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Nanorobot uccidono quattro forme di tumore

Oncologia | Redazione DottNet | 12/02/2018 19:39

Fatti di Dna, chiudono i vasi sanguigni del cancro con un enzima

Sono minuscoli, mille volte più piccoli di un capello, ma letali per i tumori, tanto da ridurre alla fame quelli di seno, ovaie, polmoni e pelle: sono i primi nanorobot autonomi che nei test condotti sui topi hanno dimostrato di saper viaggiare nell'organismo, 'riconoscere' i tumori e bloccare i vasi sanguigni che li nutrono. In questo modo il tumore si spegne fino a morire. Pubblicata sulla rivista Nature Biotechnology, la ricerca è stata condotta fra Stati Uniti e Cina, nell'Arizona State University e nel Centro nazionale per le nanoscienze (Ncnst).

E' un altro passo in avanti nella messa a punto di armi intelligenti capaci di colpire esclusivamente le cellule tumorali lasciando intatte quelle sane. Ciascun nanorobot è fatto di un foglietto di Dna dello spessore di 90 per 60 milionesimi di millimetro (nanometri), alla cui superficie è attaccato l'enzima chiamato trombina e che diventa un'arma letale per i tumori. Impacchettato all'interno del foglietto di Dna, viene infatti liberato soltanto quando il nanorobot raggiunge la cellula malata e la 'riconosce' a colpo sicuro grazie all'altra molecola con cui sono equipaggiati, specializzata nel legarsi alla nucleolina, una proteina prodotta in grandi quantità sulla superficie delle cellule tumorali e assente sulle cellule sane.

Una volta ancorati alle cellule malate, i nanorobot hanno liberato al loro interno l'enzima che provoca i trombi, portandolo nel cuore del tumore come un cavallo di Troia. Nell'arco di tre giorni vengono bloccati tutti i vasi sanguigni che nutrono il tumore, che viene così irreparabilmente danneggiato. Oltre all'efficacia dei nanorobot, i test sugli animali hanno dato una prima risposta anche sulla sicurezza, dimostrando che non compromettono le cellule sane e non hanno, di conseguenza, effetti collaterali. Per le sue caratteristiche, il meccanismo con cui funzionano i nanorobot "può essere utilizzato contro molte forme di tumore", ha rilevato uno degli autori della ricerca, Hao Yan, dell'Università dell'Arizona.

Per arrivare a un risultato come questo sono stati necessari cinque anni di lavoro ed è da circa venti anni che il gruppo di Yao sta lavorando sulla tecnologia degli origami di Dna. Il risultato segna anche un progresso importante nella nanomedicina, che punta a utilizzare le nanotecnologie per mettere a punto terapie innovative.

 

fonte: ansa, Nature Biotechnology

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