Allarme protesi al seno: espianto a carico della collettività

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 23/12/2011 08:43

Il Sistema sanitario nazionale paghera' per gli interventi di espianto delle protesi al seno francesi Pip (Poly Implant Prothese), ma solo in casi specifici e in presenza di precise indicazioni clinico-mediche, ad esempio se si verificasse la rottura della protesi. Il ministro della Salute Renato Balduzzi annuncia la decisione sulla base del parere (clicca qui per leggere il documento completo) espresso dal Consiglio superiore di sanita' (Css), ed invita le donne che abbiano subito un impianto Pip a contattare i medici, precisando che secondo le prime stime sarebbero tra i 4.000 ed i 4.300 gli impianti di questo tipo effettuati in Italia.

Dopo l'allarme scattato in Francia per la pericolosita' di queste protesi ed in attesa del piano di azione che il ministero della sanita' francese dovrebbe rendere noto a breve - e che potrebbe prevedere il richiamo di circa 30.000 donne per un intervento di espianto - Balduzzi ribadisce l'invito a non creare allarmismi, ma, sulla base del parere espresso dal Css, invita al contempo le donne portatrici di tali protesi a ''discutere la loro situazione con il proprio chirurgo, o ad informarsi presso la struttura nella quale hanno eseguito l'intervento circa il tipo di protesi che è stata utilizzata". Allo stesso modo, si chiede ai centri dove sono stati eseguiti gli impianti di contattare le pazienti interessate. Le Pip sono finite sotto accusa in Francia nel marzo 2010 - con il conseguente stop alla produzione iniziata nel 2001 - poiche' composte da materiali non corrispondenti agli standard e per questo sono state ritirate dal mercato italiano dal 2010. Nel giugno dello scorso anno, inoltre, Il Css con un primo parere gia' invitava i medici a contattare le pazienti per un follow-up. Tuttavia, ha precisato Balduzzi, per queste protesi "non ci sono prove di maggiore rischio di cancerogenicità, anche se è stata evidenziata una maggiore possibilità di rottura e infiammazioni". Ed infatti - secondo i dati diffusi dall'Agenzia francese dispositivi medici (Afssaps) riportati nel parere Css - in Francia si sono verificati ad oggi 1051 casi di rottura delle protesi, 386 reazioni infiammatorie, 523 espianti preventivi ed 8 casi di cancro mammario. In Italia, rende noto il Css, dal 2005 ad oggi si registrano 24 casi di rottura di protesi Pip. E se l'allerta si estende in questi giorni anche a Gran Bretagna, Spagna e America latina, dal momento che l'80% delle Pip e' stato esportato all'estero, il vero problema in Italia e' ora riuscire a risalire a tutte le donne con tale impianto. La difficolta' deriva principalmente dalla mancanza di un Registro nazionale degli impianti protesici, anche se un ddl per la sua istituzione e' attualmente all'esame del Senato. Essendo le Pip protesi 'a basso costo', come rilevato dal chirurgo plastico dell'Universita' La Sapienza di Roma Giulio Basoccu, é inoltre ''probabile che siano state utilizzate per scopi di chirurgia estetica specie in strutture non altamente qualificate o ambulatori chirurgici che non rilasciavano cartelle cliniche''. Ma, rilevano gli esperti del Css, c'e' la possibilita' che siano state impiantate anche in centri del Ssn per la ricostruzione mammaria a seguito di cancro. Fondamentale sara' dunque la ricognizione, nei prossimi giorni, degli impianti effettuati in Italia. Intanto, il ministro della Salute e' in stretto contatto con il suo omologo francese: "La Francia dovrebbe in questa settimana ufficializzare un piano di intervento e qualora dovessero arrivare ulteriori informazioni - ha assicurato Balduzzi - le valuteremo".

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