Farmaci “intelligenti” saranno la futura terapia di patologie oculari e autoimmuni

Miriam Paola Agili | 23/05/2011 17:36

Farmaci intelligenti regolano la crescita indesiderata di nuovi vasi sanguigni e inibiscono l’aumento della massa tumorale, riuscendo a rendere possibile il trattamento delle patologie oculari e autoimmuni. La dimostrazione arriva da una ricerca di recente svolta dall’Ileos-CNR di Napoli e dall’Università di Salerno.

I farmaci "intelligenti" riescono, infatti, a trattare patologie tumorali, oculari come la retinopatia diabetica, la retinopatia del nato prematuro, la degenerazione della macula, e patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide e la psoriasi, bloccando in modo selettivo il meccanismo molecolare della crescita anomala ed incontrollata di nuovi vasi sanguigni, chiamato angiogenesi, senza attaccare in alcun modo quelli preesistenti.
Il dato emerge dai risultati della ricerca ‘Genetic and pharmacological inactivation of cannabinoid CB1 receptor inhibits angiogenesis’ svolta presso i laboratori dell’Istituto di endocrinologia e oncologia sperimentale del Consiglio nazionale delle ricerche (Ieos-Cnr) di Napoli e del dipartimento di Scienze farmaceutiche e biomediche dell’Università di Salerno, con la collaborazione dell’Università di Siena e dell’Università del New Mexico di Albuquerque (USA). Lo studio è stato pubblicato su Blood, giornale dell’American Society of Hematology.
“Questi farmaci riescono a bloccare la crescita patologica di nuovi vasi sanguigni in modo mirato” ha spiegato Chiara Laezza dell’Ieos-Cnr di Napoli - agendo sul principale recettore dei cannabinoidi CB1, coinvolto nella regolazione della proliferazione cellulare e quindi dell’angiogenesi”.
Per confermare l’ipotesi, il passo successivo è stato bloccare il recettore CB1, spegnendone il gene o impedendo il suo funzionamento grazie all’impiego di un farmaco antagonista, per vederne così gli effetti sulle varie tappe del processo angiogenetico in vitro e in modelli sperimentali animali.
 Negli ultimi quindici anni, ha aggiunto Maurizio Bifulco della facoltà di Farmacia dell’Università di Salerno, coordinatore dello studio, sono stati sintetizzati diversi farmaci, come il Rimonabant, capace di bloccare tale recettore, già sperimentati in trials clinici per combattere l’obesità, ma tolti dal commercio per problemi a livello del sistema nervoso centrale.
Questo studio, ha reso possibile, attraverso la somministrazione del Rimonabant,  prevenire il processo di angiogenesi atipica bloccando proprio il recettore ed evitando il rischio di effetti collaterali, ha spiegato Bifulco che ha aggiunto: “La ricerca dischiude quindi la possibilità di recuperare quei farmaci, per poterli utilizzare a favore di terapie mirate”.
Siamo ancora ad uno studio preclinico, e realizzato in modelli animali, ma la scoperta aggiunge un nuovo elemento di rilievo nella ricerca della comprensione della biologia del sistema endocannabinoide.

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