Antinori, chiesti nove anni di carcere

Medlex | Redazione DottNet | 15/01/2018 21:25

Per il Pm il ginecologo è responsabile di gravi reati e non merita attenuanti

La Procura di Milano ha chiesto la condanna a 9 anni di carcere per Severino Antinori, il ginecologo tra gli imputati per il presunto prelievo forzato di otto ovuli a un'infermiera spagnola avvenuto nell'aprile 2016 alla clinica Matris. I pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti, al termine della loro requisitoria, rivolgendosi al Tribunale hanno chiesto che non vengano riconosciute le attenuanti generiche al medico "per il suo ruolo preminente nella vicenda e perché è protagonista di gravi reati".  

Nei confronti del ginecologo Severino Antinori, è stata chiesta anche la condanna a 3000 euro di multa. Chiesta anche l'assoluzione "perché il fatto non sussiste" dal reato di sequestro di persona, originariamente contestato a lui e alla sua segretaria Bruna Balduzzi. Per la donna e per un'altra dipendente della clinica Matris, Marilena Muzzolini, la Procura ha proposto una condanna, rispettivamente, a 6 anni di carcere e 2000 euro di multa, e a 5 anni di carcere e 1800 euro di multa, mentre per l'anestesista della clinica Antonino Marcianò la pena richiesta è stata 5 anni di carcere e 1800 euro di multa. Le accuse a vario titolo sono violenza privata, rapina, lesioni e falso in certificato in atto medico. I pm hanno chiesto all'ottava sezione del Tribunale, presieduta da Maria Luisa Ponti, di condannare a 5 anni di carcere e 1800 euro di multa Gianni Carabetta, coimputato nel processo per tentata estorsione in concorso con Antinori e accusato di avere minacciato al telefono una coppia di clienti della Matris per ottenere il pagamento di oltre 25 mila euro per il completamento delle pratiche di fecondazione assistita.

L'indagine era nata dalla denuncia della giovane spagnola di origini marocchine, la quale raccontò di essere stata sedata e immobilizzata dal ginecologo che poi le avrebbe prelevato degli ovociti contro la sua volontà. Va ricordato, però, che nel novembre scorso il gip Luigi Gargiulo ha disposto l'imputazione coatta per la donna, seguita alla denuncia per calunnia presentata dai difensori del ginecologo. Contro la decisione del giudice Gargiulo la Procura ha presentato ricorso in Cassazione.

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