Cardinale, stop alle aziende sanitarie: il nome va cambiato

Sanità pubblica | Redazione DottNet | 18/01/2012 20:51

Stop alla definizione di 'azienda sanitaria', perche' stravolge il concetto stesso di medicina. A dirlo e' il sottosegretario alla Salute, Elio Cardinale, a margine della presentazione a Roma del "Manuale per la comunicazione in oncologia". Una delle prime cosa da fare, spiega in proposito il sottosegretario, sarebbe quella di "cambiare questo nome dissennato di 'aziende sanitarie', e trasformarle in "enti sanitari, istituti sanitari, locali e provinciali". D'altronde, aggiunge Cardinale, "e' da allora che il paziente e' diventato utente. Capisco le esigenza di bilancio ma la definizione di una struttura sanitaria come azienda distorce presso il medico e anche presso il cittadino il vero concetto della medicina".

'Senza aziendalizzazione il servizio sanitario nazionale oggi non esisterebbe piu' ''. Lo afferma Giovanni Monchiero, presidente della Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso), in risposta a Elio Cardinale. Per Monchiero, presente peraltro all'intervento del sottosegretario, Cardinale ''ha parlato piu' da medico che da sottosegretario e le sue parole sono state eccessivamente enfatizzate. Mi stupisce - prosegue - che a vent'anni dalla riforma i medici non se ne siano ancora fatti una ragione''. Il tema, comunque, ''non e' minimamente all'ordine del giorno, specialmente in un momento come questo di ristrettezze di bilanci''. Gli utenti, conclude, ''non sono affatto spaventati dalla parola azienda, anzi, visto che sono interessati all'efficienza del servizio, e' piu' facile legare questo concetto al termine azienda che a ospedale o reparto''.''Cambiare il nome alle aziende sanitarie? Bisognerebbe andare oltre, e cambiare il modello organizzativo, che dopo vent'anni e' arrivato al capolinea''. Lo dice Costantino Troise, segretario dell'Anaao - Assomed, il principale sindacato dei medici ospedalieri. ''E' finita - spiega - l'illusione che il mondo sanitario possa essere governato con una visione aziendalistica, trasformando il cittadino in utente e alterando cosi' anche il rapporto di fiducia medico-paziente''. Non e' quindi, ''solo una questione di etichetta, ma di modificare'' la governance della sanita' tenendo conto della specificita' degli ''atti medici'' che sono ''atti irripetibili fatti su persone, non su consumatori''.

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