Federanziani, le reazioni avverse causano una strage. Aifa: abbiamo un intenso programma di sorveglianza

Redazione DottNet | 06/07/2011 09:37

''Una vera e propria strage, con 40mila vittime l'anno, provocata dalle reazioni avverse ai farmaci (Adverse Drugs Reactions, ADRs), le cui principali vittime sono gli anziani, maggiori fruitori di terapie farmacologiche''. A denunciarla è il centro studi Sic 'Sanità in cifre' di FederAnziani, sulla base di 95 studi pubblicati negli Usa e dopo aver comparato i numeri americani, sia demografici che economici, con la popolazione e i costi sanitari italiani. Le reazioni avverse, secondo l'analisi fornita dal Sic, ''costano un surplus di 1.752.000 giornate di degenza, di 3,4 mln di visite in pronto soccorso, e lo stratosferico numero di 23 milioni di prestazioni medico-sanitarie non necessarie, oltre a 630.000 giorni di prolungamento del tempo di degenza che potevano essere evitati.

 Un fenomeno che porta, sempre secondo il rapporto demografia e costi tra Italia e America, ad una stima di 10 miliardi di euro di costo in più alla collettività''. Il centro studi di Federanziani sottolinea infine che mentre negli Stati Uniti le ADRs, reazioni avverse ai farmaci appunto, ''rappresentano la quarta causa di morte'', l'Italia e' ''priva di studi approfonditi in materia'' e ''non vi si riscontrano dati significativi su ritiri dal commercio per ragioni di 'sicurezza', come invece hanno fatto gli altri, ad esempio in Francia, Germania e Gran Bretagna, dove, fra il 1961 ed il 1993, sono stati ritirati dal commercio per ragioni di sicurezza 126 farmaci, l'87% dei quali a causa di gravi reazioni avverse''. L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), ''pur apprezzando l'intento dell'Associazione di sollevare una problematica importante come la Farmacovigilanza che è da tempo all'attenzione delle autorità italiane, rileva un profondo difetto metodologico poiché si tratta di dati teorici dedotti in modo aritmetico, e troppo semplicistico, comparando tra loro due realtà profondamente diverse come quelle americana ed italiana''. L'Italia, precisa l'Aifa in una nota, solo negli ultimi 10 anni ha ritirato 39 farmaci. Tra questi, a titolo di esempio, il caso del "Mediator" ritirato in Italia nel 2003 rispetto alla Francia nel 2011. Gli Usa peraltro, continua l'Aifa, ''non hanno né un Servizio Sanitario Nazionale, né una Rete territoriale di Farmacovigilanza, né un sistema capillare di tracciatura del farmaco, elementi di grande garanzia per il cittadino italiano''. L'Aifa sottolinea infine come ''oltre ad aver portato l'Italia al di sopra del Golden Standard Who per quanto riguarda la segnalazione di eventi avversi, ha anche intrapreso per prima un programma di sorveglianza post marketing per gli anziani, soggetti molto spesso trattati con più farmaci contemporaneamente dei quali non sono note, al momento dell'autorizzazione, le reciproche interazioni''.

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