Protesi al seno, in Italia rischiano in 3500

Redazione DottNet | 28/01/2012 16:33

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C'e' chi ancora sta facendo il monitoraggio, in primis l'Italia, dove al momento sarebbero circa 3.500, almeno secondo il 'censimento' voluto dal ministero della Salute che si sta completando in questi giorni. Ma c'e' anche chi ha dato indicazione di sostituire le protesi a rischio, spesso proponendo l'espianto gratuitamente alle pazienti, e chi, anche senza arrivare tanto, ha comunque attivato sistemi di informazione ad hoc, invitando comunque chi ha un impianto di protesi Pip a farsi un controllo.

In Italia lo scorso dicembre il ministro Balduzzi aveva imposto a tutte le strutture sanitarie di fornire l'elenco degli impianti Pip, e disposto che il Servizio Sanitario Nazionale si sarebbe fatto carico degli interventi di espianto.Ed e' di ieri la notizia che sarebbe stato a carico del Ssn anche l'espianto chiesto non solo per motivi clinici ma anche psicologici da parte della donna. Di sicuro 'l'allarme Pip' (Poly Implant Prothese), le protesi al silicone tossico, ha fatto il giro del mondo, visto che l'azienda francese che le produceva, di cui oggi e' stato arrestato il fondatore, Jean-Claude Mas, ha prodotto e venduto negli anni 400-500 mila protesi, esportate soprattutto in Gran Bretagna, ma anche in Australia e in America Latina, Venezuela e Brasile in testa. Secondo un report sulla situazione internazionale, datato 11 gennaio, in possesso delle autorita' sanitarie europee, il primo mercato delle Pip fuori dai confini francesi e' stata appunto la Gran Bretagna, con circa 40mila impianti, seguita a ruota dal Brasile (che ne ha importate 34.600 delle quali ne sono state commercializzate 24.534) e dal Venezuela dove ne sono state impiantate circa 33mila. La 'terza classificata' e' l'Australia, anche se il dato ufficiale e' fermo a settembre del 1999, quando erano state utilizzate 12.860 impianti Pip. E senza tenere conto nemmeno della patria delle Pip, la Francia, dove ne sono state impiantate circa 30mila, e dove si e' registrato il maggior numero di rotture (1.143, oltre a 495 reazioni infiammatorie e 20 casi di cancro, con una percentuale di 'fallimento' sopra il 5%). Restando alla situazione europea, se da un lato ci sono Paesi che non hanno fornito dati, ne' per via ufficiale ne' attraverso l'analisi delle notizie di stampa (fino ad arrivare alla Grecia, evidentemente impegnata in altri problemi, dove non si trova sostanzialmente traccia dello scandalo nemmeno sui giornali), ce ne sono altri, dalla Finlandia a Cipro, nei quali non risulta siano state mai utilizzate le Pip. Se Norvegia e Svizzera stanno pero' nell'ordine delle centinaia (rispettivamente 450 e 280), ci sono pero' Paesi, tra cui appunto l'Italia, che viaggiano sulle migliaia di pazienti coinvolte (in Olanda sono circa 1.400, ma molte protesi sono gia' state sostituite; 7.500 in Germania, che ha raccomandato l'espianto; circa 9.000 vendute in Ungheria, con 36 rotture notificate; 2.500 in Svezia; 1.500 in Irlanda, impiantate in cliniche private, con una percentuale di rotture attorno al 2%).