculatamente messo da parte un gruzzoletto in previsione dei momenti difficili, fosse vietato di usarlo al verificarsi del bisogno", esemplifica Alberto Oliveti, vicepresidente vicario della Fondazione Enpam. L’Enpam ha un meccanismo previdenziale sano. A differenza del sistema retributivo pubblico che calcola la pensione in proporzione agli ultimi stipendi, la Cassa dei medici  e degli odontoiatri ha un sistema reddituale che tiene conto dei redditi percepiti durante tutto l’arco della vita lavorativa. “Questo particolare sistema, come lo stesso ministro Fornero ha riconosciuto, ha gli stessi effetti del contributivo ma è più virtuoso, se tecnicamente ben calcolato, perché permette al giovane di sapere con certezza quanti soldi riceverà ogni mese al momento del pensionamento. Non si vede perché ora una norma di legge, che non porta alcun beneficio per le casse dello Stato, debba penalizzare le pensioni dei medici e degli odontoiatri”, dice Alberto Oliveti. "Buttando alle ortiche questo sistema un giovane potrà solo accorgersi di quanto sta seminando per la sua pensione ma non vedrà più come sta crescendo la sua piantina. Inoltre, impedendo l'uso del patrimonio si toglie il concime che attualmente permette alle piante Enpam di diventare più alte di quelle Inps", continua il vicepresidente vicario della Fondazione. Per questo l’Enpam ha deciso di andare avanti con le riforme programmate, che prevedono l’equilibrio a 50 anni, con uso del patrimonio per importi e periodi limitati, come in occasione del previsto esodo massivo dei nati negli anni '50, per fronteggiare il quale la Fondazione ha già da parte le risorse necessarie. Tant’è vero che, con la riforma attualmente impostata, fra mezzo secolo il patrimonio della Fondazione non sarà eroso rispetto ad oggi ma risulterà più che decuplicato. L’Enpam darà il via ad una prima iniziativa legale contro dalla doppia tassazione che grava sui patrimoni delle casse privatizzate. L’ente previdenziale dei medici e  degli odontoiatri, infatti, oltre a non costare nulla alle casse dello Stato, versa al fisco oltre 70 milioni di euro all’anno di tasse illegittime. “Se il ministro del lavoro vuole obbligarci a penalizzare i nostri iscritti, noi non vediamo perché dovremmo  continuare a sostenere con una doppia e ingiusta tassazione i sistemi pubblici in deficit”, dice Oliveti. La doppia tassazione degli enti di previdenza – che vede l’Italia in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei – colpisce la redditività del patrimonio accantonato a garanzia delle pensioni, sulle  quali già si pagano imposte.

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