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Ossigeno terapeutico: interviene Federfarma con l'Aifa

Farmacia | Redazione DottNet | 13/03/2018 17:26

Molte farmacie associate sono in difficoltà nella fornitura di ossigeno ai pazienti

“A solo un mese dal divieto di riempimento da parte delle aziende produttrici di gas medicinali di bombole non di loro proprietà, i segnali che pervengono dal territorio non sono rassicuranti”. Comincia così la lettera che Federfarma ha scritto ad Aifa e ministero della Salute dopo che Federfarma Veneto-Mestre nei giorni scorsi aveva manifestato la situazione di disagio delle farmacie associate in grande difficoltà nella fornitura di ossigeno ai pazienti. “Le ditte produttrici - sottolineano i colleghi veneti – “non sono in possesso di bombole sufficienti per garantire la fornitura di ossigeno a nuove farmacie clienti, ed essendo la materia ancora incerta, e il prezzo di rimborso contenuto, non intendono investire nell’acquisto di nuove bombole. Questo sta comportando un notevole disservizio per i pazienti in quanto i colleghi si trovano in difficoltà a reperire le bombole di ossigeno presso i fornitori aggravato dal fatto che l’ossigeno è un medicinale obbligatorio da tenere in farmacia”.

Federfarma nazionale ha così provveduto a girare immediatamente tali osservazioni ad Aifa e ministero della salute, anche per chiedere misure in grado di superare tali criticità. “Il timore più volte prefigurato nei mesi scorsi circa la non sufficiente capacità delle sole bombole di proprietà delle aziende produttrici a far fronte alla domanda proveniente dal territorio trova una prima conferma con la nota pervenuta dalla nostra Associazione di Vicenza” si legge nella missiva. “Accanto a tale conferma formale, le altre segnalazioni indicano una rarefazione delle unità disponibili in quanto spesso le aziende procedono alla consegna delle bombole richieste dalle farmacie solo dietro consegna di un uguale quantitativo di bombole vuote, ponendo chiaramente le farmacie in difficoltà nell’approvvigionamento del farmaco”.

Si sottolinea quanto la situazione sia complicata, specie in alcune zone rurali laddove la farmacia, disponeva, sino allo scorso 31 gennaio, di un adeguato numero di bombole per far fronte alle prevedibili contingenze locali che oggi non è più in grado di garantire. “A ciò occorre aggiungere il persistere in molti contratti di fornitura redatti dalle aziende produttrici di voci di costo accessorie al prezzo del farmaco che rendono economicamente pesante, se non in perdita, l’espletamento del servizio da parte delle farmacie”. L’invito da parte di Federfarma è di aprire un tavolo di confronto anche con aziende produttrici e tutta la filiera, che possa affrontare temi cardine quali la garanzia della disponibilità delle bombole nei confronti degli operatori e i costi aggiuntivi che le aziende continuano a fatturare - ad avviso di Federfarma illegittimamente - alle farmacie.

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