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Identificati 110 nuovi geni collegati al cancro al seno

Oncologia | Redazione DottNet | 13/03/2018 16:50

Pubblicato un ampio studio su Nature: aiuteranno a individuare le donne più a rischio

Centodieci nuovi geni collegati a un aumento del rischio di cancro al seno sono stati identificati in quello che viene considerato lo studio più completo finora realizzato per rivelare la genetica di questo tumore. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, aggiunge un tassello importante alle conoscenze in materia e aiuterà a prevedere, in futuro, quali donne sono più a rischio di ammalarsi e come sviluppare trattamenti mirati.    Nel 2017 in Italia si stima siano stati diagnosticati ben 50mila nuovi casi di carcinoma alla mammella (dati Aiom) e nel 2014 ha rappresentato la prima causa di morte per tumore nella donne, con 12mila decessi (dati Istat). Gli scienziati dell'Institute of Cancer Research di Londra hanno analizzato in dettaglio 63 aree del genoma precedentemente associate al rischio di cancro al seno.

Trovare nell'ambito di queste aree i geni responsabili dell'aumento del rischio non è semplice perché piccole sequenze di DNA possono interagire con parti completamente diverse del genoma. Ma, grazie a una tecnica pionieristica, in 33 delle regioni studiate i ricercatori sono stati in grado di identificare 110 nuovi geni che potrebbero causare un aumento del rischio di cancro al seno, e precedentemente non associati a questa neoplasia. Nelle restanti 30 aree non sono stati in grado di trovare geni specifici. Tra i 110 nuovi geni identificati, uno (FADD) era stato già precedentemente collegato al cancro della testa e del collo e al cancro del polmone. Inoltre 32 geni sono risultati essere collegati alla durata della sopravvivenza al cancro al seno.    "L'identificazione di questi nuovi geni - commenta Olivia Fletcher, alla guida del team di ricerca - ci aiuterà a comprendere in modo molto più dettagliato la genetica del rischio di cancro al seno e, in definitiva, il nostro studio potrebbe aprire la strada a nuovi test genetici per prevedere il rischio di una donna o nuovi tipi di trattamento mirato".

 

fonte: nature

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