
Nell’era dei calciomimetici, l’esperienza della paratiroidectomia di un'affiatata équipe nefrologica, anestesiologica e chirurgica.
L’iperparatiroidismo (IPT) secondario (IPTII), conseguente ad una patologia renale, può essere definito come una situazione patologica in cui l’eccesso di paratormone (PTH) è secreto quale compenso all’ipocalcemia indotta da diverse condizioni, tra cui l’insufficienza renale cronica (IRC).e. L’IPT terziario (IPTIII) è una situazione patologica in cui l’IPT non recede quando sono venute meno per trattamento medico o chirurgico (ad esempio un trapianto renale) le condizioni che hanno scatenato un IPTII. L’ipocalcemia persistente, indotta da una diminuzione della vitamina D endogena conseguente al danno renale (viene meno la seconda idrossilazione a 1,25 diidrossicolecalciferolo) con diminuito assorbimento del calcio a livello intestinale, e l’iperfosforemia, sono i fattori più importanti che scatenano l’IPTII nell’IRC. Il trattamento medico, pertanto, tende a correggere questa situazione con la somministrazione di carbonato di calcio, la somministrazione di vitamina D in forma attiva e di chelanti del fosforo.
In sintesi, diversi fattori agiscono nel complesso meccanismo che scatena un IPTII: l’aumento dei fosfati e la diminuzione del calcitriolo per il danno renale portano come conseguenza a un’ipocalcemia per il diminuito assorbimento intestinale; l’iperfosfatemia stimola la secrezione del FGF-23, peptide secreto dagli osteociti e dagli osteoblasti, che agisce inibendo l’assorbimento intestinale dei fosfati e il loro riassorbimento a livello renale. Tutto ciò porta come conseguenza a un aumento del PTH, con conseguente mobilizzazione del calcio dall’osso.
In questi ultimi anni quasi tutti i pazienti operati per iperparatiroidismo secondario o terziario sono stati trattati con calciomimetici anche per lungo tempo e si è constatata la presenza di un’iperplasia asimmetrica, cioè una o due ghiandole sono risultate piccole o normali, mentre le altre erano decisamente iperplastiche, indice di una loro autonomizzazione. Questo aspetto può rendere più complesso l’intervento e porre maggiori dubbi al chirurgo su quanto tessuto paratiroideo lasciare in sede. Si può affermare che i risultati della paratiroidectomia sono eccellenti, ma l’esperienza di una affiatata équipe nefrologica, anestesiologica e chirurgica è essenziale.
Bibliografia:
Gasparri, G., Palestini, N. & Camandona, M. L'Endocrinologo (2017) 18: 70. https://doi.org/10.1007/s40619-017-0272-8
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