Al Sud troppi punti nascita a rischio

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 22/12/2011 00:12

Sono troppi i punti nascita ''a rischio'' in Italia perche' al di sotto dei necessari standard professionali e tecnologici, soprattutto al Sud.  E se troppi risultano essere i punti nascita di dimensioni ridotte e con pochi parti l'anno, l'indagine indica anche una forte disomogeneita' tra le Regioni in relazione al ricorso al parto cesareo, mentre cresce significativamente negli ultimi anni il numero di procedimenti penali per casi di malasanita' in queste strutture anche se basso e' il numero di condanne finali.

La nascita, ha osservato Orlano, e' ''un momento delicato, che in molti casi rischia di trasformarsi in tragedia. In Italia infatti, soprattutto al Sud - ha spiegato - si registra un numero molto elevato di punti nascita rispetto alla popolazione. Di conseguenza, in molte strutture vengono effettuati pochissimi parti e il personale non dispone, spesso, dei necessari standard di professionalita' e delle adeguate tecnologie''. I dati sono chiari: il 72% dei punti nascita e' definito dalla Commissione ''piccolo e fragile'' con una media di soli 56 parti al mese; soltanto il 27,6% di tali strutture e' dotato di Terapia intensiva neonatale e si partorisce con epidurale nel 15,3% dei casi. Nelle strutture dove si registrano meno di 500 parti l'anno, accade che il ginecologo assista a 1 parto alla settimana: troppo poco, commentano gli esperti. Altro dato e' il 'boom' di procedimenti penali legati alla gravidanza e al parto: sono circa il 10% del totale per il settore, con prevalenza in Campania e Calabria. Esaminando i dati relativi al 2010 di circa 80 Procure, si è visto che sono 901 i procedimenti per lesioni colpose (su un totale di 53.741), e 736 (su 6.586) quelli per omicidio colposo in atto a carico di personale sanitario. Circa gli episodi riferibili a gravidanza e parto, i procedimenti per lesioni colpose sono 85 (9,4%) e 75 (10%) quelli per omicidio colposo. Alto, pero', il numero di archiviazioni riferibili all'attività medica: ben il 40% del totale. Un aspetto definito poi ''assolutamente intollerabile'' dal ministro e' il divario sul territorio per il ricorso ai cesarei: si passa, ha rilevato Balduzzi, dal 23% del Friuli al 62% della Campania. E senza, ha aggiunto, che un maggiore ricorso al cesareo porti a un miglioramento degli esiti clinici. A livello di media nazionale, la percentuale di parto chirurgico è del 35,4%, contro una media che l'Organizzazione mondiale della sanita' stabilisce doversi attestare intorno al 15%. La priorita', dunque, e' ora quella di arrivare ad una 'razionalizzazione' dei punti nascita sul territorio. Perseguendo un obiettivo gia' indicato, come ha ricordato Balduzzi: Le Regioni, ha sottolineato, ''dovranno riuscire a realizzare gli obiettivi dell'accordo siglato lo scorso anno e che prevedeva, appunto, la riduzione dei punti nascita che stanno sotto gli standard internazionali''. Insomma, e' il monito lanciato da Orlando, ''va combattuto un vizio diffuso: quello di privilegiare il nascere 'sotto casa' alla valutazione, invece, delle condizioni di massima sicurezza che la struttura puo' garantire''. Un 'vizio', ha concluso, ''che non fa l'interesse dei cittadini ma risponde, piuttosto, a logiche clientelari o elettorali''.

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