Spot risarcimento pazienti: denunciato lo Stato per censura

Professione | Redazione DottNet | 14/05/2019 14:24

Attraverso la denuncia, presentata dallo studio legale Dal Poz & Partners, Obiettivo Risarcimento contesta "una palese violazione della Carta dei diritti dell' Unione europea"

Obiettivo Risarcimento denuncia lo Stato Italiano alla Commissione europea per il caso dello spot con protagonista Enrica Bonaccorti, contestato dalla categoria medica e sospeso dalla Rai. Per l' azienda trevigiana si è trattato di "una vera e propria censura" e sono stati "violati i diritti di migliaia di pazienti", si legge in una nota. Attraverso la denuncia, presentata dallo studio legale Dal Poz & Partners (avvocato Giovanni Dal Poz), Obiettivo Risarcimento contesta "una palese violazione della Carta dei diritti dell' Unione europea. In particolare - si ricorda - gli articoli 11 e 21 riconoscono la libertà di espressione e informazione, ivi inclusa 'la libertà di opinione e la libertà di ricevere e comunicare informazioni senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche, col divieto di qualsiasi forma di discriminazione ivi fondata su convinzioni personali, opinioni politiche o di qualsiasi altra natura'".

Paolo e Roberto Simioni, presidente e amministratore delegato di Obiettivo Risarcimento, confermano di avere chiuso l' iter per l' acquisizione della denuncia da parte della Commissione europea e parlano di "un passo che è necessario fare anche a nome delle migliaia di pazienti, trevigiani, veneti e di tutta Italia, che in oltre 10 anni di attività hanno ottenuto un giusto risarcimento grazie all' informazione data da questi spot che rendono pubblico quello che è un diritto sacrosanto, stabilito per legge, ovvero poter richiedere, entro il limite dei 10 anni, un risarcimento in caso di errore sanitario accertato. E ribadiamo accertato. Cercare di occultare questo - sostengono - significa calpestare i diritti dei cittadini attraverso quelle che sembrano indebite pressioni sulla Vigilanza Rai". 

 "Lo spot, a cavallo tra dicembre e gennaio scorsi - ricostruisce Obiettivo Risarcimento - è stato trasmesso regolarmente dai canali del gruppo Mediaset, da La7 e inizialmente anche dalla Rai. Il messaggio era stato sottoposto da tutti i canali tv a un vaglio preventivo relativamente ai contenuti e nessuna emittente aveva ravvisato problematiche. Ma a 24 ore dalla messa in onda le proteste dei medici avevano fermato temporaneamente lo spot prima in Rai poi su Mediaset. La7 aveva invece completato la programmazione senza interruzioni". "Le emittenti avevano quindi chiesto il parere di un organo terzo, lo Iap, Istituto di autodisciplina pubblicitaria", e nel dibattito era intervenuta anche la ministra della Salute Giulia Grillo "sottolineando che, 'in attesa dell' esito della valutazione dello Iap, confido che anche le altre emittenti - oltre la Rai - sospendano la messa in onda dello spot'".

Lo Iap, prosegue l' azienda promotrice, "dopo pochi giorni aveva certificato la correttezza del messaggio sdoganando in una missiva la parola censura ('Lo spot non poteva essere censurato in quanto non risulta essere in alcun modo in contrasto con le norme a tutela dei consumatori'). Mediaset aveva ripreso la messa in onda e aveva concluso la campagna aumentando il numero di passaggi. La Rai, in maniera arbitraria, invece aveva sospeso definitivamente lo spot nonostante il parere dello Iap".

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