Microchip nel cuore di paziente per monitorarne l'attività

Cardiologia | Redazione DottNet | 24/06/2019 18:28

Impiantato al Gemelli su un anziano con insufficienza cardiaca

Impiantato un microchip nel cuore di un paziente ultrasettantenne con insufficienza cardiaca: l'impianto, secondo in Italia e terzo in Europa, è avvenuto al Policlinico Universitario Gemelli Irccs nell'ambito di una sperimentazione clinica internazionale che darà i primi risultati nel giro di due anni. Il microchip, che si ricarica wireless dall'esterno, consentirà di monitorare il cuore del paziente h24 e scongiurare il rischio di emergenze (pericolosi scompensi che richiederebbero ospedalizzazione e potrebbero mettere in serio rischio il paziente stesso).  Il dispositivo chiamato V-Lap è di fatto un microcomputer ed è fornito dalla società Vectorious.  Lo scompenso (o insufficienza) cardiaco (quando il cuore non è più efficiente nel pompare il sangue) è una grave condizione che riguarda in Italia dai 600 ai 750 mila individui e che dopo i 65 anni rappresenta la prima causa di ricovero.   L'impianto, è stato eseguito dall'équipe di Filippo Crea, direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari e toraciche del Gemelli e Ordinario di Cardiologia all'Università Cattolica con un intervento mininvasivo della durata di neanche un'ora; il paziente è stato dimesso il giorno successivo.

Il microchip viene inserito nel cuore attraverso la puntura di una vena e fornisce in modo totalmente wireless informazione sull'attività cardiaca del paziente altrimenti inaccessibile in altro modo. Inoltre il microchip è dotato di una batteria ricaricabile sempre in modalità wireless attraverso una fascia indossabile dal paziente. Sempre attraverso questa fascia il paziente può inviare i dati registrati dal microcomputer direttamente all'ospedale, dove i tracciati saranno analizzati dai cardiologi.  Al momento i paesi che partecipano alla fase di sperimentazione (che darà i primi risultati nel giro di due anni) sono la Germania, l'Italia e seguiranno Gran Bretagna e Israele. In Italia il paziente di Roma è il secondo. Il primo impianto è stato eseguito a Firenze dal Prof. Carlo Di Mario, Università degli Studi di Firenze. "Se il trial darà risultati positivi, si tratta - spiega Crea - di un potenziale balzo in avanti nell'ambito della telemedicina e della medicina personalizzata". Infatti il paziente può essere monitorato di fatto in tempo reale e qualunque problema dovesse intervenire può essere intercettato per tempo, con aggiustamenti terapeutici immediati e personalizzati.

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