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Medici no vax, sanzioni al datore di lavoro che non li sposta in altri reparti

Sanità pubblica Redazione DottNet | 24/03/2021 17:26

E' l'ipotesi della Procura di Genova. Anaao: finora hanno rifiutato la vaccinazione tra 1.140 e 2.280 medici su un totale di 114.000 attivi, e un centinaio di infermieri dipendenti Ssn su un totale di 254mila

La sentenza del tribunale del lavoro di Belluno che ha «approvato» le ferie forzate per 10 operatori di rsa che avevano rifiutato il vaccino, come abbiamo riportato nei giorni scorsi, sta provocando ulteriori strascichi. La Procura di Genova all'indomani del cluster in un reparto dell'ospedale San Martino, sta avviando ulteriori accertamenti sul datore di lavoro che, non avendo spostato il dipendente no vax a altra mansione, non a contatto con il pubblico, potrebbe essere sanzionato per omissioni sulle norme della sicurezza del lavoro. . «Ovviamente - dice il procuratore Francesco Cozzi a Leggo - si dovrà valutare caso per caso, capire perché si rifiuta il vaccino. Occorrerebbe una normativa specifica per risolvere il problema». 

«Al momento non c'è un obbligo vaccinale e il diritto dei lavoratori a rifiutare la somministrazione è garantito dall'articolo 32 della Costituzione.

 Ma dall'altro c'è il dovere dei datori di lavoro, sancito dall'articolo 2087 del codice civile, di tutelare l'integrità dei lavoratori e dei terzi che con essi vengono in contatto». «Intanto - continua Cozzi al quotidiano - ci vorrebbe una normativa che identifichi il vaccino come dispositivo di sicurezza, qual è. In ogni caso, soprattutto nelle professioni sanitare, l'ostacolo potrebbe essere superato interpretando il contratto di lavoro. Con la sua stipula ti obblighi a curare pazienti anche fragili e quando ti obblighi in tal senso devi adottare le tutte le misure affinché i pazienti non siano esposti a un possibile danno». L'interpretazione della procura sarebbe applicabile non solo in ambito sanitario ma anche ad altri settori lavorativi.

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Ma quanti sono i sanitari che rifiutano il vaccino? In realtà, solo circa l'1-2% dei medici ospedalieri - vale a dire tra 1.140 e 2.280 su un totale di 114.000 attivi - e un centinaio di infermieri dipendenti Ssn su un totale di 254mila hanno ad oggi rifiutato la vaccinazione, secondo la stima fatta all'ANSA dal maggiore sindacato dei medici ospedalieri, l'Anaao-Assomed, e dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi). Va dunque sottolineato, rilevano il segretario Anaao Carlo Palermo e la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli, che la grandissima maggioranza sia dei medici ospedalieri sia degli infermieri si è immunizzata. La vaccinazione del personale sanitario "serve a tutela di chi è più debole e più fragile per età o stato di salute. Se c'è un rifiuto - spiega Palermo - il lavoratore può essere destinato ad altre mansioni che non comportino un rischio aumentato. Nel caso questa possibilità fosse preclusa, il lavoratore può essere posto in aspettativa senza stipendio fino alla regressione del rischio".

Quanto agli infermieri, rileva Mangiacavalli, "quantificare con esattezza quelli vaccinati contro la pandemia è un'operazione complessa, ma si può stimare che oggi lo siano circa l'85% di tutti gli iscritti agli albi, oltre 454mila. Questo considerando però - precisa - che ci si avvicina al 100% di vaccinati tra gli infermieri dipendenti Ssn, tranne rare eccezioni 'attendiste' che sono nell'ordine del centinaio". La percentuale invece, sottolinea la presidente Fnopi, "si abbassa drasticamente per i liberi professionisti, che non sono stati considerati tra le priorità nelle campagne vaccinali". Quello del vaccino, evidenzia il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli, "per gli operatori sanitari che lavorano a contatto con i pazienti non è, o perlomeno non è ancora, un obbligo vero e proprio ma un requisito per svolgere questa attività professionale". Se infatti, in carenza di una Legge specifica, "nessun cittadino può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario, la Legge 81, per la Sicurezza sul Lavoro, e la Legge 24/2017 per la sicurezza delle cure - spiega - impongono, in situazioni particolari, agli operatori sanitari di vaccinarsi. E questo, sia per la sicurezza dell'operatore sia per la tutela dell'utenza, in particolare dei soggetti più fragili". Per quanto riguarda la sentenza di Belluno, conclude, "i ricorrenti non erano medici. Ma per i medici, la vaccinazione è anche un dovere deontologico, in quanto hanno il dovere etico di tutelare se stessi e gli altri".

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