Medici famiglia, pronti a partecipare a studi pre-marketing

Redazione DottNet | 23/10/2008 14:49

"E' vero che i medici di famiglia hanno un pò latitato nella raccolta degli effetti avversi dei farmaci, ma è anche vero che non è stato fatto niente per coinvolgerli nell'attività di farmacovigilanza. Ma noi siamo pronti a partecipare sia alla fase di controllo che alla ricerca pre-marketing". Mauro Martini, presidente nazionale di Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani) è pronto ad ammettere le responsabilità dei medici di famiglia in merito alle carenze della farmacovigilanza in Italia, ma rilancia: "Se il medico di medicina generale viene coinvolto nella sperimentazione dei farmaci, sarà più motivato a continuare il monitoraggio degli effetti collaterali e sarà anche più informato su tutti i possibili effetti collaterali valutati in fase pre-commerciale", ribadisce oggi durante la conferenza organizzata a Milano dalla Fism (federazione delle società medico scientifiche italiane).
 

"Tutti dicono che il futuro della sanità è il territorio. Ma, in qualità di presidente di un sindacato, devo prospettare una contropartita economica e professionale ai miei colleghi per coinvolgerli nell'attività di farmacovigilanza. Ecco perché insistiamo sulla nostra partecipazione anche negli studi pre-marketing". Un'ipotesi sulla quale i vertici delle società scientifiche non si sbilanciano ma non chiudono le porte. "I medici di famiglia sono strategici sul fronte della raccolta degli eventi avversi", sottolinea il presidente Fism, Pasquale Spinelli. Gli fa eco Achille Caputi, presidente della Società italiana di farmacologia: "Le case farmaceutiche spesso tendono a minimizzare i risultati dei trial clinici - sostiene - ma se un medico non sa che durante la sperimentazione si è verificato un determinato evento avverso, perché non gli viene fatto presente in quanto marginale o poco frequente, come fa poi a riconoscerne il pericolo nella pratica quotidiana? Il rischio è che i pazienti perdano fiducia nel farmaco e nella figura del medico. E così l'alleanza terapeutica va a farsi benedire".
 

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