Dieci aziende insieme contro 4 malattie: 230 milioni investiti

Redazione DottNet | 04/02/2014 19:30

Dieci tra le principali aziende farmaceutiche mondiali si alleeranno tra loro e con il National Institute of Health statunitense per accelerare la ricerca su Alzheimer, lupus, artrite e diabete di tipo 2. Lo afferma il Wall Street Journal, secondo cui l'annuncio ufficiale dovrebbe arrivare nelle prossime ore.

Dopo anni passati a combattersi e a custodire gelosamente i propri segreti anche a colpi di cause sui brevetti dieci delle principali aziende farmaceutiche mondiali hanno deciso, dunque, di deporre le armi e fare ricerca insieme su alcune delle principali malattie 'emergenti', che colpiranno duramente nei prossimi anni. L'alleanza, organizzata dal National Institute of Health statunitense che ha dato oggi l'annuncio ufficiale dopo l'anticipazione del Wall Street Journal, cercherà di riuscire dove finora gli sforzi singoli delle aziende non hanno portato i frutti sperati, indagando su malattie ancora con poche o nessuna terapia veramente efficace. Il progetto quinquennale Accelerating Medicines Partnership (AMP), che vede la partecipazione anche dell'Fda e di diverse associazioni no profit, potrà contare su una dote di 235 milioni di dollari (174 milioni di euro), suddivisi quasi a metà tra il partner pubblico e quelli privati, e si incentrerà su Alzheimer, diabete di tipo 2 e su due malattie autoimmuni, artrite reumatoide e lupus. I partecipanti si scambieranno dati, campioni prelevati dai pazienti e persino scienziati, cercando di ottenere obiettivi precisi: nel caso dell'Alzheimer, ad esempio, si cercheranno dei biomarker, delle molecole in grado di stabilire quali sono i pazienti per cui potrebbero funzionare le terapie allo studio in questo momento, ma anche degli obiettivi nel tessuto cerebrale per eventuali farmaci totalmente nuovi. Per quanto riguarda il diabete invece verranno studiate le basi genetiche della malattia, alla ricerca di meccanismi molecolari che possano essere oggetto di terapie, costruendo un database di almeno 150mila pazienti. I risultati ottenuti in queste ricerche verranno messi a disposizione dell'intera comunità scientifica, e solo dopo la pubblicazione le aziende potranno usarli per sviluppare i farmaci in concorrenza l'una con l'altra. ''I pazienti e i loro familiari si affidano alla scienza per trovare modi migliori e più veloci per trovare e trattare le malattie e migliorare la loro qualità di vita - afferma Francis Collins, il direttore dell'Nih -. Al momento stiamo investendo molte risorse economiche e di tempo in iniziative che hanno un alto tasso di fallimento, e tutte le imprese biomediche sono d'accordo nell'ammettere che servono disperatamente nuovi approcci''.

Fonte: WSJ

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