
I ricercatori del Leo di Milano hanno scoperto come sono fatte e come funzionano alcune proteine-architetto che improvvisamente smettono di lavorare come dovrebbero
Il cancro è caos e la ricerca italiana svela perché. Un gruppo di scienziati dell' Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano ha scoperto come sono fatte e come funzionano alcune proteine-architetto che improvvisamente, a causa di un errore come ad esempio una mutazione nel Dna, smettono di lavorare come dovrebbero, innescando il processo di anarchia cellulare alla base dei tumori. Lo studio, sostenuto dall' Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc) e dal ministero della Salute, è pubblicato su 'Nature Communications' e apre nuovi orizzonti di cura: la speranza è riuscire a colpire i geni che regolano le proteine impazzite.
"Sappiamo che la cellula tumorale, a differenza di quella sana, prolifera in modo smisurato e disordinato e dà così luogo a insiemi eterogenei e complessi di cellule che noi chiamiamo cancro - spiega Marina Mapelli, a capo del team di ricerca, direttrice dell' Unità di Biologia strutturale del Dipartimento di oncologia molecolare dell' Ieo - Noi abbiamo scoperto alcuni aspetti inediti di questo processo, studiando con le tecnologie più avanzate della biologia strutturale e della biochimica due proteine che regolano la divisione cellulare".
Un’analisi del Cipomo stima il tempo che gli oncologi dedicano ad attività amministrative: 19 ore settimanali. Un carico che incide sulla relazione di cura e riapre il tema della riorganizzazione del lavoro.
Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni
Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia
In Italia poco più di 3mila oncologi per 3,5 milioni di pazienti. Burocrazia e burnout riducono il tempo di cura, mentre i bisogni aumentano.
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