Ipertrofia Prostatica

Guida all'ipertrofia prostatica: cause della malattia, sintomi e cure.

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Disordini prostatici: il ruolo protettivo dell’autofagia

Medical Information Dottnet | 12/04/2017 13:30

L’inattivazione del processo autofagico è associata all’infiammazione severa della ghiandola prostatica in pazienti con LUTS e BPH.

I sintomi del basso tratto urinario (LUTS) e l’iperplasia prostatica benigna (BPH) sono molto comuni negli adulti di sesso maschile e BPH rappresenta la neoplasia benigna più frequente in questo gruppo di soggetti. Benché siano stati proposti diversi meccanismi alla base dello sviluppo e della progressione di tali disordini, la patogenesi è ancora sconosciuta.

L’autofagia è un processo altamente conservato durante l’evoluzione ed è coinvolto in molti processi “omeostatici” che mirano a regolare finemente la sintesi delle macromolecole e l’omeostasi energetica in condizioni di stress cellulare. La comunità scientifica reputa che l’induzione dell’autofagia eserciti funzioni anti-aging e oncosoppressive. L’autofagia è caratterizzata dalla formazione dell’autofagosoma, vacuoli citosolici a doppia membrana, in cui le proteine e gli organelli sono inglobati e degradati. Il processo è regolato da una serie di geni, le cui proteine sono responsabili di modifiche post-traduzionali cruciali per la formazione dell’autofagosoma: ATG12-ATG5-ATG16 e ATG8 (LC-3 nei mammiferi). La selettività del processo autofagico è legata ad alcuni recettori che interagiscono con la macchina autofagica e riconoscono specifici ligandi. Tra questi, il recettore maggiormente studiato è p62, anche conosciuto come sequestroma (SQSTM1), che si localizza nell’autofagosoma attraverso l’interazione con LC3. Dal momento che p62 viene continuamente degradato dal sistema autofagico, bloccare il processo significa avere accumulare aggregati di questo recettore nella cellula.

Alcuni lavori scientifici suggeriscono che l’induzione o l’inibizione dell’autofagia giochi un ruolo importante nell’attivazione di diversi pathway infiammatori in diversi tipi di cellule. Da qui l’interesse verso tale meccanismo nello studio delle patologie tumorali tra cui le neoplasie prostatiche. De Nunzio e collaboratori hanno ipotizzato che l’autofagia sia implicata nell’infiammazione della ghiandola prostatica legata, a sua volta, allo sviluppo neoplastico. Per tale scopo sono stati analizzati i marcatori autofagici principali, p62 e LC3, e quelli dell’infiammazione prostatica.

Nello studio è stato valutato il legame tra l’autofagia e l’infiammazione prostatica in una serie di campioni di resezione transuretrale della prostata. Sono stati attribuiti dei punteggi per definire il processo infiammatorio (inflammatory score, IS) stabilendo come alto uno score ≥7. Per quanto riguarda i marker autofagici, la percentuale di positività a p62 o LC3B è stata definita alta o bassa in base ad un valore soglia del 25%.

L’analisi effettuata su 94 campioni ha mostrato che l’81% di essi presentano segni di infiammazione della prostata, così distribuiti: 80% di grado medio e 20% di grado moderato/severo. Lo studio delle molecole coinvolte nel processo autofagico ha evidenziato un’alta percentuale di p62 nel 66% dei casi e bassa nel 34% dei casi. Inoltre il 39% dei pazienti ha mostrato alti livelli del marcatore LC3B.

Complessivamente il 44% dei soggetti coinvolti nello studio ha presentato alte percentuali di p62 e LC3B con uno score IS significativamente più alto rispetto a tutti gli altri soggetti analizzati. Emerge, così, l’idea che i livelli di espressione di p62 e LC3B siano fattori predittivi indipendenti di un IS alto.

Lo studio fornisce la prima evidenza che la deregolazione del processo autofagico sia implicata nell’infiammazione prostatica.

 

Fonte:

Cosimo De Nunzio et al. Autophagy deactivation is associated with severe prostatic inflammation in patients with lower urinary tract symptoms and benign prostatic hyperplasia. Oncotarget, Advance Publications 2017.