Nuova strategia terapeutica per il trattamento del carcinoma ovarico in fase avanzata: bevacizumab approvato dalla Commissione Europea

Oncologia | Medical Information Dottnet | 12/01/2012 15:09

Il farmaco bevacizumab raggiunge il suo quinto traguardo per la terapia di malattie di origine neoplastica. Il farmaco è stato infatti approvato dalla Commissione Europea, in combinazione con  carboplatino e paclitaxel utilizzati nella chemioterapia standard, per il trattamento in prima linea, dopo chirurgia, del carcinoma ovarico in stadio avanzato. La notizia arriva da un comunicato stampa emanato dalla multinazionale Roche.

L’approvazione di bevacizumab rappresenta il primo importante passo in avanti, negli ultimi 15 anni, nel trattamento del carcinoma ovarico, malattia che colpisce annualmente circa 220.000 donne, con circa 140.000 decessi. Questo è quanto affermato da Hal Barron, Chief Medical Officer e Head Global Product Development di Roche. Si tratta della quinta forma di tumore per cui bevacizumab riceve l’approvazione in Europa, e ciò conferma che tale farmaco è uno dei pochi biologici indicati per il trattamento di diversi tipi di patologie tumorali. Sono stati effettuati due studi di fase III, GOG0218 e ICON7, che hanno reclutato donne affette da carcinoma ovarico in stadio avanzato precedentemente trattate con anticorpo monoclonale in combinazione con chemioterapia, e successivamente sottoposte alla monoterapia. I risultati hanno rivelato che per tali pazienti i tempi di sopravvivenza libera da progressione della malattia, sono stati nettamente maggiori rispetto alle donne trattate con la sola chemioterapia. Il carcinoma ovarico è correlato ad elevate concentrazioni plasmatiche del fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), il quale gioca un ruolo cruciale nella crescita e  nella diffusione del cancro. L’applicazione di bevacizumab come strategia terapeutica comporta un’inibizione dell’azione del VEGF, le cui concentrazioni plasmatiche elevate sono responsabili dell’insorgenza di ascite (versamento liquido patologico nella cavità addominale), peggioramento della malattia e prognosi infausta nelle donne con carcinoma ovarico).

Fonte: Roche Italia



 

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