Canali Minisiti ECM

Iperparatiroidismo secondario renale: ruolo della paratiroidectomia

Nefrologia Redazione DottNet | 11/12/2017 10:56

Nell’era dei calciomimetici, l’esperienza della paratiroidectomia di un'affiatata équipe nefrologica, anestesiologica e chirurgica.

L’iperparatiroidismo (IPT) secondario (IPTII), conseguente ad una patologia renale, può essere definito come una situazione patologica in cui l’eccesso di paratormone (PTH) è secreto quale compenso all’ipocalcemia indotta da diverse condizioni, tra cui l’insufficienza renale cronica (IRC).e. L’IPT terziario (IPTIII) è una situazione patologica in cui l’IPT non recede quando sono venute meno per trattamento medico o chirurgico (ad esempio un trapianto renale) le condizioni che hanno scatenato un IPTII. L’ipocalcemia persistente, indotta da una diminuzione della vitamina D endogena conseguente al danno renale (viene meno la seconda idrossilazione a 1,25 diidrossicolecalciferolo) con diminuito assorbimento del calcio a livello intestinale, e l’iperfosforemia, sono i fattori più importanti che scatenano l’IPTII nell’IRC. Il trattamento medico, pertanto, tende a correggere questa situazione con la somministrazione di carbonato di calcio, la somministrazione di vitamina D in forma attiva e di chelanti del fosforo.

In questi ultimi anni sono entrati nella terapia anche i calciomimetici, che agiscono aumentando la sensibilità al calcio dei recettori presenti sulle cellule paratiroidee.

In sintesi, diversi fattori agiscono nel complesso meccanismo che scatena un IPTII: l’aumento dei fosfati e la diminuzione del calcitriolo per il danno renale portano come conseguenza a un’ipocalcemia per il diminuito assorbimento intestinale; l’iperfosfatemia stimola la secrezione del FGF-23, peptide secreto dagli osteociti e dagli osteoblasti, che agisce inibendo l’assorbimento intestinale dei fosfati e il loro riassorbimento a livello renale. Tutto ciò porta come conseguenza a un aumento del PTH, con conseguente mobilizzazione del calcio dall’osso.

pubblicità

In questi ultimi anni quasi tutti i pazienti operati per iperparatiroidismo secondario o terziario sono stati trattati con calciomimetici anche per lungo tempo e si è constatata la presenza di un’iperplasia asimmetrica, cioè una o due ghiandole sono risultate piccole o normali, mentre le altre erano decisamente iperplastiche, indice di una loro autonomizzazione. Questo aspetto può rendere più complesso l’intervento e porre maggiori dubbi al chirurgo su quanto tessuto paratiroideo lasciare in sede. Si può affermare che i risultati della paratiroidectomia sono eccellenti, ma l’esperienza di una affiatata équipe nefrologica, anestesiologica e chirurgica è essenziale.

Bibliografia:

 Gasparri, G., Palestini, N. & Camandona, M. L'Endocrinologo (2017) 18: 70. https://doi.org/10.1007/s40619-017-0272-8

Commenti

I Correlati

Ricerca del San Raffaele di Milano presentata a Belfast

Studio pubblicato sull'American journal of transplantation

Intervento in Usa, speranza per migliaia di malati in lista attesa

E' una malattia renale autoimmune che compromette la funzione del rene: circa un terzo dei pazienti con nefropatia membranosa progredisce verso la fase terminale

Ti potrebbero interessare

Informazione e diagnosi precoce al centro di un progetto dedicato a malattie ancora poco riconosciute

Rene e pancreas insieme: tre interventi ravvicinati in meno di una settimana

In occasione della Giornata Mondiale del Rene appello per garantire su tutto il territorio la terapia nutrizionale che può ritardare la dialisi.

Ultime News

Più letti