Mancano medici nelle carceri. Fimmg: ne occorrono almeno 1600

Medicina Generale | Redazione DottNet | 17/03/2019 13:14

L'assistenza sanitaria nelle carceri è a rischio: il numero dei detenuti sfiora il totale di 65.000 unità

Un solo medico di base in ogni carcere per ogni 315 detenuti, per un totale di 1.000 medici di base e di guardia nei 206 istituti di pena italiani. Troppo pochi per garantire un servizio adeguato.  L'assistenza sanitaria nelle carceri è dunque "a rischio", mentre il numero dei detenuti sfiora il totale di 65.000 registrando una grave situazione di sovraffollamento.

La denuncia arriva dal coordinatore nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale Fimmg-Medicina Penitenziaria Franco Alberti, che avverte: "Mancano medici nelle carceri, nonostante passate circolari del ministero della Giustizia stabilissero la presenza di 1 medico ogni 200 detenuti, e la situazione è grave". "I detenuti sono oggi circa 65.000, ben più dei 40-45.000 che potrebbero essere ospitati nelle strutture carcerarie. C'è una situazione nota di sovraffollamento alla quale - spiega Alberti  - è davvero difficile fare fronte. I medici che lavorano nelle carceri sono infatti 1.000, ma va detto che circa il 70% di questi è rappresentato da medici precari e sottopagati".

Ovviamente, il numero dei medici varia da carcere a carcere a seconda della capienza della struttura, ma in media, sottolinea, "oggi possiamo dire che ci sia un medico per ogni 315 detenuti. La nostra richiesta è che ve ne sia uno almeno ogni 150. I medici di base, che garantiscono l'assistenza ambulatoriale per 3-4 ore al giorno, secondo il fabbisogno da noi calcolato dovrebbero essere 1.044; i medici di guardia, che fanno assistenza h24 a turno, dovrebbero invece essere 1.588, e va detto che attualmente in varie carceri i medici di guardia mancano del tutto". A conti fatti dunque, rispetto al totale di 1.000 medici penitenziari oggi attivi, per garantire un'adeguata assistenza mancano all'appello 1.632 camici bianchi. In queste condizioni numeriche "è difficile lavorare anche considerando - sottolinea Alberti - che nei casi più gravi il 118 impiega non meno di 30 minuti per poter entrare nelle strutture carcerarie".  Insomma, "manca personale medico e così - denuncia - i medici sono costretti in alcuni casi a turni continuativi, con i rischi connessi alla situazione di stress".

C'è poi anche un'altra criticità. Con il DPCM 1 aprile 2008, l'assistenza sanitaria è transitata dal ministero della Giustizia a quello della Salute e quindi al Servizio sanitario nazionale. A distanza di 11 anni, rileva l'esponente Fimmg, "non è però ancora stato fatto un contratto collettivo per i medici penitenziari, contemplato nell'Accordo collettivo nazionale Acn della Medicina generale, creando situazioni paradossali e contratti legati alle interpretazioni delle varie Regioni". Ma c'è di più: "Si sta assistendo - sottolinea - a una fuga dei vecchi medici legata alla situazione precaria, sostituiti da colleghi che non sono preparati ad affrontare questo lavoro, e tra l'altro sottopagati".

Da qui la richiesta della Fimmg: "E' necessario garantire una formazione adeguata istituendo un corso di un anno che permetta di lavorare in carcere perché, sia per l'abbandono volontario sia per i pensionamenti, il sistema potrà entrare in crisi". Intanto, sono ripartite le trattative per l'Acn della medicina generale e di conseguenza anche per la medicina penitenziaria: "Proponiamo l'istituzione di un'unica Asl Nazionale Penitenziaria interregionale, che possa sovrintendere all'organizzazione del servizio e al personale sanitario dei 206 istituti penitenziari, con un'organizzazione autonoma e - conclude Alberti - un proprio budget, uniformando tutto il territorio nazionale".

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