Malasanità, boom dei sinistri denunciati. E cresce la medicina difensiva

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 22/12/2011 00:07

Non c'e' giorno che passi in cui non si legga di qualche episodio di presunta malasanita'. Un fenomeno che ha portato in questi ultimi 15 anni ad un boom dei sinistri denunciati per la copertura dei medici (+134%) e ad un abuso della medicina difensiva, con quasi il 70% dei medici che propone un ricovero quando non e' necessario e il 61% che suggerisce piu' esami del dovuto. E' questo uno degli aspetti emersi dall'indagine sui punti nascita della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari, presentata oggi. I dati Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) mostrano che dal 1995 al 2005 il numero dei sinistri denunciati e' passato da poco piu' di 17.000 a circa 28.500, con un incremento del 65%.

Ma i sinistri denunciati legati alla copertura dei singoli medici hanno fatto registrare un aumento del 134%, passando da 5.798 del 1995 a 12.374 del 2005, mentre i sinistri denunciati legati alla copertura delle strutture sanitarie sono passati da 11.444 a 16.085 (+41%). Tutto cio' con un effetto 'collaterale', cioe' l'abuso di medicina difensiva. L'82,8% dei medici infatti dichiara di inserire in cartella clinica annotazioni evitabili, il 69,8% propone il ricovero in ospedale anche se il paziente e' gestibile ambulatorialmente, il 61,3% prescrive piu' esami diagnostici del necessario. E poi ancora, il 58,6% dichiara di essere ricorso alla consultazione non necessaria di altri specialisti, il 51,5% di aver prescritto farmaci non necessari, il 26,2% di avere escluso pazienti a rischio da alcuni trattamenti, oltre le normali regole di prudenza. Le motivazioni per l'80,4% dei medici sono il timore di un contenzioso medico-legale. Il trend della presunta malpractice e' in lieve crescita, e dal 18% del 2009 e' passato al 18,5% nel 2010. Se da una parte i cittadini segnalano meno i presunti errori diagnostici e terapeutici, scesi dal 63% del 2009 al 58,9% nel 2010, di contro le segnalazioni sulle disattenzioni del personale sanitario sono raddoppiate passando dal 5,8% del 2009 al 12,9% del 2010.Calabria, Sicilia e Campania sono in testa alla triste classifica dei decessi legati a episodi di presunta malasanita'. Il dato arriva dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario. I casi di malasanita' in atto all'esame della Commissione, ha spiegato oggi il presidente Leoluca Orlando presentando la Relazione sui punti nascita in Italia, sono in totale 500. Di questi, 351 hanno avuto il decesso del paziente come esito finale. Nella classifica generale dei decessi, la Calabria e' in testa con 78 morti registrate; seguono la Sicilia (74), il lazio (37) e la Campania (26). Nessun decesso si registra in Valle d'Aosta, ed un decesso e' segnalato in Trentino Alto Adige, Marche e Molise. Dei 500 casi di malasanita' complessivi all'esame della Commissione, ben 104 riguardano i Punti nascita e di questi 79 hanno avuto come esito il decesso del neonato. Anche in questo caso, il maggior numero di decessi si registra nei Punti nascita della Calabria (con 23 casi), in Sicilia (18 casi), in Campania (6 casi). Quattro casi di decesso si registrano poi in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Puglia. Nessun decesso nei Punti nascita - e quindi nessun caso di malasanita' all'esame della Commissione parlamentare d'inchiesta - si segnala invece in Valle D'Aosta, Liguria, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Molise.

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