No ai tagli alla Sanità: un provvedimento ingiusto e iniquo che danneggia i medici

Silvio Campione | 26/05/2010 19:59

Medici del Servizio sanitario nazionale uniti contro la manovra finanziaria varata dal Governo. Ai camici bianchi, dipendenti del pubblico impiego, non piace per nulla il provvedimento messo a punto dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Lo ritengono "ingiusto e iniquo", che va a colpire "i soliti noti". Non solo. Se alcune misure previste dal documento varato ieri in Consiglio dei ministri non saranno riviste, "a pagare saranno anche i pazienti, che per avere assistenza saranno costretti a rivolgersi sempre di più al privato".

 

E' il quadro a tinte fosche tratteggiato all'Adnkronos Salute da alcune tra le principali organizzazioni sindacali della dirigenza medica del Ssn: Anaao Assomed, Cimo-Asmd e Fp Cgil medici. Sindacati delusi dalla manovra ma pronti a dare battaglia.

"La prossima settimana - dichiara il vicesegretario nazionale dell'Anaao Assomed Costantino Troise, che conferma la mobilitazione della categoria - cercheremo di organizzare una riunione con tutte le sigle per fare il punto e per decidere quali iniziative intraprendere.

L'intenzione è quella di ottenere la rimodulazione dei punti più negativi della manovra. Prima che il decreto diventi legge".

Un invito raccolto subito dal segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza: "Siamo disponibili a iniziative unitarie e ad azioni di protesta contro questa manovra iniqua, a difesa della categoria e dell'intero sistema sanitario". I punti della manovra che più preoccupano i camici bianchi riguardano il blocco contrattuale, la riduzione della retribuzione per i redditi superiori a 90 mila euro e il blocco del turn over.

"Anche se il testo definitivo ancora non si conosce - spiega Troise - la manovra dovrebbe prevedere il blocco dei contratti dei dipendenti pubblici fino al 2013, misura che aggrava pesantemente il potere d'acquisto". E ancora. "Il provvedimento - aggiunge il vicesegretario Anaao Assomed - colpisce inoltre i medici con una riduzione della retribuzione del 5% per i redditi superiori a 90 mila euro. Quindi - sottolinea Troise - dire che questa manovra non mette le mani in tasca dei contribuenti è una falsità. Per quanto ci riguarda mette le mani nelle tasche dei camici dei medici dipendenti del Ssn fino a sfondarle".

Ma non è solo un problema di portafoglio. Ad esempio la riduzione della retribuzione, che dovrebbe colpire circa il 15% dei camici bianchi del servizio pubblico, potrebbe generare problemi di natura strettamente assistenziale. "Per raggiungere quegli stipendi, i medici fanno turni aggiuntivi, notturni e quant'altro. Siamo sicuri che saranno disposti ancora a fare questi 'sacrifici'?", è l'interrogativo posto dal presidente della Cimo-Asmd, Riccardo Cassi.

"Noi - aggiunge - abbiamo già invitato i nostri associati a non fare più turni aggiuntivi". Ecco quindi che a pagare, in termini di assistenza, potrebbero essere anche i pazienti.

Un altro punto della manovra nel mirino dei medici è senz'altro il blocco del turn over. "Questo blocco - spiega Troise - non tiene conto dei flussi di mobilità di uscita dei camici bianchi. Nei prossimi 4 anni - sottolinea - saranno 30 mila i medici che usciranno dal Ssn e, con questa norma, ne entrerebbero appena 6 mila".

Pochi medici, scarsa assistenza ai cittadini. "Certamente", afferma Troise. "A pagare un conto salato sarà l'intero settore della sanità pubblica, con conseguenze disastrose sulla qualità e quantità dei servizi sanitari erogati. Il diritto alla salute - sottolinea il vicesegretario - è destinato a diventare un diritto condizionato dal censo e dalle condizioni organizzative ed economiche della Regione di residenza. Dire quindi che questa manovra non tocca la sanità è una bugia. La tocca eccome".

Ma i camici bianchi non ci stanno e annunciano battaglia. Per Cassi, "i medici non sono più disposti a subire ulteriori abbattimenti economici senza reagire. La categoria da' già il suo contributo al bilancio dello Stato lavorando milioni di ore che non vengono pagate dalle Asl e dalle aziende ospedaliere. Ci impegneremo - aggiunge il presidente Cimo-Asmd - affinché Governo e Parlamento tengano conto della peculiarità e delle condizioni del lavoro negli ospedali e nei presidi territoriali. Perché i medici - conclude Cassi - sono dirigenti solo di nome, in realtà professionisti impegnati nella tutela della salute dei cittadini".

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